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Max Parisi

LA GRECIA A MARZO 2015 FINIRA' I SOLDI PER PAGARE STIPENDI, PENSIONI E SERVIZI. SE CI SARANNO ELEZIONI, SARA' DEFAULT.

lunedì 15 dicembre 2014

ATENE - La Grecia rischia di finire a corto di liquidita' a partire dal prossimo marzo, in caso di elezioni anticipate. A lanciare il monito e' stato il ministro delle Finanze Guikas Hardouvelis, in una intervista al quotidiano Naftémporiki. Se il Parlamento non dovesse riuscire ad eleggere un nuovo presidente della Repubblica si rischia lo scioglimento anticipato, con conseguente voto.

Questo scenario causerebbe "uno scarto finanziario - ha detto il ministro -. E sarebbe gestibile fino a febbraio, ma poi a partire da marzo il fabbisogno aumentera'". Secondo un rapporto del Fondo monetario internazionale dello scorso ottobre la Grecia avra' bisogno di 10 miliardi di euro di finanziamenti nel 2015. A gennaio la troika di Ue, Bce e Fmi tornera' nel Paese per negoziare una estensione dei sostegni che potrebbe essere ratificata dall'Eurogruppo del 26.

Ma questo solo se sara' stato eletto il nuovo capo dello Stato, carica per la quale il governo di Antonis Samaras ha proposto l'ex commissario europeo Stavros Dimas. Servono pero' 180 voti in Parlamento, dove l'esecutivo puo' contare solo su 155 deputati. 

E intanto che sulla Grecia tornano a soffiare i venti del default, "nonostante cinque anni di aggiustamento gli squilibri macroeconomici all'interno della zona euro rimangono significativi". Lo afferma in un rapporto Standard & Poor's, stimando che Spagna, Italia, Portogallo e Grecia dovranno da soli pagare un totale di 1.850 miliardi di euro di debito a non residenti nel 2014, rispetto agli 875 miliardi di dieci anni prima.

Dall'altra parte, spiegano gi analisti di S&P, "le tre principali nazioni creditrici dell'area", ovvero Germania, Paesi Bassi e Balgio, dovrebbero registrare una posizione netta sull'estero di 2.360 miliardi di euro, in aumento dai 343 miliardi del 2004.

In questo scenario, "tutti devono applicare le regole, nessun paese piccolo o grande con di peso maggiore o minore che possa esimersi". E' il monito lanciato dal commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici in un'intervista al sito del quotidiano ellenico Ekathimerini il giorno della sua visita ad Atene.

Una missione di due giorni, quella del responsabile Ue nella capitale greca per incontrare il governo, che arriva a due giorni dal voto del Parlamento per eleggere il nuovo presidente della Repubblica.

"Le regole in sé hanno una certa flessibilità, un certo margine di manovra", ha sottolineato, spiegando che adesso le discussioni con Atene riguardano "le condizioni" per l'uscita dal piano di salvataggio. Nel riconoscere gli sforzi fatti dal paese, Moscovici ha tuttavia spiegato che la Grecia procedere ulteriormente nel percorso di "riforme" (altre migliaia di licenziamenti, altro taglio di pensioni e sanità pubblica, più altre riduzioni delgi stipendi, tutte "indicazioni" respinte dal governo Samaras) per permettere la chiusura del piano di salvataggio e la concessione di una linea di credito precauzionale.

Mentre Moscovici rilasciava queste dichiarazuioni, a Bruxelles la portavoce della Commissione Ue diceva: "Qualunque cosa succeda, l'unico scenario sostenibile per la Commissione e' di mantenere la Grecia nell'eurozona" ricordando che "l'impegno preso da questa Commissione in riposta agli sforzi delle autorita' e del popolo greco e' molto chiaro". Sarà anche chiaro, ma il governo di Atene non vuole più essere "aiutato" dalal famigerata Troika di Bruxelles. 

Redazione Milano.


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