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Max Parisi

MEGA FLOP DELLE PRIMARIE VENETE DEL PD (LA MORETTI -75% ) E IN PUGLIA (-30%) DOVE VINCE - INOLTRE - UN FIERO ANTI RENZI

lunedì 1 dicembre 2014

Fedeli alla linea dettata da Renzi ("l'astensionismo è secondario") il PD fa finta di non vedere i risultati dell'affluenza alle primarie tenutesi ieri in Veneto e Puglia.

Per Michele Emiliano, sindaco di Bari e oggi candidato per il centrosinistra alla successione di Nichi Vendola, "è stata una festa bellissima". Festa a cui non hanno partecipato in molti, però. Nel 2010, quando Vendola ottennne la seconda candidatura consecutiva a governatore della Puglia, si presentarono ai seggi della coalizione in 200mila. Per ieri alcuni hanno parlato di "affluenza record", solo perché si temeva un risultato ancora inferiore, ma hanno votato in 134mila: -33% rispetto a quattro anni fa.

Come hanno dimostrato le Regionali del 2014, dove il centrosinistra ha vinto ovunque, ma ha perso 20mila voti rispetto alle precedenti consultazioni, I numeri reali per il PD lasciano il tempo che trovano. O si preferisce guardare sempre il bicchiere mezzo pieno, anche quando l'elettorato manda precisi messaggi che il partito decide di non cogliere. Quello della Puglia può essere spacciato per un successo solo perché non si è ripetuto il clamoroso flop emiliano (primarie deserte, voto della scorsa settimana anche). Ma l'insofferenza degli elettori è rimarcata anche qui da un'affluenza che non ha nulla della "festa" descritta da Emiliano. Inoltre, fatto per nulla secondario, il candidato Emiliano di sucuro non va considerato "renziano". Piuttosto, il contrario.

Certo, il dato pugliese è positivo se paragonato a quello del Veneto, dove le primarie hanno incoronato la 'tuttofare' Alessandra Moretti candidata per il centrosinistra. Per scacciare i fantasmi i promotori delle primarie ieri commentavano: "Lo spettro dell'Emilia è superato". Peccato per loro sia l'esatto opposto. Si sono recati ai seggi appena 40mila persone, un tracollo del 75% se paragonato sia alle primarie 2012 (vittoria di Bersani) sia a quelle dell'anno successivo (vittoria di Renzi), quando il dato dell'affluenza rimase pressochè stabile, rispettivamente con 170mila e 167mila votanti. 

Ma, sempre fedeli alla linea del parlar d'altro, la Moretti ha commentato. "C'è un tempo per tutto, un tempo che sa unire presente e futuro, lasciando finalmente il passato alle spalle. C'è un tempo per la gioia, un tempo per i grazie, un tempo per le battaglie da combattere e poi un tempo ancora più fondamentale: quello della vittoria, che sono certa arriverà"  

Ci sarà anche tempo, per la candidata renziana Moretti, per fare i conti con la realtà?

Rimane il fatto che la Moretti non sembra brillare nei sondaggi. L'ultimo che la riguarda, e che l'ha messa a confronto con Luca Zaia, governatore uscente in cerca di riconferma, l'ha vista assestata al 13% di gradimento, contro un sobrio 80% a favore del presidente leghista della Regione Veneto.

E la Moretti ha anche brillato per le polemiche interne al Pd. A molti, specialmente tra gli elettori e ancor di più tra le elettrici, non è affatto piaciuta la sua uscita la riguardo dell'estetista. Eh, sì, per la signora Moretti è un "appuntamento fisso settimanale" esattamente come fanno - lei presume - le donne in cassa integrazione e/o disoccupate del Veneto alle quali vorrebbe chiedere il voto...

Redazione Milano.

Notizia tratta da it.ibstimes.com - che ringraziamo. 

Nota.

Per chi si domandasse chi è ma soprattutto da dove arriva la candidata Pd Moretti per le regionali del Veneto, ecco un imperdibile profilo della sua carriera politica:

"Oggi conosciuta come una delle amazzoni del premier Matteo Renzi, la Moretti vanta un percorso politico - diciamo - molto "articolato". Alessandra Moretti muove i primi passi in politica nel 2003, quando si candida a consigliere comunale nelle fila dei DS per il Comune di Vicenza. Va male e allora Alessandra decide di riprovarci 4 anni dopo, questa volta alle provinciali, all'interno di una lista civica di orientamento centrista che candida un ex esponente di Forza Italia. Non bene anche stavolta, ma la rivincita è dietro l'angolo.

L'anno buono è il 2008, quando si presenta come capolista in una lista di centrosinistra a sostegno del vincitore Variati, che la nomina subito vicesindaco e assessore all'Istruzione e alle Politiche Giovanili.

Presa la tessera del PD, nel 2009 viene notata dal segretario Pierluigi Bersani che la inserisce nella direzione nazionale. Da quel momento diviene una fedelissima dell'ex ministro dello Sviluppo Economico, tanto da diventarne una delle responsabili della campagna per le primarie del 2012 contro il giovane e ambizioso sindaco di Firenze.

Ed è proprio in questa veste che l'euroeputata balza gli onori della cronaca, quando, tramite il proprio account twitter, fa fuoco e fiamme contro l'attuale segretario, collezionando anche parecchie gaffe. Su tutte quella riguardante il voto degli immigrati regolari, che in un primo momento Moretti ritiene possano votare alle elezioni politiche e che solo qualche ora dopo, a seguito di numerosi di tweet di risposta, rinnega. Oppure quando, sempre in periodo primarie, prendendosela con un account di sostenitori del rottamatore che crede essere quello ufficiale, esplode: "Misogino e maschilista questo sei! Quando sei a corto di argomenti che fai? Metti in moto la macchina del fango!". 

Ad ogni modo, vinta la battaglia contro Renzi, Moretti si guadagna l'inserimento nelle liste del PD nella circoscrizione Veneto 1 e sbarca alla Camera. Purtroppo per lei, però, il centrosinistra non riesce a vincere le politiche, il candidato premier Bersani viene fatto a fette da critica e opposizione interna e il sogno di occupare un ministero sfuma.

È la svolta: Moretti, fino a quel momento acerrima rivale di Matteo Renzi, capisce, come moltissimi colleghi di partito, che è il sindaco di Firenze il cavallo su cui puntare. Inizia così un lento percorso di avvicinamento all'attuale premier (al congresso del 2013 Moretti sostiene Cuperlo) che la vede spostarsi progressivamente e sempre più acriticamente sulle posizioni dei renziani. Fino a guadagnarsi la nomina a capolista alle europee. A neanche 4 mesi dall'insediamento, però, la turbo Alessandra pare essersi di nuovo stufata e punta a Venezia. Viene da chiedersi cosa ci sarà dopo. Non sia mai che si liberi un posticino al Quirinale".

Articolo scritto da Alessandro Genovesi - che ringraziamo - per it.ibstimes.com 

 


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