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Max Parisi

LA PROPOSTA AVANZATA DALLA GRECIA PER RISOLVERE LA QUESTIONE DEBITO NON E' NUOVA, E' USATA DAL REGNO UNITO DA SECOLI (!)

martedì 3 febbraio 2015

I mercati finanziari apprezzano l'ipotesi di perpetual bond per la Grecia, obbligazioni senza scadenza (irredimibili). La proposta avanzata dal ministro greco Yanis Varoufakis ieri a Londra, ma non confermata nel corso della tappa a Roma, ha ricevuto una positiva accoglienza dagli investitori.

La borsa di Atene mette a segno un balzo del 12% trainata dal settore bancario con Eurobank e National Bank che mostrano rialzi superiori al 20%. Anche sui titoli di Stato di Atene tornano flussi di acquisti con il triennale che presenta un rendimento del 17% rispetto al 20% di ieri e il decennale che ripiega verso il 10%.

Il governo guidato da Alexis Tsipras continua a ripetere che il debito greco è insostenibile ma Atene non intende procedere a un taglio unilaterale. I mercati finanziari e gli investitori sono favorevoli ad un compromesso sul debito greco sfruttando al massimo tutti i margini di manovra. E' così che nasce l'ipotesi di ricorrere ai perpetual bond. Sostituire il debito greco con obbligazioni senza scadenza, da decidere la cedola, se fissa o variabile, magari lasciando al debitore l'opzione "call", cioè la possibilità per il debitore di esercitare, a scadenze prefissate, la facoltà di rimborso dei bond. Si tratta di uno strumento finanziario abbastanza diffuso nel mondo, in particolare in Asia e in Europa, ma in crescita negli ultimi anni per effetto di un contesto di tassi di interesse prossimi a zero.

Secondo i dati della società Dealogic nel primo trimestre 2014 sono stati emessi perpetual bond per oltre 28 miliardi di dollari a livello globale, superando l'importo di tutto il 2013 e pari al valore dei tre anni precedenti.

Anche in Italia i perpetual bond sono una realtà. I Tremonti e i Monti bond sono titoli senza scadenza. In genere è prevista una opzione call per l'emittente, il quale può decidere dopo un certo numero di anni di rimborsare l'obbligazione.

E' il caso della Gran Bretagna. Il prossimo mese il Tesoro inglese rimborserà l'ultima parte del debito della prima guerra mondiale. Un perpetual bond da 1,9 miliardi di sterline emesso nel 1932 dal cancelliere Neville Chamberlain per rifinanziare il debito di guerra rimpiazzando un "gilt" del 1917 che recitava lo slogan "a differenza dei soldati gli investitori non corrono rischi".

E sono stati gli inglesi a inventare i pepetual bond. Secondo i dati del Debt management office ce ne sono ancora in circolazione alcuni ultrasecolari. Il più vecchio è un gilt del 1720, emesso per fronteggiare la bolla speculativa sulla società South Sea che porterà al Bubble Act, in base al quale fino al 1862 per avviare una società per azioni era necessaria l'autorizzazione del Parlamento o della Corona. Altri perpetual bond vennero emessi per la nascita della Bank of England e per fronteggiare i costi delle guerre contro Napoleone.

Negli ultimi anni i perpetual bond stanno tornando di moda in particolare in Europa e in Asia, mentre negli Stati Uniti hanno una modesta diffusione a causa di una fiscalità non vantaggiosa che limita le emissioni a importi inferiori ai 500 milioni di dollari.

In Europa invece il trattamento fiscale sui perpetual bond è conveniente e le banche sono state i maggiori emittenti, in particolare per rafforzamenti di capitale per adeguarsi a Basilea III. Anche le società non finanziarie hanno iniziato a ricorrere ai perpetual bond. L'anno scorso il principale in Europa è stato quello del colosso francese Edf da oltre 8 miliardi di euro in tre valute, seguito da Kpn con 4 miliardi di euro.

Tornando all'attualità della Grecia, l'ipotesi di perpetual bond è certamente praticabile ma la novità è che sarebbe uno swap da oltre 200 miliardi di cui i partner dell'euro attraverso il fondo salva Stati Esm sono i principali prestatori con 141 miliardi. Poi ci sono Bce e Fmi.

Oltre alle questioni politiche dovranno essere verificati i contorni giuridici. Per le obbligazioni della Grecia, in mano alla Bce, circa 18 miliardi di cui circa 7 in scadenza a giugno, si cercherà di lavorare di fantasia. Tra le ipotesi più gettonate un prestito ponte con cui Atene rimborsi i bond in mano alla Bce, almeno quelli prossimi alla scadenza.

Difficile che lo swap con titoli perpetui possa essere accettato dalla Bce, infatti i bond della Grecia, al pari di quelli italiani, spagnoli, portoghesi acquistati nell'ambito del Securities Market Programme avviato per contrastare la crisi dei debiti sovrani, sono tutti classificati come attività detenute fino alla scadenza e contabilizzati secondo il metodo del costo ammortizzato. In pratica il flusso di cassa atteso ogni anno dai bond greci si compone della cedola più una quota parte data dalla differenza tra il prezzo di acquisto del titolo e il suo valore a scadenza.

Sostituire questi bond con titoli perpetui determinerebbe per la Bce un completo cambiamento, in negativo, dei flussi di cassa rispetto a quelli attesi fino alla scadenza. Insomma per il puzzle che interessa una pluralità di creditori è difficile immaginare una svolta dietro l'angolo. Più realistico un lungo round di trattative che potrebbero durare 4-5 mesi. Importante risolverlo prima della scadenza dei bond in mano all'Eurotower. 

Redazione Milano


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