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Max Parisi

ANALISI DI LUCA CAMPOLONGO / ECCO COSA ACCADRA' IL G-DAY, GIORNO IN CUI LA GRECIA LASCERA' L'EURO (ISTRUZIONI PER L'USO)

martedì 10 febbraio 2015

Mentre la commissione europea dichiara che l'eurogruppo dell'11 febbraio, domani, non sarà risolutivo per la crisi greca, l'ex governatore della banca centrale statunitense Alan Greenspan prevede vita breve per l'euro così come lo conosciamo ora e il premier Cameron indice addirittura una riunione straordinaria con il governatore della banca d'Inghilterra ed il ministro delle finanze per valutare l'impatto dell'uscita di Atene dalla moneta unica.

Al di là, quindi della retorica "sull'irriversibilità" della moneta unica (accipicchia, la sola cosa certa oltre la morte pare essere proprio la moneta unica), chi vive al di fuori della cortina di ferro dell'eurozona si prepara a quello che viene ormai considerato come inevitabile, ovvero l'abbandono da parte della Grecia della moneta unica, punto sul quale Greenspan è stato chiaro: "l'oggetto della discussione non è il se, ma il quando".

Ora, in qualsiasi azienda strutturata esiste il dipartimento di risk management che si occupa di valutare qualsiasi rischio possa correre l'azienda, il suo impatto, le conseguenze e le procedure per prevenire e/o limitare i danni. Tutto questo, con l'euro non è stato previsto nei trattati, e già questo la dice lunga sulla capacità dei politici continentali.

Detto questo, cosa potrebbe accadere in caso di uscita dall'euro della Grecia? Proviamo ad ipotizzare.

Il passaggio alla nuova moneta dovrebbe avvenire di lunedì, per dar modo, nel fine settimana, alle banche di adeguare i sistemi informatici alla nuova valuta e rifornire i bancomat con le nuove banconote.

Per questo motivo al giorno X-2 i bancomat dovrebbero essere bloccati per evitare la corsa agli sportelli e privare le banche della necessaria liquidità per funzionare. Un controllo ed un limite ai prelievi dovrebbe essere introdotto possibilmente già un paio di settimane prima, per evitare fughe di capitali (anche se il grosso dei risparmi ha preso il largo)

La nuova moneta, chiamiamola dracma per comodità, potrebbe essere emessa con rapporto 1:1 o 1:2 rispetto all'euro.

Il giorno X, la moneta entrerebbe in circolazione nel territorio ellenico e dovrebbe essere quotata rispetto alle altre valute internazionali. Il crollo atteso potrebbe non verificarsi, per il motivo che Russia e Cina hanno già dichiarato apertamente di sostenere il nuovo governo di Atene. E per appoggio non si intende, in questo caso, una pacca sulla spalla di Tsipras, ma miliardi di dollari pronti a sostenere banche greche e quotazione della valuta, che verrebbe fatta planare "morbidamente" ad un tasso correttamente svalutato per consentire di far ripartire l'economia. Ovvio che nelle prime settimane, la volatilità della nuova valuta potrebbe essere più accentuata.

Il debito pubblico, ridenominato nella nuova valuta, proseguirebbe per la sua strada. Certo, le banche nordiche perderebbero in quota capitale il differenziale tra euro e dracma, ma è anche da dire che in questi anni hanno abbondantemente speculato sul debito greco, ben sapendo dei rischi che correvano.

Come vediamo, soprattutto in virtù dell'appoggio di due superpotenze del calibro di Russia e Cina, la Grecia potrebbe uscire dalla moneta unica in modo ragionevolmente "morbido". Chi ne uscirebbe molto meno bene, sarebbe il resto dell'eurozona.

Infatti, la speculazione internazionale si sposterebbe immediatamente sui paesi più deboli rimasti all'interno della cortina di ferro della ue, ovvero Italia, Spagna, Portogallo.

In poche ore, lo spread con il bund tedesco potrebbe schizzare alle stelle, in quanto il segnale che l'euro non è più irreversibile sarebbe chiaro a tutti.

Il qe di Draghi, il famoso bazooka della propaganda ue, si rivelerebbe quasi subito un'arma spuntata, per il semplice motivo che ogni stato dovrebbe garantire più dell'80% degli acquisti sui propri titoli (come a dire: il debito pubblico italiano torna ad essere una questione tutta italica)

Il bund tedesco potrebbe raggiungere tassi negativi, ovvero gli investitori sarebbero disposti a pagare un interesse negativo pur di avere "titoli solidi"

Il deflusso di capitali verso valute considerate più sicure, come franco svizzero e sterlina inglese farebbero il resto, mettendo letteralmente in ginocchio i paesi più fragili, i quali sarebbero costretti ad imporre forti vincoli sulla circolazione dei capitali e attuare politiche draconiane come pesantissime patrimoniali pur di tranquillizzare un mercato ormai sfiduciato sulla moneta unica.

A questo punto la Germania, dopo aver scaricato la patata bollente dei debiti pubblici sulle rispettive banche centrali ed aver depredato tutto il possibile (cosa che ha fatto in questi ultimi anni), potrebbe alzarsi e dire "non gioco più", portandosi dietro le nazioni nordiche in una nuova unione monetaria e lasciando i paesi del mediterraneo in un cumulo di macerie. Che, guarda caso, è anche quello che prevede la maggior parte degli analisti internazionali.

Naturalmente questo fosco scenario, che accadrebbe nell'arco di pochi giorni, potrebbe essere scongiurato se l'eurogruppo prevedesse un serio piano di smontaggio dell'euro

In fase iniziale prevedere l'affiancamento all'euro di nuove valute nazionali con un rapporto di cambio fisso tra di loro (il vecchio SME con l'ECU, nulla  di nuovo sotto il sole)

Pianificare il passaggio alle singole valute nazionali con l'adeguamento di tutti i sistemi informatici

Una volta effettuato il change over, procedere con lo svincolo dei rapporti di cambio tra le nuove monete.

I danni e le problematiche sarebbero infinitamente inferiori, ma conoscendo il modo di agire dei politici europei, siamo dell'avviso che alla fine della fiera, a sorridere sarà Atene, mentre la cortina di ferro della ue imploderà come un vecchio palazzo ormai in disarmo.

Luca Campolongo


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