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Max Parisi

L'ANALISI DI LUCA CAMPOLONGO / LA DEMOCRAZIA E' NATA IN GRECIA CHE SIA ANCORA LA GRECIA A RIPORTARLA IN EUROPA NEL 2015?

sabato 3 gennaio 2015

Il 25 gennaio prossimo la Grecia tornerà alle urne dopo che l’elezione del presidente della repubblica è fallita, così come previsto dalla costituzione.

Cosa dobbiamo aspettarci da qui alle elezioni e soprattutto dopo?

Il crollo della borsa di Atene ed i forti ribassi di tutte le altre piazze europee di questi giorni sono un chiaro segnale: i “mercati” non gradiscono che il popolo ellenico possa esprimere la propria volontà nelle urne e non è un caso che la maggior parte dei media italiani si siano accodati a questa linea quanto meno discutibile.

Premesso che il “mercato” non esiste, nel senso che esso non è una figura pensante, ma è composto da uomini di carne ed ossa che, come tali, dovrebbero sottostare agli elementi costitutivi dei moderni stati di diritto e che, nella realtà, si pongono al di sopra di essi e pretendono di condizionarne le sorti quasi fossero novelli re sole. Ergo, il “mercato” dovrebbe essere posto nelle condizioni di non nuocere, e basterebbe eliminare la possibilità per banche ed istituzioni finanziarie di poter ricorrere a titoli derivati.

Ma torniamo alla questione greca: perchè il “mercato” non ha gradito l’indizione di nuove elezioni e men che meno lo ha gradito l’oligarchia della ue ed i governi a lei succubi?

Perchè è molto probabile che dalle urne esca vincitore il movimento Syriza da sempre euroscettico e su posizioni diametralmente opposte a quelle portate avanti dal governo attuale, che ha portato miseria e distruzione nel paese culla della democrazia per aver seguito le scellerate ricette economiche della troika fmi-bce-ue. Cure, che ben lungi dall’aver risanato il paese, hanno fatto lievitare il debito pubblico oltre ogni soglia immaginabile.

Tuttavia, rispetto a certe posizioni precedenti, in cui il leader Tsipras parlava apertamente di uscita della Grecia dall’euro, ora la sua linea appare decisamente più morbida e, dopo aver giurato fedeltà eterna all’euro, ha chiesto una rinegoziazione del debito pubblico greco. Ora, rinegoziare il debito pubblico senza porre un rimedio alla sua causa principale, ovvero la moneta unica, è quanto meno stravagante come idea, ma anche solo quest’idea  ha sollevato il panico tra gli speculatori, ai quali non piace minimamente l’ipotesi di poter perdere una parte dei lauti guadagni che stanno traendo dal massacro della popolazione greca.

Secondo quanto riportato dal Sole 24 ore, l’idea di Tsipras sarebbe quella di chiedere una ristrutturazione (leggasi taglio) del debito pubblico greco del 70%, anche se il suo entourage dichiara che in realtà si accontenterebbe di una moratoria sul pagamento degli interessi.

Il centro studi di Banca Intesa considera l’eventuale vittoria di Syriza assolutamente ininfluente per i destini della ue e dell’euro in quanto il movimento di Tsipras avrebbe già ammorbidito a sufficienza le proprie posizioni da non costituire il minimo pericolo per la tenuta della moneta unica e, al massimo, si arriverebbe ad una ridefinizione delle scadenze a breve del debito greco per alleggerire la pressione sulle casse pubbliche. D’altra parte, sempre secondo il centro studi di Banca Intesa, le cure della Troika hanno consentito alla Grecia di avere un avanzo primario e quindi di essere considerata paese solvibile. Poco importa che questo sia avvenuto mandando alla fame un’intera nazione.

Il giudizio non cambia se andiamo a leggere le analisi pubblicate dal Financial Times, dove la maggior parte degli analisti strategici ritiene che Tsipras, al di là di qualche frase di facciata, manterrà un profilo basso ed estremamente pragmatico nei confronti della ue per evitare di dover portare la Grecia fuori dall’euro.

Addirittura, secondo Krishna Guha di Evercore ISI, Tsipras avrebbe già avviato incontri riservati con Parigi, Berlino e Francoforte (avete notato? Non è menzionata la Roma del “grande” premier nostrano) per concordare manovre di facciata per accontentare la popolazione greca e, nel contempo, proseguire nell’opera avviata dai precedenti governi in affiancamento alla troika.

Secondo Royal Bank of Scotland, la vittoria di Tsipras sarebbe auspicabile perchè porterebbe alla ribalta l’allentamento dell’austerità voluta dalla Germania in tutta Europa e che al momento sta producendo disastri peggiori della seconda guerra mondiale. E questo giudizio non è un caso che provenga dal Regno Unito, che se ne sta beatamente alla larga dall’euro e, con molta probabilità, entro un paio di anni saluterà anche la ue.

In conclusione, cosa dobbiamo aspettarci dalla Grecia?

Sicuramente alcune settimane di forte incertezza sui mercati finanziari: non tanto per il peso economico del paese ellenico, quanto come forma di condizionamento sugli elettori e sugli stessi movimenti politici da parte dei “mercati” (in questo caso le banche tedesche e francesi, le più esposte verso la Grecia) e successivamente vedremo finalmente alla prova l’abilità politica di Tsipras, dato comunque come vincitore da tutte le proiezioni. Solo allora saremo in grado di capire se la Grecia tornerà ad essere la culla della democrazia, mandando a quel paese euro e troika, o se sarà stato solo un fuoco di paglia per “normalizzare” la situazione. Noi ci auguriamo la prima ipotesi, sarebbe un ottimo modo per iniziare il 2015.

Luca Campolongo

Fonti: Ilsole24ore, Financial Times, Formiche.net, scenaripolitici.com


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