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Max Parisi

CAMPOLONGO: ''TRE VIE PER LA FINE DELL'EURO: DRAMMATICA, CATASTROFICA, PRATICABILE. CON LA CERTEZZA CHE UNA S'AVVERERA'''

mercoledì 7 gennaio 2015

“Secondo il trattato Ue l'appartenenza alla zona euro e' irrevocabile''. ''L'euro c'e' per restare' e crescere ed ha provato la sua resilienza'' parole e musica del portavoce della commissione ue.

Premesso che di irrevocabile al mondo esiste ben poco, meno ancora esistono unioni monetarie destinate a durare in eterno. Anzi, per la verità, come ben documentato dal noto economista Alberto Bagnai, sono più quelle fallite che quelle sopravvissute. La storia, quindi, sembra non essere dalla parte dei proclami degli oligarchi europei, e la scienza economica nemmeno.

L’euro, infatti, è riuscito, incredibile a dirsi, a mettere d’accordo gli economisti della scuola keynesiana e quelli della dottrina monetarista sul fatto che non potrà sopravvivere per il semplice motivo che non avrebbe neppure dovuto nascere.

Di questa follia dobbiamo in primis ringraziare un certo Francois Mitterand, sì proprio il presidente della repubblica francese che dava cordiale ospitalità sul suolo d’oltralpe ai terroristi rossi in fuga dall’Italia con le mani sporche di sangue. Un vero padre nobile per un moneta che fino ad ora ha portato solo che distruzione e miseria.

Ora, posto che le due più grandi scuole di pensiero economico sono concordi sul fatto che l’euro ha prodotto solo disastri e che è destinato a fallire proprio a causa della sua stessa struttura, cosa ci possiamo attendere?

Tre possono essere gli scenari:

1) La Germania fa pressioni sulla BCE perchè alzi i tassi d’interesse in quanto la moneta unica perde troppo valore sul dollaro (ricordiamo che nel giro di pochissimo tempo il rapporto di cambio è passato da 1,40 circa a meno di 1,18 quotazione del 7 gennaio 2015) e questo mette a repentaglio il sistema bancario teutonico e la sua marea di derivati, oltre che esporre alla concorrenza degli altri paesi ue le sue industrie. Se la BCE dovesse cedere alle richieste di Berlino, per i paesi maggiormente indebitati, come l’italico stivale, tornerebbero le pressioni sulla sostenibilità del debito sovrano che, grazie alle “miracolose” ricette impartite dalla commissione ue ed attuate prontamente dal terzetto Monti-Letta-Renzi è letteralmente esploso. Lo stesso può dirsi per Spagna, Portogallo, Grecia e parzialmente per la Francia. Tutti paesi che sono in recessione tecnica, con disoccupazione alle stelle ed un sistema produttivo ridotto ai minimi termini (nonostante la retorica dei mass media italiani che parlano di “miracolo” spagnolo o greco.) A questo punto, sarebbero necessarie nuove manovre correttive per tranquillizzare i “mercati”, come aumenti delle tasse e patrimoniali varie, che non farebbero altro che aggravare la crisi. Crisi, che è bene ricordarlo, supera per durata e profondità quella del 1929. Ora, poichè è impossibile spremere un limone esausto, l’esito sarebbe quindi quello inevitabile e previsto dagli economisti di entrambi gli schieramenti: l’implosione della zona euro in modo del tutto incontrollato e caotico, dato che le varie nazioni alzerebbero bandiera bianca in modo del tutto scoordinato. Traduzione: forti perdite per i detentori di titoli di stato, rischio di blocco dei conti correnti e prelievi forzosi, dissesto del sistema bancario.

2) Nel secondo scenario, la scintilla della fine dell’euro parte da Atene. Ipotizziamo che Syriza vinca le elezioni. Se Tispras dovesse attuare il suo programma più radicale, ovvero il taglio del 70% del debito pubblico greco, le grandi banche tedesche andrebbero in fibrillazione, provocando forti tensioni sui mercati. Inoltre l’insolvenza della Grecia si abbatterebbe come un tornado sulle più che fraqili economie spagnole, portoghesi ed ovviamente italiane, dove gli investitori chiederebbero tassi d’interesse ben più elevati di quelli attuali per continuare ad acquistare titoli di stato. La situazione diverrebbe presto insostenibile, anche in presenza del fondo salva stati, mentre se la BCE decidesse di fare operazioni di mercato aperto (ovvero acquistare direttamente i titoli di stato dei paesi a rischio) andrebbe a sbattere contro l’ostruzionismo della Germania e dei paesi alleati. Il risultato sarebbe identico al precendente: implosione dell’euro con danni gravissimi per tutti i paesi, in particolare per i cosiddetti PIIGS. Le cose non cambierebbero molto se Tsipras attuasse il piano “morbido”, ovvero la moratoria sul pagamento degli interessi sul debito pubblico. Anche in questo caso, la crisi di fiducia sul debito sovrano dei paesi europei avrebbe serie ripercussioni sulla tenuta del sistema, ritardando, ma non evitando, il crollo della moneta unica.

3) Il terzo scenario, quello auspicato da tutti gli economisti più quotati (di tutte le scuole di pensiero, è bene ricordarlo) è quello di un’uscita programmata e gestita dei paesi maggiormente in difficoltà dall’euro: Grecia, Spagna, Portogallo, Italia, Francia. A chi dice che l’euro è irreversibile, ricordiamo che il trattato dell’unione prevede la possibilità per gli stati di uscire dall’unione europea ed è normata dall’articolo 50, commi 1 e 2 del trattato (ergo, il portavoce della ue o è in mala fede, o ignora ciò di cui si sta parlando). Qualcuno potrebbe obiettare che così facendo, non si smantellerebbe semplicemente l’euro, ma anche la stessa unione europea. Domanda: di chi è la responsabilità del disastro economico che ha rovinato il futuro di almeno una generazione? Esatto, proprio della ue, per cui, per quale motivo questo moloch che ricorda, per il fallimento storico, in tutto e per tutto l’URSS dovrebbe restare in piedi? Mettendo in pratica le clausole di uscita dall’unione e quindi concordando in modo serio i passi da compiere, stabilendo i rapporti di cambio iniziali tra le nuove valute e l’eventuale nocciolo residuo dell’eurozona sarebbe possibile attuare una transizione del tutto indolore ed in grado di ridare slancio a tutte le economie delle nazioni coinvolte, ponendo fine ad uno dei più grossi fallimenti (conosciuto e previsto fin dall’inizio) della storia non solo economica, ma anche politica.

Noi, ovviamente, auspichiamo la terza via, quella proposta da Marine Le Pen, da Matteo Salvini e da altri leader euro scettici; tuttavia, vista l’arroganza messa in campo fino ad ora dagli oligarchi della ue, temiamo che assisteremo allo scenario n°1 e di questo dovranno risponderne non solo davanti al tribunale della storia, ma a quello dei popoli europei.

Luca Campolongo

www.sosimprese.info

consulenza@sosimprese.info

Nota metodologica: per i giudizi e le analisi dei più prestigiosi economisti mondiali sull’euro ed il suo fallimento, cfr A. Bagnai, “l’Italia può farcela”


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