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IL RITRATTO DELLA ''GENERAZIONE PERDUTA'' ITALIANA: STRAORDINARIA ANALISI DI UNIVERSITA' CATTOLICA E ISTITUTO TONIOLO

venerdì 12 dicembre 2014

I giovani italiani sono sempre piu' disillusi rispetto alla possibilita' di trovare lavoro in Italia e sempre piu' disponibili a guardare fuori confine. Oltre l'85% degli intervistati (19-32 anni) e' convinto, infatti, che in Italia siano scarse o limitate le opportunita' lavorative legate alle proprie competenze professionali.

Il perdurare della crisi economica e la carenza di efficacia delle politiche attuali, inoltre, ha generato una forte sfiducia nel futuro: oltre il 70% ritiene, infatti, di avere poca o per nulla fiducia che l'Italia nei prossimi anni riuscira' a tornare a crescere sul livello degli altri paesi sviluppati.

I giovani vedono le proprie capacita' e intraprendenze indissolubilmente frenate dai limiti del sistema paese e dalle carenze della politica finora incapace di rimettere le nuove generazioni al centro della crescita. E' questo il pensiero dell'universo giovanile come emerge dal Rapporto Giovani 2014.

E' nelle librerie, proprio in questi giorni, il volume "La condizione giovanile in Italia - Rapporto Giovani 2014, edito da Il Mulino, il secondo rapporto annuale basato sui dati di una indagine nazionale promossa dall'Istituto Giuseppe Toniolo in collaborazione con l'Universita' Cattolica.

La ricerca e' stata elaborata a partire da un panel di 5000 persone tra i 19 e i 32 anni rappresentativo a livello nazionale. La principale causa della disoccupazione e' attribuita dal 37,3% dei giovani ai limiti dell'offerta del mercato del lavoro, considerata sia ridotta come quantita' sia bassa come qualita', a cui va aggiunta una mancanza d'investimenti in ricerca e sviluppo.

Il 20,9% ritiene che si debbano migliorare meccanismi di reclutamento, legati a regole troppo rigide e lontani dalla meritocrazia. Solo il 19,2% attribuisce ogni causa alla crisi economica, mentre il 17,4% e' autocritico: a loro avviso i giovani non trovano lavoro per via della poca esperienza (15,3%), di una scarsa formazione e dalla difficolta' ad accettare alcuni tipi di lavori.

Nel contesto attuale il 70% dei giovani vede il domani pieno di rischi ed incognite. Disoccupazione e impieghi precari spingono sempre di piu' i giovani ad essere concreti e pragmatici. E' cosi' che il 75,7 % (80% dei giovani al Sud - 71,4% al Nord) rinuncia a programmare il proprio futuro per affrontare le difficolta' del presente.

Se nel 2012 il lavoro era ancora considerato piu' un luogo di autorealizzazione che un mezzo per procurarsi reddito, ora, la situazione e' completamente capovolta. L'obiettivo primario e' quello di trovare un'occupazione retribuita rinviando nel medio-lungo periodo la propria realizzazione personale.

Il 70% pensa sarebbe piu' giusto arrivare a percepire a 35 anni tra i 1000 e i 2000 euro mensili, ma oltre la meta' di coloro che ha risposto teme che non riuscira' ad andar oltre i 1500. Le difficolta' a trovare un lavoro hanno intaccato nei giovani non solo la fiducia nelle istituzioni, ma hanno anche ridotto il senso di appartenenza sociale, portando i giovani a rifugiarsi nella rete parentale piu' ristretta al punto che solo il 35% circa ritiene che la maggior parte delle persone sia degna di fiducia.

E' il quadro a tinte fosche della "generazione perduta per colpa dell'euro" come ha scritto il capo degli economisti di Deutsche Bank non più tardi di ieri. Il fatto che la quasi totalità dei giovani italiani pensi che in Italia non vi sia futuro per loro, dovrebbe far riflettere il governo. Ma non accade. Renzi marcia imperterrito verso il definitvo disastro.

Redazione Milano


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