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Max Parisi

IL NEW YORK TIMES ACCUSA L'EUROPA DI ''RISENTIMENTO'' CONTRO GOOGLE (CHE FALSIFICA DATI E INDIRIZZA GLI UTENTI DOVE VUOLE)

mercoledì 3 dicembre 2014

Il braccio di ferro Europa-Stati Uniti-Google non si ferma e assume sempre piu' i contorni di un vero e proprio "scontro culturale". Ed economico. La risoluzione recentemente approvata dal Parlamento Europeo (con 384 voti a favore, 174 contrari e 56 astensioni) "per la difesa dei diritti dei consumatori nel mercato digitale" chiede in sostanza di separare i motori di ricerca dagli altri servizi commerciali. Il provvedimento non e' vincolante per la Commissione Europea: come altre risoluzioni approvate ogni anno, potrebbe avere piu' la funzione di puntare i riflettori e attirare l'attenzione delle autorita' e dell'opinione pubblica su temi ritenuti degni di approfondimento. "Potrebbe", perche' in realta' questa iniziativa sembra segnalare qualcosa di ben piu' profondo e articolato e mette in evidenza un attrito che e' insieme di natura culturale, economica e politica.

Il New York Times, quando ha dato la notizia qualche giorno fa, ha parlato apertamente di "risentimento" da parte dell'Europa nei confronti del gigante tecnologico di Mountain View. Non e' un caso che il NYT, che ha messo insieme i pezzi del puzzle, metta il voto in questione sullo sfondo della norma Ue sul diritto all'oblio a seguito della sentenza pronunciata il 13 maggio scorso dalla Corte di Giustizia europea. Una sentenza che garantisce il diritto a vedere cancellati dai risultati dei motori di ricerca i link a notizie su una persona ritenute "inadeguate o non piu' pertinenti", dando ai cittadini europei la possibilita' di "essere dimenticati" (una norma che, per inciso, oltre a Google riguarda anche altre realta' come Microsoft e Yahoo).

Come fanno notare dal magazine specialistico Windows IT Pro, secondo le leggi europee soltanto la Commissione Europea ha il potere legale di "spezzettare" una societa' come si intenderebbe fare con Google. E fino ad ora non mai fatto nulla del genere. Ma con questo endorsement, un "passo senza precedenti", il Parlamento Europeo, che fino a questo momento "non ha mai tentato di influenzare le attivita' antitrust della Commissione", sta lanciando un forte segnale secondo cui "i lawmakers europei sono stanchi di starsene nelle retrovie mentre un gigante tecnologico americano maltratta le imprese europee meno grandi di lui".

La Commissione - prosegue il magazine - "ha gia' deciso che Google ha illegalmente abusato del proprio monopolio di ricerca in Europa, danneggiando sia la concorrenza che i consumatori", manipolando all'uopo i propri risultati di ricerca. Il danno e' piu' ovvio per la concorrenza, ma anche i consumatori hanno a disposizione meno possibilita' di scelta e vengono di fatto "dirottati" verso servizi Google che potrebbero essere "meno rilevanti" di quei servizi che i risultati di ricerca nascondono. 

Se il "suggerimento" del Parlamento Europeo dovesse concretizzarsi in norma, Google si troverebbe nella necessita' di spaccarsi in due societa' per poter operare nei paesi Ue, una per le ricerche e un'altra per la pubblicita', costretto in pratica a una ristrutturazione radicale a livello di gestione e business model. Secondo gli esperti citati dal New York Times, nonostante le premesse non siano delle piu' rassicuranti, una tale "spaccatura" di Google in Europa "non si verifichera' mai", ma il "livello di attivita' politica che si sta dedicando" alla societa' di Mountain View la dice lunga sulla "crescente antipatia nei confronti della 'dominazione tecnologica' statunitense nell'Unione Europea ("l'Europa si sente colonizzata, l'America e' la colonizzatrice", ha sintetizzato Federico Rampini su la Repubblica).

Certo, non sono da escludere sanzioni (anche molto sostanziose) ne' variazioni piu' o meno importanti nell'attivita' di Google, come d'altra parte e' gia' accaduto per Microsoft e Intel. Tuttavia, secondo Mario Mariniello del think-tank Bruegel (Brussels European and Global Economic Laboratory), "spezzare" Google sarebbe, oltre che un fatto "senza precedenti", anche "estremamente improbabile", soprattutto in assenza di danni "massicci e comprovati" per i consumatori.

Inoltre - sottolinea Mariniello - considerato che l'Antitrust americana non ha mai trovato ragioni per censurare Google nonostante il suo potere su ambo le sponde dell'Atlantico, "e' difficile immaginare come l'Europa possa riuscirci da sola, e quali potrebbero essere le basi per fare qualcosa di cosi' completamente diverso rispetto alle autorita' statunitensi".

Già, diverso.

Ad esempio potrebbe finalmente provare a ribellarsi e finire di essere una colonia americana, almeno per questo giogo chiamato Google. 

Redazione Milano. 


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