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Max Parisi

NOMISMA: ''LA BCE DEVE COMPRARE TITOLI DI STATO FINO A DUEMILA MILIARDI, SE VUOLE BATTERE LA DEFLAZIONE'' (EURO CROLLERA')

venerdì 16 gennaio 2015

BOLOGNA - "In condizioni normali il calo del greggio e' una notizia univocamente positiva: la flessione aumenta i redditi reali dei consumatori e i profitti delle imprese nei paesi importatori, come l'Italia e le altre economie euro; la spinta sulle loro domande interne piu' che compensa il regresso dell'export verso i paesi fornitori di energia e traina la crescita del Pil" - con queste parole si apre l'analisi di scenario dal titolo Insidie Petrolifere, curata da Sergio De Nardis - capo economista di Nomisma - e pubblicata oggi all'interno della newsletter relativa al mese di gennaio 2015.

Quando si parla di crollo petrolio, e' inevitabile che la memoria torni a quei paesi industriali che hanno tratto giovamento - in termini di crescita - dagli effetti del contro shock petrolifero verificatosi nel 1986. Purtroppo, pero', il 2015 e' ben lontano dal 1986, cronologicamente ma anche economicamente: con un'inflazione a zero e i tassi d'interesse della Bce anch'essi a zero, l'economia europea attraversa una fase tutt'altro che normale, e anche dietro le notizie piu' ottimistiche possono nascondersi insidie di grande portata.

L'analisi del Think Thank bolognese si propone di indagare gli effetti dello shock di riduzione dei costi, consentito dal calo del greggio: se e' vero che, in condizioni di normalita', la riduzione dei costi porta a una caduta dell'inflazione e a un aumento del PIL - com'e' avvenuto nel 1986 - e' necessario, pero', che la politica monetaria abbia la possibilita' di contrastare la discesa dell'inflazione sotto i livelli di equilibrio; per scongiurare quest'eventualita' occorre ridurre i tassi d'interesse ma se questi sono gia' al limite zero - ovvero al minimo - si avranno effetti di contrazione dell'attivita' economica che coinvolgeranno, soprattutto, i soggetti piu' colpiti dal calo dei prezzi, ovvero i debitori, siano essi Stato o privati.

E' per questo che l'azione della Bce dev'essere tempestiva ed efficace e vertere - con lo strumento dei tassi d'interesse fuori uso - sull'ampliamento dell'immissione di liquidita' per contrastare l'abbattimento delle aspettative d'inflazione; aspettative che al momento sono estremamente basse per quanto concerne tanto il tasso d'inflazione italiano quanto quello dell'area Euro, come si evince confrontando i rendimenti dei Buoni del Tesoro ordinari con quelli indicizzati.

Da non sottovalutare - per De Nardis - anche gli effetti che un abbassamento generale dei prezzi potrebbe avere sul mercato del lavoro: se ai prezzi in calo corrisponde un maggiore costo reale del lavoro, il processo di riassorbimento della disoccupazione ne verra' rallentato e ostacolato; anche in questo caso il tempismo del calo del greggio si dimostra dei peggiori, manifestandosi in un momento in cui l'Italia e le economie europee avrebbero bisogno di un'inflazione maggiore, e non minore. De Nardis evidenzia come per contrastare possibili effetti di disinflazione e la caduta delle aspettative, alla Bce non resti che ricorrere al Quantitative easing, ovvero a un'azione prolungata di acquisti di titoli pubblici e privati nel mercato secondario per arrivare ad abbassare i tassi d'interesse reali, attraverso la creazione di inflazione e - soprattutto - aspettative d'inflazione.

Per arrivare all'obiettivo d'inflazione al 2% per l'eurozona - stima De Nardis sull'esperienza di Qe americana e inglese - occorrerebbe un'iniezione minima di 1000 miliardi di euro (80 al mese). Questa cifra pero' non risulterebbe assolutamente sufficiente qualora il tasso reale di equilibrio europeo (quello che cioe' assicura il pieno impiego) fosse diventato negativo: in tal caso la Bce dovrebbe effettuare interventi ancora piu' forti, da 100 miliardi di euro al mese e piu', per un totale complessivo di non meno di 1.500 miliardi di euro, forse 2.000.

E' chiaro che un'operazione di tale portata incontri le resistenze di paesi come la Germania che - per correggere gli squilibri coi paesi periferici- dovrebbe portare l'inflazione al 3%, ed e' proprio per questo che sara' sempre compito della Bce convincere anche gli operatori piu' restii all'adozione del Qe sino al raggiungimento dell'obiettivo, ovvero dell'inflazione al 2%.

Redazione Milano


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