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Max Parisi

LA GERMANIA PREPARA L'USCITA DALL'EURO CON LA RICHIESTA ALLA BCE DI ALZARE I TASSI E IL ''NEIN'' AL Q.E. (CAMPOLONGO)

domenica 7 dicembre 2014

Cosa sta accadendo dalle parti di Berlino?

Sulla stampa internazionale, dall’Economist, al Financial Times, passando per il  New York Times si fanno sempre più numerose e dettagliate le analisi e le interviste ad economisti sulla possibile uscita della Germania dall’Euro.

Sì, avete capito bene: la Germania starebbe valutando in modo molto serio l’uscita dalla moneta unica.

Secondo l’economista Alan Meltzer, l’ipotesi è tutt’altro che campata in aria e le ultime mosse tedesche sembrano portare proprio in quella direzione.

A cosa alludiamo? Ai costanti “nein” da parte della cancelliera Merkel e della fida Bundesbank all’idea del governatore della BCE di acquistare titoli di stato sui mercati secondari (ovvero non al momento dell’emissione) e alla folle richiesta giunta in questi giorni di aumentare i tassi d’interesse  alla BCE.

L’unione delle due pretese tedesche avrebbe effetti devastanti per le nazioni più deboli ed in particolare per l’italico stivale che, a fronte anche del declassamento del debito pubblico a BBB- (un gradino sopra la spazzatura), si troverebbe nei fatti ad un passo dalla bancarotta, anche perché nel 2015 è previsto un fabbisogno di copertura del debito pari a circa un terzo del pil (provate ad immaginare cosa comporterebbe anche solo un aumento dell’1% del tasso d’interesse sui nostri conti pubblici).

Perché la Germania starebbe tirando la corda per far saltare il banco?

Per due motivi: il primo, non vuole restare col cerino in mano qualora fosse l’Italia o la Francia a decidere di staccare la spina alla moneta unica. Molto meglio andarsene sbattendo i pugni sul tavolo perché i “cattivi” paesi del mediterraneo non vogliono “prendere la medicina” piuttosto che essere abbandonata in mezzo alla strada come una qualsiasi zitella inacidita che dice sempre di no.

Il secondo motivo è che ormai l’obiettivo portato avanti dalla Germania con la moneta unica è stato raggiunto, ovvero la desertificazione industriale dei principali paesi concorrenti, Italia in testa.

Grazie alla moneta unica ed ai tassi di cambio folli accettati rispetto alle precedenti valute nazionali, la Germania è riuscita a distruggere tutte le altre nazioni industriali dell’area euro, ed ora, qualsiasi cosa possa accadere, godrà per almeno un decennio di un netto vantaggio competitivo. In fondo, i tedeschi hanno applicato semplicemente su larga scala quanto sperimentato con il tessuto industriale della ex DDR (vedasi al riguardo i dettagliati studi del prof. Vladimiro Giacchè)

Non è un caso, difatti che il “Der Spiegel” abbia dedicato un articolo all’uscita dell’Italia dall’euro dicendo che sarebbe un toccasana per l’economia del bel paese, ma una sciagura per la Germania.

Quindi, molto meglio portare la situazione al punto di non ritorno, far saltare il banco per primi e lasciare gli altri paesi, Italia in primis, nel caos.

E gli economisti à la carte come Zingales, da sempre nemici giurati dell’uscita dell’Italia dall’euro cosa pensano se fosse la Germania a fare il grande passo?

Ovviamente ne sono entusiasti, perché porterebbe ad un miglioramento della competitività del nostro paese per effetto della svalutazione dell’euro di serie B o della nuova lira. Ma come, non era proprio quello che consideravano nefasto pochi mesi fa, affermando che una nuova moneta svalutata avrebbe portato il disastro? Cosa non si fa per non ammettere di aver sbagliato per anni!

Un’ultima annotazione: l’uscita della Germania dall’euro consentirebbe alle sue banche di risolvere non pochi problemi: infatti molti risparmiatori potrebbero decidere di portare i loro soldi nei forzieri di Berlino e Monaco attratti dal facile guadagno di una rivalutazione del nuovo Marco rispetto all’euro lasciato a sé stesso o alle altre nuove monete nazionali.

Il punto, tuttavia, è un altro: perché la Germania può tranquillamente pensare di lasciare l’euro per perseguire i propri comodi, così come ha fatto in precedenza con la moneta unica, mentre l’Italia, che avrebbe tutto l’interesse a farlo per prima e subito, non può?

Soprattutto, perché i nostri politici si rifiutano ostinatamente di prendere in considerazione ciò che altre cancellerie, ben più valide e politicamente avvedute, considerano se non auspicabile, molto probabile, preferendo portare al collasso finale un paese che, per spirito imprenditoriale e capacità professionali non merita?

La risposta è semplice: grazie al vulnus perpetrato nell’inverno del 2011 dal presidente Napolitano con la nomina del professor Monti a premier, i nostri governanti non devono più rendere conto al popolo del loro operato, a meno che non si considerino elezioni rappresentative le primarie del PD, per cui possono proseguire nell’opera di distruzione del paese in cambio di qualche pacca sulla spalla interessata da parte della cancelliera Merkel e di un selfie con gli oligarchi di Bruxelles, magari mandandolo sul web in piena conferenza stampa per non perdere tempo.

Luca Campolongo

consulenza@sosimprese.info

www.sosimprese.info


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