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Max Parisi

MAGGIORI ECONOMISTI AMERICANI CONCORDANO: DALL'USCITA DELLA GRECIA DALL'EURO TURBOLENZE PEGGIORI DEL FALLIMENTO LEHMAN

lunedì 5 gennaio 2015

La paura che, con l’arrivo di un nuovo Governo, l’ex potenza ellenica abbandoni l’area euro, è divenuta tangibile e concreta. A detta di alcuni dei maggiori economisti, questa potrebbe portare a turbolenze sui mercati finanziari europei così consistenti da essere maggiori anche al fallimento della Lehman Brothers.

Barry Eichengreen, storico dell'economia presso l'Università della California (Berkeley), ha spiegato che la decisione di Atene potrebbe essere la scintilla di un enorme falò: quello che manderebbe in fumo l’Eurozona.

Lasciata da parte, come potrebbe la Grecia sopravvivere da sola al di fuori della zona euro - si chiede lo studioso.E prosegue: "E' interessante notare come, in primo luogo, a risentirne sarebbe il comparto bancario europeo, che tanto ha faticato per riacquisire una stabilità strutturale d’insieme. Stabilità, questa stessa, valutata secondo i parametri statunitensi, i quali, a livello di concretezza delle poste, dovrebbero forse farsi un esame di coscienza". Ma sarebbe una catastrofe comunque.

Grecia fuori dall’euro, quindi? Sì, e con gli interessi... Se così fosse, c’è poco da prevedere: il fallimento dell’unione monetaria risulterebbe chiaro come un errore a china nera sul foglio bianco: incancellabile.

"Nel breve periodo” ha affermato Eichengreen, “sarebbe una Lehman Brothers al quadrato”, con i politici europei che, mantenendo l’aplomb che li ha contraddistinti dallo scoppio della crisi, ”dovrebbero ingoiare in silenzio ancora una volta" e stipulare i compromessi necessari per mantenere la Grecia nella unione monetaria. "Tenere la zona euro assieme sarà costoso, difficile e doloroso per i politici, ma se questa si dovesse rompere, sarà ancora più costoso e più difficile”.

Trovare una strada alternativa sarebbe dunque plausibile e comprensibile, specie per paesi (la Germania) che nell’euro ci hanno creduto fermamente, sia per questioni di principio, sia per la convinzione di poter prevaricare su tutti. Parole come pietre.

Oltre a Eichengreen, altri 3 dei maggiori economisti americani si sono dimostrati pessimisti circa le prospettive per il progetto “moneta unica”.

Jeffrey Frankel, Professore di economia presso la Harvard University, ha detto che gli investitori mondiali “si sono accumulati sui mercati europei” nel corso degli ultimi anni, mentre ora, ci sarà probabilmente una ripetizione dei periodi di turbolenze e gli spread tra titoli sovrani europei potrebbero nuovamente allargarsi.

Ciò tornerebbe a segnare la disomogeneità tra i paesi membri e, dunque, un’ancora elevata lacuna di fondo che potrebbe aprire nuovi spiragli d’uscita agli stati in difficoltà.

Mentre Kenneth Rogoff, ex chief economist presso il Fondo Monetario Internazionale, nonché Professore di Harvard, ha sostenuto che l'euro "è un disastro storico”. Ciò, tuttavia, ”non significa che sia facile da rompere," ma che, piuttosto, costringerà i paesi che ne fanno parte a trovare una soluzione univoca volta al minor dispendio possibile di energie. Se questo sia fattibile, è questione da discutere.

Martin Feldstein, critico di lunga data sul progetto euro, ha detto che tutti i tentativi intrapresi dall’Europa e volti a tornare in una società di crescita sana hanno fallito. “Penso che non ci sia un modo per porre fine alla crisi dell'euro", ha detto Feldstein. Le opzioni in discussione per arginare la crisi, tra cui la possibilità di lanciare un Quantitative Easing su larga scala da parte della Banca centrale europea, “non sono a mio giudizio suscettibili di successo", ha sottolineato.

Il modo migliore per garantire la sopravvivenza dell’euro, a detta di Feldstein, sarebbe che ogni singolo Stato membro della zona euro adottasse le proprie politiche fiscali per stimolare la domanda, compreso il taglio dell'imposta sul valore aggiunto per i prossimi cinque anni, che potrebbe determinare un aumento della spesa dei consumatori e, dunque, un ripristino della domanda.

Come dargli torto? La vera domanda da porsi, tuttavia, è un’altra: se l’unico modo di salvare l’Eurozona è appellarsi alla libera iniziativa degli stati, l’Unione, precisamente, in cosa consiste? E soprattutto: a che accidenti serve, oltre a drenare monumentali risorse per mantere una casta faraonica di "funzionari" e oligarchi a Bruxelles?

 

Fonte notizia: News Trend Online - che ringraziamo.

Redazione Milano.


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