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Max Parisi

E' PRONTO IL DIKTAT DI DRAGHI: ITALIA E FRANCIA ABBATTANO IL DEBITO TAGLINO STIPENDI PENSIONI E SANITA' O L'EURO SALTA

venerdì 12 dicembre 2014

FRANCOFORTE - Il presidente della Banca centrale europea si prepara a dire - ovvero a imporre - ai leader europei che parteciperanno al summit di Bruxelles della settimana prossima che è "necessario" - ovvero obbligatorio -  che alcuni Paesi facciano le riforme, pena l'inefficiacia del programma monetario per stimolare l'economia della zona euro. E che se non lo faranno, verranno pesantemente perseguiti.

Il prossimo 18 dicembre, Draghi - superando senza alcun titolo per farlo il limite del suo ruolo di governatore della Bce per assumere quello di leader politico a capo della Ue - solleciterà i leader tra cui il premier italiano Matteo Renzi e il presidente francese Francois Hollande a rafforzare le riforme e a contenere la spesa, come riferito all'agenzia Reuters da persone a conoscenza del pensiero di Draghi.

Dall'altro lato, Draghi vuole anche che la cancelliera tedesca Angela Merkel investa di più in infrastrutture e potenzi la domanda interna, ma sono inezie. Il bersaglio di Draghi non è la Germania.

E' la situazione in Francia, Italia e Grecia che spinge Draghi a proseguire sulla via del 'QE', l'acquisto di titoli di Stato da parte della Bce, che potrebbe dare nuovo slancio, almeno temporaneamente, alla fiducia dei mercati, sebbene non produrrà nè nuovi posti di lavoro nè sviluppo dell'economia.

Ma l'inquilino dell'Eurotower è convinto che il suo sforzo sarà vano se i Paesi non si impegneranno in modo più vincolante a riscrivere le norme soprattutto sul lavoro e il fisco. Come a dire: inasprimento delle tasse e precariato per tutti indistintamente, con stipendi da ribassare come minimo dle 30%, coem prevedono le teorie ultra liberiste che Draghi ha fatto proprie.

In pubblico, gli appelli di Draghi sono diventati sempre più forti e stonati: chi gli dà il permesso di farli, dato che non è stato eletto da nessuno ed è e rimane un banchiere?

Il presidente della Bce, il mese scorso, ha avvertito che una mancanza di cambiamento potrebbe danneggiare la "essenziale coesione" della zona euro, da cui dipende la sopravvivenza dell'euro. La mancanza di "coesione" sta a significare il fatto che alcuni stati potrebbero volontariamente o perchè costretti, lasciare l'euro.

La Francia, pur mostrando timidi passi avanti per rendere più flessibile la propria economia, si è ribellata alle regole europee di bilancio e, se non prenderà provvedimenti - fa sapere Draghi -  a marzo rischia una multa, che certamente sarebbe superiore ai 5 miliardi di euro. E altrettanto certamente, produrrebbe un tale sconquasso in Francia da far precipitare la situazione con l'accelerazione dell'uscita di Parigi dall'eurozona.

A Roma, il Parlamento ha dato il via libera al 'Jobs act' che però deve essere ancora implementato mentre oggi, in segno di protesta contro questa contestatissima riforma, alcuni sindacati sono in piazza in uno sciopero generale la cui adesione è confermata da più fonti essere stata del 70%. Altissima.

Inoltre, Draghi accuserà il governo Renzi di non rispettare il Fiscal Compact che i trattati prevedono entri in azione a partire dal 1° gennaio 2015. E il Fiscal Compact obbliga a tagliare il debito - nel caso dell'Italia - di non meno di 30 miliardi di euro l'anno per 20 anni. Assolutamente improponibile e inattuabile, ma Draghi vuole imporlo a Renzi a qualsiasi costo, anche a costo di diventare quello che già molti pensano: un dittatore. 

Nel caso dell'Italia, inoltre, la multa per violazione del trattato del Fiscal Compact sarebbe di non meno di 4 miliardi di euro.

Max Parisi


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