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Max Parisi

GLI EROI DELLA LIBERTA' DI STAMPA MASSACRATI A PARIGI DAI TAGLIAGOLE ISLAMICI: ECCO COSA PENSAVANO E PERCHE' LO FACEVANO

mercoledì 7 gennaio 2015

Straordinaria - e profetica - intervista al redattore capo dell'Hebdò, Gérard Biard, realizzata nel 2012 e pubblicata dal quotidiano spagnolo El Pais.

"La redazione di Charlie Hebdo, nel distretto 19 di Parigi, brulica di giornalisti di altre testate e paesi. Il ridotto gruppo di 20 redattori e disegnatori del settimanale satirico non basta per rispondere a tutte le domande. La pubblicazione di alcune caricature di Maometto – la più provocatoria raffigura il Profeta che esce cadendo come Brigitte Bardot  in Il disprezzo di Godard –  ha trasformato la rivista parigina nel nuovo epicentro della collera fondamentalista. Per telefono, il redattore capo incaricato dei testi, Gérard Biard (1959), nega le accuse e afferma che si è limitato a compiere il suo dovere di giornalista.

Domanda: Circolano cifre diverse sulla tiratura emessa ieri. Quanto avete venduto?

Risposta: La tiratura è stata quella di sempre, 70.000 copie, e le abbiamo vendute tutte. E Venerdì ne pubblicheremo altrettante. Questa è la prova delle falsità di certe affermazioni che sostengono che il nostro è un colpo pubblicitario. Ci hanno sorpreso molto le ripercussioni, questo impatto così sproporzionato.

D.: Vi si accusa di essere opportunisti ed irresponsabili per aver alimentato i focolai, scatenati dal video del film L’innocenza dei mussulmani.

R.: Abbiamo fatto quello che facciamo tutte le settimane: commentare l’attualità di un trailer di una pellicola stupida, distribuita su Internet che ha generato manifestazioni e attentati con diversi morti. Siamo un giornale satirico di attualità e abbiamo fatto quello che sempre facciamo, niente di diverso dal nostro lavoro che svolgiamo da molto tempo.

D.: Il ministro degli Esteri, Laurent Fabius, e la Casa Bianca hanno affermato che siete stati degli irresponsabili.

R.: Qual’è la responsabilità di un giornalista? Raccontare l’attualità o cedere alla violenza? Credo sia commentare quello che succede, soprattutto se entra nel pieno della linea editoriale, come è successo in questo caso. Noi combattiamo le religioni, tutte, quando entrano nella sfera pubblica e politica. Come si può giustificare la proibizione a dei giornalisti di trattare l’attualità. L’autocensura è il principio del totalitarismo. Non possiamo cedere alla violenza. La Francia è uno Stato di diritto laico e dobbiamo obbedire alla legge francese, abbiamo la stessa responsabilità del resto della stampa. Non abbiamo insultato nessuno. Ma se qualcuno pensa così, può andare in tribunale.

P.: Cosa pensa della reazione del Governo francese?

D.: Ci sembra che chiudere le ambasciate e le scuole rientra all’interno del suo ruolo protettore. Se credono ci siano dei rischi è giusto che lo facciano. Un’altra cosa è che Fabius si permetta di criticare un giornale satirico e indipendente per fare il suo lavoro. Ci sono due linee nel Governo. Una indietreggia davanti alla libertà di espressione, e altri come Manuel Valls (Ministro degli Interni) o Vincent Peillon (Ministro dell’Educazione) ci hanno appoggiati.

D.: Gli imam hanno detto che le caricature denotano razzismo e islamofobia.

R.: Criticare una religione non è razzista. Una democrazia non si definisce in base alla sua religione, ma per la sua libera espressione di idee. La religione deve essere privata. I mussulmani non sono di un’unica razza, sono di più razze. Le persone che si definiscono mussulmane, si lasciano manipolare esclusivamente dai loro leader religiosi che gli dicono che la loro identità è la loro religione. In Francia, l’identità è la cittadinanza. Non è Dio che ci dà il diritto al voto. Rifiutiamo in toto le accuse di razzismo. E l’islamofobia è l’accusa che ha portato avanti il regime iraniano al tempo della fatwa a Rashdie, per legittimare il suo antisemitismo. Più avanti parleremo anche della cristianofobia.

D.: Il Papa parla proprio di quella.

R.: Sì, lo accettiamo. Noi attacchiamo le religioni. Siamo un giornale laico. Quando le religioni invadono lo spazio della politica, devono accettare le critiche e le caricature come i politici.

D.: Quale pensa sia la caricatura che ha dato più fastidio?

R.: Questo è il nocciolo della questione. Posso capire che qualcuno sia colpito da uno shock intimo vedendo una parodia di Maometto in copertina, ma non è il nostro caso . Sulla copertina ci sono un rabbino ed un imam. Le caricature sono nella controcopertina e nelle pagine interne. La maggior parte della gente che sta protestando non le ha viste, come con la pellicola: in pochi l’hanno vista. Per scandalizzarsi è importante che si compia il tragitto per andare a comprare al chiosco la rivista! Siamo davanti ad una grande manipolazione: alcune persone hanno tanta voglia che certi si scandalizzino. A me non piacciono le religioni e non per questo vado in chiesa o in moschea a protestare".

El Pais.


GLI EROI DELLA LIBERTA' DI STAMPA MASSACRATI A PARIGI DAI TAGLIAGOLE ISLAMICI: ECCO COSA PENSAVANO E PERCHE' LO FACEVANO


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