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Max Parisi

L'ANALISI DI LUCA CAMPOLONGO / ECCO COSA ACCADREBBE ALL'ITALIA METTENDO IN PRATICA QUANTO PROPONE TSIPRAS PER LA GRECIA

mercoledì 4 febbraio 2015

A mano a mano che si completa il tour europeo del nuovo ministro delle finanze greco Varoufakis, si comincia a comprendere meglio il suo piano economico riguardo il debito pubblico greco.

Piano che appare non solo sensato, ma anche percorribile oltre che dalla Grecia, dall’intera eurozona.

Vediamo come potrebbe essere applicato anche all’Italia:

Varoufakis propone che la BCE tagli dal debito che le deve essere restituito, gli  interessi sui soldi prestati dalla banca centrale europea alla Grecia nel momento della crisi sottoforma di aiuti. Si tratta di una cosa assolutamente sensata, se vogliamo considerare la ue come una reale unione di stati in cui valga il principio mutualistico. L’Italia non ha avuto bisogno di accedere al fondo salva stati, ma l’ha abbondantemente finanziato, facendo così esplodere il nostro indebitamento. Applicando la dottrina Varoufakis, l’italico stivale dovrebbe chiedere che sul debito emesso per finanziare i diversi meccanismi salva stati i tassi fossero azzerati.  Calcolando che abbiamo dato circa 50 miliardi, anche ipotizzando un tasso medio del 3%, si tratta pur sempre di 1,5 miliardi risparmiati all’anno.

La seconda proposta è quella di agganciare il rimborso del debito pubblico al tasso di crescita del paese. Si tratta di una logica win win, come viene definita in ambito aziendale, ovvero ci impegniamo per averne vantaggi entrambi: l’esatto contrario di quanto ha fatto la troika fino ad ora, che ha puntato a salvaguardare esclusivamente gli interessi delle banche nordiche e germaniche in particolare.

Per l’Italia questo cosa significherebbe? Abbandonare le folli politiche degli ultimi tre governi ed allentare la pressione fiscale, giacchè il nostro paese ha il poco invidiabile primato di aver dimostrato l’esattezza della curva di Laffer.

I creditori esteri, infatti, non avrebbero più interesse a spremere i cittadini come limoni per avere indietro i loro denari, fregandosene del benessere dei cittadini. In questo caso, per vedere restituiti i propri crediti ed in tempi rapidi, dovrebbero appoggiare politiche fortemente espansive, come, appunto il taglio delle imposte. Maggior crescita, uguale maggior rimborso: entrambe le parti vincenti, appunto. Per far questo sarebbe necessario convertire il debito esistente in nuove emissioni a tasso e rimborso indicizzato alla crescita del pil.

L’ultimo e più controverso punto della proposta è quello di convertire una parte del debito, quello posseduto direttamente dalla BCE, in una rendita irredimibile, ovvero un debito che genera interessi vitalizi, senza che il capitale venga mai rimborsato, o con scadenze molto lunghe (normalmente 99 anni). Non si tratta certo di una soluzione inedita e venne praticata anche in Italia. Infatti nel 1935 venne emessa la cosiddetta Rendita Italiana, che collocata sotto la pari (prezzo 95 a fronte di 100 nominale) garantiva un tasso d’interesse del 5% annuo.

Può essere appetibile un simile prodotto? A titolo esemplificativo, le compagnie di assicurazione propongono rendite vitalizie che prevedono, mediamente, un tasso di conversione tra il 4 ed il 6%. Cosa significa? Che dando 100 euro alla compagnia, riceverò vita natural durante tra i 4 ed i 6 euro l’anno.  Il capitale, una volta versato, non può essere chiesto indietro e alla morte del beneficiario, la somma residua (se rimane), viene intascata  definitivamente dalla compagnia. Come vedete, esistono prodotti commerciali che sono piuttosto simili alla rendita irredimibile, la quale avrebbe un ulteriore vantaggio: questa, infatti, è liberamente vendibile, mentre la rendita vitalizia assicurativa no.

Un’emissione statale di debito irredimibile, ad esempio al tasso del 6-7%, quindi ben più alto dei tassi correnti attuali, sarebbe decisamente appetibile per chi desidera un flusso certo e costante di denaro (e le compagnie di assicurazione o le banche, sono “sensibili” a simili prodotti).

Nel caso dell’italico stivale, un’emissione di rendita irredimibile, magari su più tranche, nell’ordine dei 200-250 miliardi di euro, consentirebbe di tagliare circa il 10% del debito con un costo annuo decisamente più accettabile e, soprattutto, pianificato, essendo il tasso fisso.

Si tratta di proposte ragionevoli, per cui ben difficilmente troveranno ascolto, in particolare dalle parti di Berlino, ormai divenuta una dependance dei consigli di amministrazione delle banche tedesche. Peccato, perché sarà l’ennesima occasione persa per questa ue e per l’italico stivale in particolare, per cambiare direzione e puntare verso lo sviluppo.

Luca Campolongo

consulenza@sos.imprese.info

www.sosimprese.info


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