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Max Parisi

INCHIESTA GRECIA / SI VA VERSO LE ELEZIONI POLITICHE CON LA VITTORIA DI SYRIZA E SCHIANTO DELLE POLITICHE UE ASSASSINE

martedì 9 dicembre 2014

ATENE - Alla sorti della Grecia, soprattutto nell'Europa dei piani alti, guardano un po' tutti, specialmente le oligarchie bancarie e burocratiche di Bruxelles e Francoforte, sede della Bce. Vuoi perché il Paese è una cartina al tornasole del costo sociale prodotto dal disastroso modello europeo, vuoi per allontanare il rischio concreto che esso si faccia profeta del futuro destino di tutti i paesi dell'eurozona a rischio default. Per questo motivo, la decisione del governo di anticipare il primo turno del voto per l'elezione del nuovo presidente della Repubblica dal 15 febbraio al 17 dicembre, è particolarmente significativa e ha scatenato il panico sui mercati azionari di tutta Europa.

Nea Dimokratia (il partito di centrodestra al governo, di cui fa parte il premier Antonis Samaras) e il Pasok (il partito socialista del vicepremier Evangelos Venizelos) corrono seriamente il rischio di non riuscire ad accaparrarsi i 180 voti necessari per l'elezione in parlamento del nuovo capo di stato.

Insieme i due schieramenti possono contare su 154 parlamentari su un totale di 300. Per gli altri 26 necessari a garantire la maggioranza, si apriranno con ogni probabilità una serie di trattative con i partiti minori e indipendenti, ma le probabilità di mettere insieme 26 voti sono praticamente prossime allo zero. Se questi mercanteggi di voti, quindi, dovessero fallire, l'attuale presidente - il socialista Karolos Papoulias - sarebbe costretto a sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni e si voterebbe tra metà gennaio e l'inizio di febbraio 2015.

Nell'eventualità di uno scenario di questo tipo, per il partito di sinistra Syriza, la maggioranza assoluta sarebbe fuori discussione, anche se ciò non significherebbe automaticamente per Alexis Tsipras la possibilità di applicare senza compromessi le proprie ricette politiche, a meno di un'alleanza con la sinistra comunista che potrebbe garantire - nel caso - quei pochi parlamentari necessari ad avere la maggioranza. Ipotesi data per certa, questa ultima.

La decisione di Samaras di anticipare le elezioni del presidente della Repubblica sembrerebbe dunque un azzardo. La disposizione è maturata dopo aver incassato l'ok da parte dei ministri delle Finanze dell'Unione Europea sul bilancio 2015. Il piano di salvataggio della Troika (BCE, UE e FMI) non si chiuderà alla fine dell'anno ma proseguirà ancora per qualche mese: due o tre al massimo, per la precisione, in attesa delle ultime tranche del piano da 240 miliardi di euro di prestiti.

Secondo il premier Samaras  "Le posizioni di UE, BCE, FMI e le nostre si sono un po' avvicinate, ma restano ancora delle divergenze sugli ultimi provvedimenti da prendere". Bruxelles ha chiesto una correzione dei conti di 2,5 miliardi anche per il prossimo anno, con tagli ancora di pensioni, sanità pubblica e stipendi, mentre la Grecia chiede a gran voce di allentare la morsa dell'austerity.

Samaras aveva puntato decisamente verso un'uscita immediata dal controllo della Ue, in modo da potersi giocare la carta nelle elezioni inizialmente previste per il 2016. Per l'attuale premier sarebbe stato un importante tasto su cui fare leva in chiave anti-Tsipras. "L'irresponsabilità di Tsipras ci riporterà nella crisi finanziaria mettendoci contro i mercati" ha ribadito domenica Samaras in aula.

"Chi voterà per il nuovo presidente voterà per prolungare la drammatica politica di rigore che ha portato la disoccupazione al 26%" ha risposto il principale esponente di Syriza. Decisamente diverso rispetto ad Alba Dorata e agli altri movimenti anti-europei di destra, il movimento insiste da tempo su temi quali il salario minimo mensile, la lotta alla corruzione e all'evasione fiscale, la creazione di 300 mila nuovi posti di lavoro e, in generale, l'alleggerimento fiscale delle fasce di cittadini più colpite dalla crisi e soprattutto la rinegoziazione del debito greco con il taglio degli interessi, giudicati "da usura".

La campagna elettorale sembra già iniziata.

Il voto del nuovo presidente della Repubblica diventerà dunque, dal punto di vista politico, un'occasione in cui scegliere se proseguire col piano di salvataggio della Grecia e i leader che l'hanno governata in questi anni, oppure favorire l'ascesa di un possibile governo di sinistra guidato da un partito che ha sempre detto di non essere a favore dell'austerità e degli aiuti internazionali.

La fermezza di Bruxelles, Washington e Francoforte è strettamente connessa con quello che la Troika vede come il rischio Syriza. Per quanto vero che i conti del paese sono migliorati, la situazione resta comunque altamente critica, e la Troika teme che l'avvento al potere di Syriza possa rappresentate un notevole intralcio alla propria agenda, anzi, la sua cancellazione. Il leader Alexis Tsipras è infatti diventato in Grecia il rappresentante delle critiche più severe alle politiche criminali della Troika, che hanno imposto sacrifici impossibili ad un paese sull'orlo dell'abisso e flagellato generazioni intere.

Syriza ha comunque accolto favorevolmente la decisione di anticipare il voto per le presidenziali alla prossima settimana, dicendo che questo aprirà la strada alle elezioni anticipate di cui il paese necessita fortemente.

Da un comunicato di Syriza si apprende poi che si tratta "di uno sforzo inutile di nascondersi dietro nuove misure di austerità e di ricattare i parlamentari. Ma non ce la faranno.". Secondo gli ultimi sondaggi, il termometro elettorale è decisamente a favore di Syriza: 28,6 per cento per la formazione di Tsipras. A seguire Nea Dimokratia al 25,5, il Pasok al 5,5 seguito dal Partito comunista (KKE) al 4,6, da Potami (centro-sinistra) al 4,1 e dal partito di estrema destra Alba Dorata al 3,9 per cento. 

E' evidente che in caso di conferma alle urne di queste percentuali, per Tsipras sarà molto facile formare un governo, sbriciolando le catene della Troika e di Bruxelles. Tutto sarà chiaro nei prossimi giorni, il 17 dicembre si voterà per il presidente della Repubblica e si saprà subito dopo quale destino attende la Grecia. E la Ue. E l'euro.

Redazione Milano.

Fonte notizia: it.ibstimes.com - che ringraziamo. 

 


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