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Max Parisi

COMMERZBANK: ''50% PROBABILITA' DI CACCIATA DELLA GRECIA DALL'EURO'' TRATTATIVE FALLITE, IERI. ULTIMATUM AD ATENE, OGGI.

martedì 17 febbraio 2015

BERLINO - L'incontro anti-crisi Grecia-Ue tra i ministri delle Finanze dei paesi della zona euro e' terminato ieri sera con un fallimento, o meglio, con una dichiarazione di guerra dei 18 Stati membri al nuovo governo greco: prendere o lasciare.

Nel concreto, scrive il quotidiano tedesco "Spiegel", Atene dovrebbe richiedere una proroga di sei mesi dell'attuale programma di aiuti per la Grecia, e farlo il prima possibile.

Ma il ministro delle Finanze ellenico Yanis Varoufakis respinge ogni tipo di ultimatum: "Vogliamo un nuovo contratto", ha dichiarato ieri sera dopo il fallimento delle trattative.

Secondo Varoufakis, infatti, il vecchio programma di aiuti sarebbe "la causa" e non la soluzione ai problemi della Grecia: "E' un programma che non puo' essere portato a termine con successo", ha commentato il braccio destro di Tsipras, il quale ritiene che nelle prossime 48 ore potrebbero tenersi altri negoziati a livello europeo.

"Possiamo utilizzare ancora questa settimana, ma non di piu'. I greci devono prendere una decisione definitiva", ha dichiarato da parte sua il presidente dell'eurogruppo Dijsselbloem.

Piu' dure, invece, le reazioni del mondo politico in Germania.

L'esponente esperto finanziario della Csu (consorella bavarese della Cdu, ndr), Hans Michelbach, ha chiesto all'Unione Europea di sospendere tutti i pagamenti ad Atene: "Il niet greco deve avere conseguenze. I fondi della Ue devono essere trattenuti quale garanzia per l'adempimento degli obblighi di pagamento di Atene", ha spiegato Michelbach, secondo cui "alla Bce , secondo i suoi statuti, non rimane altra scelta se non chiudere definitivamente i rubinetti alla Grecia".

Dopo il fallimento delle trattative, Michelbach ritiene che non ci sia piu' alcuna possibilita' - anche solo temporale - per arrivare ad un "programma transitorio dettato dalla ragione economica".

"Atene ha fatto scadere anche l'ultimo termine".

E dopo il nulla di fatto a margine dell'eurogruppo, anche gli esperti di Commerzbank hanno corretto drasticamente al rialzo le previsioni sulla possibile uscita della Grecia dall'euro, la cosiddetta Grexit.

"La scorsa settimana abbiamo stimato il rischio di una Grexit al 25 per cento, ma ora diamo questa probabilita' al 50 per cento", si legge in un'analisi condotta dall'economista capo di Commerzbank, Joerg Kraemer.

Per l'Europa e per l'intero Occidente, una eventuale uscita della Grecia dall'euro avrebbe implicazioni ben piu' gravi di quelle meramente economiche, scrive "Bloomberg"; a spingere l'Europa a una pur limitata apertura nei confronti di Atene potrebbe essere proprio la sua "importanza strategica", specie nell'attuale quadro di crisi che vede Atene geograficamente al centro degli sviluppi in Ucraina, Siria e Libia.

"E' piu' che lecito chiedersi se l'Europa, gli Stati Uniti e la Nato possano permettersi la creazione di un vuoto di sicurezza, di un vero buco nero in una regione cosi' critica", sottolinea Thanos Dokos, direttore della Hellenic Foundation for European and Foreign Policy, un istituto di ricerca con sede ad Atene.

Dokos sottolinea l'avvicinamento del nuovo premier greco Alexis Tsipras alla Russia e le sue cordiali relazioni col presidente Vladimir Putin, che hanno fatto da punto fermo alla vigilia dei recenti accordi di Minsk sulla crisi ucraina.

Per il cancelliere tedesco Angela Merkel e le principali economie europee, dunque, "la Grecia rappresenta un investimento dal valore assai superiore al semplice credito di 195 milioni di euro dei fondi stanziati per il salvataggio di Atene". Nonostante le sue ridottissime dimensioni economiche, la Grecia rappresenta anche un importante asset militare per la Nato, coi suoi 200 velivoli da combattimento e gli oltre mille carri armati; Creta e' stata una delle principali basi per i raid dell'Alleanza contro la Libia, nel 2011.

Secondo l'ex viceministro degli Esteri greco, Dimitris Kourkoulas, proprio l'importanza strategica della Grecia, e l'ipotesi di allinearla agli interessi di altri attori regionali e globali, costituisce l'estremo e potentissimo asso nella manica del premier Alexis Tsipras nei suoi negoziati economici coi creditori dell'eurozona. 

Ma il tempo, proprio quello che chiede la Grecia di Tsipras all'eurozona, non c'è per colpa dell'ultimatum voluto dalla Germania e "sparato addosso" a Varoufakis proprio ieri sera. Per capire a che livello è arrivata la tensione, basta citare le parole del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, che ha accusato il governo Tsipras di portare avanti la trattativa in maniera "irresponsabile". "Mi spiace per i greci, hanno eletto un governo che al momento si sta comportando in maniera irresponsabile", ha affermato Schaeuble in un'intervista radiofonica, "mi sembra che per questo nuovo esecutivo sia tutto una grande mano di poker". Interrogato sulla possibilita' che Atene esca dall'euro, il ministro tedesco ha risposto che "non e' quello che vogliamo" ma che tocca alla sua controparte ellenica, Yanis Varoufakis, prendere una decisione. 

La Germania vuole cacciare la Grecia dall'euro ma non vuole essere accusata d'averlo fatto. Chi gioca davvero a poker? 

Redazione Milano. 


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