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Max Parisi

REPORTAGE DALL'IRAQ / LE STORIE DEGLI OCCIDENTALI ARRIVATI PER COMBATTERE NELLA MILIZIA CRISTIANA CONTRO L'ISIS

mercoledì 18 febbraio 2015

Dall'Occidente all'Iraq, per combattere tra le fila di una milizia cristiana contro la crescente minaccia posta dai jihadisti dello Stato Islamico (Is). Sono i cittadini occidentali che, come i migliaia che si sono uniti all'Is, hanno deciso di raggiungere l'Iraq ed entrare a far parte di 'Dwekh Nawsha', ''immolazione'' nell'aramaico antico ancora parlato dai cristiani assiri che si considerano la popolazione indigena irachena. La milizia è attiva a fianco dei peshmerga curdi a protezione dei villaggi cristiani minacciati dall'Is.

Tra i volontari, il sito di Ankawa cita il 28enne Brett, veterano dell'esercito americano tornato in Iraq per combattere l'Is in quella che descrive come la guerra tra il bene e il male. ''Vogliamo garantire la sicurezza qui, dove vive un grande popolo. Nelle città che stiamo controllando la gente ha ripreso a condurre una vita decente, possono andare al lavoro, le campane della chiesa suonano e riprenderemo anche altre città da Daesh'', ha detto usando l'acronimo arabo dell'Is.

Primo occidentale a essere entrato a far parte della milizia cristiana irachena, Brett è stato di recente seguito da altri, come l'ingegnere informatico Scott, per sette anni tra le fila dell'esercito americano. Inizialmente Scott voleva entrare a far parte delle unità di protezione del popolo curdo (Ypg) impegnate negli scontri contro l'Is per la liberazione di Kobane in Siria, ma ha cambiato idea dopo i sospetti di legami tra le milizie curde siriane e il Pkk, considerato dagli Usa un'organizzazione terroristica. ''Sono qui in Kurdistan per aiutare tutte le persone che vengono vendute come schiavi. Qui i bambini vengono uccisi, i cristiani sfollati ed è fondamentale proteggere chiunque, al di là della sua religione. Vengo dalla Carolina del Nord, negli Stati Uniti, ma sono più felice qui. Quello che voglio è cacciare Daesh (l'Is, ndr) dal Paese, distruggere le sue basi'', ha raccontato Scott.

Il dato comune a tutti i combattenti stranieri entrati a far parte della milizia cristiana è che la minaccia numero uno è oggi rappresentata dall'Is. ''Non sono troppo preoccupato per l'Is e per quello che può fare a me, sono solo un uomo. Ma io sono qui per proteggere degli innocenti a ogni costo. Vorrei che tutte le comunità lavorassero insieme, persone di ogni razza e religione insieme per combattere l'Is che è la vera minaccia, non solo in questa parte di mondo, ma anche in Europa e Nord America. E' un problema mondiale e dobbiamo essere tutti coinvolti'', ha detto Andrew, un altro foreign fighter. L'unica donna straniera tra le fila di Dwekh Nawsha racconta di essere stata ispirata dal ruolo femminile nelle milizie curde Ypg, ma spiega di identificarsi molto di più con i valori ''tradizionali'' dei combattenti cristiani.

Redazione Milano


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