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Max Parisi

LA LETTERA / ANNA BULGARI SCRIVE A GENTILONI: ''LO STATO QUANDO FUMMO RAPITI CI ABBANDONO', NON COME GRETA E VANESSA''

domenica 25 gennaio 2015

"Perché lo Stato ci abbandonò?". Lo chiede al ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, in una lettera al Corriere della Sera, Anna Bulgari Calissoni che nel novembre del 1983 fu rapita insieme al figlio nella loro casa di campagna e rimase per 36 giorni in mano ai rapitori. Al figlio venne amputato l'orecchio destro "per sollecitare il pagamento del riscatto".

"Trentasei giorni che mai dimenticheremo - scrive Anna Bulgari Calissoni - sempre bendati, con il terrore di essere uccisi, dormivamo legati e all'addiaccio ed eravamo obbligati a marce continue ed estenuanti. Soltanto coloro che hanno vissuto un'uguale sofferenza possono capire". "All'epoca nessun rappresentante dello Stato si fece vivo con la mia famiglia - continua Bulgari Calissoni - mia figlia Laura fu lasciata sola a trattare con feroci criminali. Né l'allora primo ministro, né ministro dell'Interno ci offrirono alcun sostegno. La vicenda fu gestita esclusivamente dalle forze del'ordine, ma i fondi del riscatto furono messi assieme soltanto dai miei familiari e l'allora pubblico ministero competente minacciò più di una volta il blocco dei nostri beni".

"Perché lo Stato -chiede- non intervenne all'epoca per tutelare l'incolumità e la vita di suoi cittadini pacifici che non avevano preso alcun rischio, rispettosi delle regole nazionali ed internazionali e interviene oggi per tutelare soggetti avventati come le due ragazze Greta e Vanessa che non erano inquadrate in alcuna struttura umanitaria riconosciuta, spinte solo da puro senso di folle avventura e incuranti delle gravissime conseguenze del loro gesto? Attendo le motivazioni di una tale disparità di trattamento tra ostaggi di serie A e di serie B". 

Lettera scritta da Anna Bulgari Calissoni. 


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