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Max Parisi

BCE: CIASCUNA BANCA CENTRALE COMPRI TITOLI DI STATO DELLA SUA NAZIONE! PREPARATIVI PER LA FINE DELL'EURO (ALTRO CHE QE!)

venerdì 9 gennaio 2015

Giornata difficilissima per le Borse europee, oggi, che, nei minuti finali della seduta annullano tutti i vantaggi del giorno precedente Piazza Affari chiude in calo del 3,27%. Francoforte cede l'1,92%, Londra arretra dell'1,05% e Parigi dell'1,9%. In controtendenza Atene, che oggi ha chiuso in rialzo del 2,35%. A mettere i listini di cattivo umore i listini sono state le notizia rimbalzate dalla Bce. Secondo le indiscrezioni rimbalzate a margine del consiglio direttivo della Bce pare che il falco tedesco Jens Weidmann e i suoi alleati lo costringeranno Draghi a utilizzare un bazooka in miniatura.

Un'arma di potenza ridotta che non sara' sufficiente a tirare l'euro fuori dai grossi guai in cui si trova. I tecnici della Bce, secondo le voci, hanno elaborato un piano di stimolo monetario di soli da 500 miliardi. Il consiglio direttivo ha gia' affrontato la questione e c'era piu' consenso che in passato rispetto alla necessita' di avviare il piano di acquisto di titoli.

Tuttavia l'operazione, oltre a essere limitata nella quantita', lo sara' anche nella sua ampiezza. La misura riguarderebbe i titoli di Stato con un rating non inferiore BBB-. Un livello che includerebbe quindi anche le emissioni dell'Italia, ma escluderebbe quelli della Grecia.Scelta inevitabile visto che se dovesse vincere le elezioni Syriza chiedera' di tagliare il valore dei suoi debiti in mano alle istituzioni pubbliche. La notizia e' stata accolta male dai mercati secondo i quali, a questo punto Atene e' daconsiderare fuori dall'euro. 

Ad aggiungere le preoccupazioni c'e' un altro elemento.

Gli acquisti diretti da parte della Bce sarebbero solo parziali. Il grosso dell'operazione verrebbe messa a carico delle singole banche centrali. Vuol dire che la Banca d'Italia interverrebbe solo sui titoli italiani, la Bundesbank si occuperebbe di quelli tedeschi e via elencando. La distinzione ha solo un significato tecnico. In realta' ha un contenuto fortemente politico. E' la conferma che la solidarieta' europea e' da considerarsi ad alto rischio, anzi non c'è più.

Ciascuno Stato dovrebbe occuparsi dei propri titoli.

Da qui a riconoscere la sostanziale nazionalizzazione del debito il passo sarebbe breve. Se cosi' stanno le cose, ragionano i mercati, a che cosa serve la Bce? A confermare i dubbi ha contribuito la stessa banca centrale. I collaboratori di Draghi hanno avvertito gli analisti che la banca centrale europea non puo' risolvere tutti i problemi. Il 2015 non e' dunque privo di rischi: politici, legati alla scarsa crescita e finanziari per l'eventuale fallimento delle misure di sostegno monetario. Per l'euro si annunciano giornate molto difficili: Draghi e' ormai considerato l'unico scudo della moneta unica. Se la sua missione dovesse essere un insuccesso il futuro diventerebbe molto cupo. Tanto piu' che dal fronte dell'economia reale arrivano nuove notizie negative.

In Germania e' calata a sorpresa la produzione industriale che ha segnato un -0,1% a novembre su ottobre contro il +0,3% stimato dagli analisti: su base annua la contrazione e' dello 0,5%. In discesa anche l'attivo della bilancia commerciale sceso a 17,7 miliardi. In Francia, invece, il deficit della bilancia commerciale si e' leggermente ridotto a novembre, a 3,2 miliardi di euro contro i 4,3 miliardi (cifra rivista) in ottobre. Da segnalare anche il peggioramento dei conti pubblici. In Italia che nel terzo trimestre il deficit e' salito. In Gran Bretagna, produzione industriale di novembre ha registrato il +0,1% mensile e +1,1% annuo, ma il Regno Unito non ha l'euro, per sua scelta e fortuna.

Redazione Milano.


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