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Max Parisi

IL PUNTO SULLA GRECIA / TITOLI DI STATO IN PICCHIATA, RICATTO DEI ''MERCATI'' IMPAURITI DAL VOTO (CIOE' DALLA DEMOCRAZIA)

mercoledì 10 dicembre 2014

ATENE - Ieri la peggiore flessione nella storia dei mercati finanziari della Grecia da 27 anni a questa parte con un crollo di quasi il 13%. Oggi, insieme a un nuovo ribasso dell'indice Athex dell'1%, la sorpresa di un'inversione della curva dei rendimenti con i bond a tre anni che sono arrivati a rendere il 9,205%, nuovo massimo storico, e al di sopra dell'8,216% che fruttano i bond sovrani a 10 anni.

Le notizie che giungono dal fronte greco sembrano indicare con chiarezza che i mercati sono stati colti di contropiede dalla decisione del governo di indire nuove elezioni presidenziali a breve e che sull'esito di queste consultazioni elettorali - che potrebbero essere solo il preludio di elezioni generali che in teoria non sono previste prima del 2016 - non vi e' al momento alcuna certezza. Il calendario del governo per le presidenziali prevede un primo voto il 17 dicembre che molto difficilmente portera' all'elezione di un nuovo capo dello Stato ma che si preannuncia della massima importanza.

Per eleggere nei primi due turni di voto il nuovo presidente (il 17 dicembre e poi il 24) occorrono infatti 200 voti contro i soli 152 controllati dalla coalizione di governo. In occasione del terzo voto, in programma il 29 di dicembre, ne serviranno invece solo 180: in questo caso, insieme al governo, potrebbero votare i 21 membri indipendenti del parlamento oltre che alcuni degli esponenti dei Greci indipendenti e della sinistra democratica che controllano insieme altri 28 seggi. Ecco perche' la prima conta del 17 dicembre rivestira' un ruolo fondamentale: "Il perdurare delle pressioni dopo il 17 dicembre fino a fine anno - spiegano gli esperti di Unicredit in un rapporto - dipendera' dall'esito del primo voto: se questo dimostrera' che 175-180 parlamentari sostengono un medesimo candidato, allora i mercati inizieranno a prezzare da subito un esito positivo in occasione della terza elezione. Altrimenti la volatilita' continuera' con tutta probabilita' fino alla fine dell'anno". 

Se la calma dovesse tornare in Grecia, automaticamente si attenuerebbero le tensioni sugli altri paesi periferici europei e tutti gli occhi tornerebbero a essere puntati sulle manovre di politica monetaria della Bce, che a gennaio e' attesa, dalla gran parte degli analisti, a decisioni su nuovi interventi straordinari, incluso il possibile lancio di un programma di quantitative easing sui titoli sovrani. Un altro scenario che andra' tuttavia monitorato in Grecia e' quello relativo alle elezioni generali.

Secondo numerosi analisti, l'anticipo delle presidenziali rende molto piu' probabile un anticipo anche delle elezioni generali e secondo Fitch questo scenario non solo e' probabile ma portera' anche a "un governo meno impegnato a sostenere riforme economiche e fiscali". Nei sondaggi e' infatti in testa al momento con il 30% dei suffragi il partito Syriza, il cui leader, Alexis Tsipras, e' da tempo fortemente critico dei termini del salvataggio europeo che in calo di elezione promette di rinegoziare mettendo al contempo fine alle politiche di austerita' che da anni deprimono l'economia ellenica.

Lo scenario potrebbe dunque essere quello di una Grecia che si stacca da Bruxelles e si espone alle tempeste dei mercati finanziari con conseguenti rischi di un contagio a livello degli altri paesi periferici. Ecco perche' le presidenziali di questo fine mese saranno cruciali: in caso di incapacita' a eleggere il nuovo presidente anche al termine della terza sessione di voto, il parlamento dovrebbe infatti essere sciolto e nuove elezioni generali diventerebbero inevitabili. Uno scenario che al momento nelle altre capitali europee non si vuole nemmeno pensare. 

Ma d'altra parte, qualunque cosa accada in Parlamento ad Atene, ha un nome. Si chiama democrazia, cosa che dà molto fastidio ai "mercati". 

Redazione Milano.


IL PUNTO SULLA GRECIA / TITOLI DI STATO IN PICCHIATA, RICATTO DEI ''MERCATI'' IMPAURITI DAL VOTO (CIOE' DALLA DEMOCRAZIA)


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