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Max Parisi

PER IL 95% DEGLI ITALIANI, LA CRISI ECONOMICA IN ATTO HA PRODOTTO ANSIA, DEPRESSIONE, ALCOLISMO E USO DI DROGHE (STUDIO)

mercoledì 4 febbraio 2015

La stragrande maggioranza degli italiani, il 95%, ritiene che la crisi economica e sociale abbiano determinato un aumento delle persone che soffrono di disturbi quali depressione, ansia, abuso di alcool o altre sostanze. Inoltre, nel periodo compreso tra il 2009 (inizio crisi) e febbraio 2013, la percezione di un peggioramento della situazione economica è aumentata dal 53% al 62%.

Nella psiche degli intervistati, il futuro è nero anche per quanto riguarda la situazione economica della propria famiglia: se a gennaio 2009 tale percezione è pari al 31%, a febbraio 2013 sale al 58%. Inoltre, il 48% degli italiani consiglierebbe un medico o uno specialista ad un amico in difficoltà. Infine, se c'è da scegliere tra parlare con un medico o tenere per sé i propri problemi, il 46%, dopo un momento di imbarazzo, si reca dal medico o da uno specialista; il 33% non si rivolge a nessuno e risolve il problema da solo; il 21% va subito o quasi dal medico o da uno specialista.

Questi i dati più significativi dell'indagine "Gli italiani e l'impatto percepito della crisi sulla psiche", condotta nel 2013 dall'Ispo e commissionata dalla Fondazione IRCCS Ca' Granda - Dipartimento di Salute Mentale che ha voluto approfondire il tema dell'impatto della crisi nella diffusione di disturbi di carattere psicologico o psichiatrico.

"L'aggravarsi della crisi finanziaria stessa, la mancanza di sicurezze lavorative e di guadagno - ha dichiarato il professor A. Carlo Altamura, ordinario di Psichiatria dell'Università degli Studi di Milano e direttore del Dipartimento di Neuroscienze e di Salute Mentale della Fondazione Irccs Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano - determinano esaurimento e stress che sfociano in fragilità già presenti negli individui: le difficoltà economiche ed il peggioramento della situazione economica in generale hanno spesso aggravato alcune malattie e ne hanno slatentizzato di nuove. Hanno, inoltre, determinato un forte impatto per i pazienti e per i loro relativi caregivers, coinvolgendo tutta la comunità. Da queste premesse nasce l'esigenza di porre attenzione anche sull'impatto che la recessione ha sulla gestione della salute mentale. 

Ed è proprio di questo che si è discusso oggi a Milano al Circolo della Stampa dove, esperti della Sopsi si soffermano, tra l'altro, su paura e impatto della crisi economica, eventi stressanti, disturbo bipolare, capacità di resilienza dell'individuo, mancanza di sicurezza occupazionale e di reddito.

Secondo i dati del Rapporto Osmed 2014 sull'uso dei farmaci, gli italiani consumano un numero sempre più elevato di antidepressivi, tanto che questi farmaci rappresentano ad oggi una delle principali componenti della spesa farmaceutica pubblica. Un esempio utile per comprendere quale effetto abbia la crisi economica sulle persone viene dall'esperienza dello studio dell'Osservatorio sulla Crisi della Fondazione Ca' Granda Policlinico di Milano, inaugurato tre anni fa.

Secondo gli esperti della Fondazione Ca' Granda, la crisi colpisce fasce di popolazione eterogenee: oltre ai giovani, nei quali è rilevante il pensiero di 'assenza di futuro', ci sono anche individui con età media più elevata, compresa tra i 35 e i 59 anni, spesso in situazione di precarietà lavorativa. L'identità lavorativa è un importante fattore protettivo per la salute mentale delle persone, insieme alle relazioni familiari e sociali, alla sicurezza economica e a numerosi altri fattori.

I dati dell'Osservatorio, ottenuti attraverso una metodologia rigorosa, mostrano come le persone psicologicamente colpite dalla crisi ricevano un minor supporto dalla propria famiglia o dall'habitat sociale rispetto alla popolazione generale e alle persone afferenti al centro per altre patologie, con la probabile conseguenza di esternalizzare maggiormente il disagio. La crisi, insomma, colpisce due volte: la prima a livello psicologico dell'individuo, la seconda 'isolando' la persona dal supporto di parenti e amici.

Inoltre, i "pazienti della crisi" sono sia uomini che donne, con una lieve predominanza del sesso femminile. L'età media è 50 anni, anche se ci sono alcuni casi più "estremi": il più giovane ha 25 anni, ma non mancano pazienti della terza età, un chiaro segno che le problematiche psicologiche riconducibili alla crisi economica sono trasversali a numerose fasce di popolazione. C'è infine una certa eterogeneità anche sotto il profilo professionale: a chiedere aiuto sono soprattutto piccoli commercianti, dirigenti di azienda e, paradossalmente, professionisti dell'area delle 'professioni d'aiuto', come educatori o operatori socio-assistenziali.

"La situazione - ha proseguito il professor A. Carlo Altamura - deve essere tenuta sotto controllo, soprattutto grazie ad un lavoro congiunto che coinvolga diverse figure: psichiatri, psicologi ed operatori sociali, uniti per affrontare nel migliore dei modi le patologie crisi-correlate e per arginare l'aumento di suicidi, alcolismo, ansia, depressione o patologie cardiovascolari. Ma non solo nel nostro Paese la crisi finanziaria sta avendo pesanti ripercussioni sulla salute mentale della popolazione: basti pensare all'aumento del numero dei suicidi soprattutto in Nord Europa".

Ma chi sono gli individui potenzialmente a rischio ora e nei prossimi anni? "E' probabile - ha concluso Altamura - che siano i cosiddetti 'pazienti della post-modernità', caratterizzati da un sé fragile e portatori di disagi psichici legati a tematiche di narcisismo e dipendenza, patologie in crescita sin dagli anni' 90: sostanze, gambling, shopping compulsivo e working addiction".

Redazione Milano


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