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Max Parisi

L'ANALISI DI LUCA CAMPOLONGO / COSA DAVVERO C'E' D'ASPETTARSI DALLA UE DOPO LE ELEZIONI IN GRECIA (STAMPA ITALIANA TACE)

martedì 27 gennaio 2015

E’ interessante notare come i media “specializzati”, come ilsole24ore, giusto per non fare nomi, poco prima delle elezioni greche terrorizzasse i propri elettori paventando catastrofi in caso di vittoria di Tsipras ed oggi, gli stessi mezzi, minimizzino l’evento dicendo che, in fondo la Grecia, è tornata piccola, per cui non spaventa nessuno (titolo dell’articolo di Vito Lops sul quotidiano di Confindustria).

Stesso discorso per il Corriere della sera, che il 29 dicembre titolava “Perchè la Grecia torna a far tremare l’Europa” a firma di Franco Venturini, mentre oggi titola “Borse, l’Europa non teme Tsipras” (a cura della redazione online corriere.it)

Alle giravolte dei mezzi d’informazione nostrani ci siamo abituati: abbiamo già evidenziato come la svalutazione fosse “bruttissima” prima delle elezioni europee del 2014 e “bellissima” a gennaio 2015, tuttavia stiamo rasentando vette di comicità involontaria degne di miglior causa.

Quindi, qual’è la realtà? La Grecia è ancora il babau dell’Europa oppure è un mite gattino che fa le fusa?

Calcolando che Tsipras ha stretto un’alleanza col partito di destra antieuro creato da alcuni fuoriusciti di NeaDemokratia, appare evidente che la linea politica sarà tutt’altro che condiscendente nei confronti della ue e della troika a meno di clamorosi colpi di scena.

Nonostante tutto, i listini di borsa non hanno subito alcun tracollo e anche l’euro si è mantenuto stabile nei confronti delle altre valute.

Quale può essere il motivo di questa tranquillità dei mercati rispetto all’esito delle elezioni greche dopo che per settimane i mezzi d’informazione avevano preconizzato esattamente il contrario?

Il fatto è che dopo l’annuncio del quantitative easing fatto dal governatore della bce Draghi, i mercati hanno avuto le informazioni di cui necessitavano per comprendere che piega prenderà il futuro della moneta unica. Qualsiasi cosa farà Tsipras, il QE in salsa tedesca (le condizioni sono state dettate da Wiendmann, il potente governatore della Bundesbank), ha messo al riparo i paesi nordici e le loro banche da possibili pesanti contraccolpi.

Infatti, poichè l’80% del qe, destinato ad acquistare titoli di stato per generare liquidità, dovrà essere garantito dalle singole banche centrali, significa, di fatto, far tornare “a casa” i titoli di stato più pericolosi, come quelli italiani. E quando il debito pubblico è tornato di competenza dei singoli stati, anche la fuoriuscita di uno di questi dalla moneta unica si risolverà in un problema di politica economica interna.

In soldoni, con la mossa di Draghi, la Germania si è cautelata da qualsiasi mossa possa fare Tsipras sul debito greco, tra l’altro escluso dal qe e sulla possibile fuoriuscita del paese ellenico dalla moneta unica.

Se ci saranno tensioni sui debiti sovrani dei paesi più deboli, non sarà più un problema comune, ma dei singoli stati, con buona pace del principio mutualistico su cui si dovrebbe basare una valuta unica.

Tsipras è quindi ora libero di muoversi come meglio ritiene ed i mercati sanno dove andare a rifugiarsi (non per niente sono aumentati gli acquisti sui bund tedeschi, considerati titolo rifugio per definizione), con calma e senza particolari scossoni.

E l’Italia? Se avesse una classe dirigente degna di questo nome, non esiterebbe un attimo a fare sponda con Tsipras per fare peso in Europa e provare a riformare dall’interno la ue, o in alternativa, di fronte al quasi scontato “nein” degli oligarchi di Bruxelles, annunciare l’uscita dell’Italia dalla moneta unica. Ma da un premier che, per bocca della cancelliera Merkel, non perde occasione per portarle il libro delle riforme per la sua approvazione, non possiamo aspettarci granchè.

 

Luca Campolongo


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