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SCONTRO FRONTALE TRA LA GRECIA E LA TROIKA: IL PREMIER SAMARAS RIFIUTA ULTERIORI TAGLI A STIPENDI E PENSIONI (ADDIO UE!)

lunedì 1 dicembre 2014

ATENE - Dopo sei anni di recessione profonda e di crisi economica che hanno visto la Grecia sull'orlo del fallimento, ora il Paese rischia di trovarsi di nuovo al punto di partenza a causa dell'intransigenza dei rappresentanti dei suoi creditori internazionali, la famigerata Troika. Il recente incontro di Parigi tra i rappresentanti del governo di Atene e quelli della Troika (Fmi, Ue e Bce) ha infatti dimostrato che i creditori internazionali del Paese non vogliono - come hanno fatto intendere sinora - la sua uscita indolore dal Memorandum (il diktat imposto alla Grecia dalla Germania) e il ritorno ad una normalità pur anche controllata.

Tutto è iniziato circa un mese fa, quando i rappresentanti della Troika hanno cominciato a ricattare il governo di Atene riportando sul tavolo delle trattative una serie di questioni che, come era stato loro già spiegato, non sarebbero state approvate da alcun governo. Tra le pretese di Clauss Mazuch (Bce), Declan Costello (Ue) e Rishi Goyal (Fmi) - tanto per fare un esempio - c'è un nuovo taglio delle pensioni addirittura del 20%, quando le pensioni sono già state ridotte per ben tre volte. "Se non prenderete nuove misure, le trattative naufragheranno", era stato - secondo il giornale To Vima - l'aut-aut posto al ministro delle Finanze greco Gikas Hardouvelis dal rappresentante del Fmi, Rishi Goyal, a Parigi.

Di fronte all'ultimatum della Troika - che è difficile non definire nazista -  in cambio del suo ritorno ad Atene per concludere la seconda parte del quinto ed ultimo controllo sull'attuazione del "piano di risanamento dell'economia", condizione necessaria per il via libera all'uscita dal Memorandum, il premier Antonis Samaras con un articolo apparso ieri sull'edizione domenicale del quotidiano Ethnos (Nazione) dal titolo "Il buio più profondo è poco prima dell'alba" ha voluto ricordare alla troika che la Grecia ha compiuto il proprio dovere e continuerà a farlo e di conseguenza che i creditori internazionali non possono continuare ad avanzare pretese irragionevoli.

"L'accordo politico con la Troika per l'uscita della Grecia dal Memorandum deve essere concluso definitivamente entro la fine del mese", scrive Samaras. "Dal momento in cui il governo in brevissimo tempo ha compiuto molte riforme strutturali, nessuno potrà accusarci di non aver fatto abbastanza. Proseguiremo sulla strada delle riforme, ma la cosa più importante, una volta usciti dal Memorandum - aggiunge il premier -, è la stabilità politica".

Samaras ha voluto inviare un messaggio anche all'opposizione sottolineando i rischi che un eventuale ricorso a elezioni anticipate comporterebbe per la stabilità politica del Paese. "Dobbiamo farla finita con l'instabilità politica eleggendo il nuovo presidente della Repubblica entro i prossimi due-tre mesi, altrimenti - scrive il premier - insieme con l'instabilità la Grecia dovrà affrontare anche una prolungata ingovernabilità e alla fine un ritorno obbligatorio ai Memorandum, con conseguenze catastrofiche per il Paese. L'opposizione - aggiunge Samaras - può avere qualsiasi obiezione riguardo alla politica seguita dal governo. E' nel suo diritto. Nessuno chiede all'opposizione di cambiare opinione su nulla. Essa non ha però il diritto di trascinare il Paese alle elezioni anticipate approfittando dell'occasione dell'elezione del capo dello Stato e creare instabilità nel momento in cui stiamo per uscire definitivamente dalla crisi".

Da parte sua Alexis Tsipras, il leader di Syriza, il partito di sinistra radicale, parlando ad una manifestazione a Lamia (Grecia centrale) ha respinto la possibilità di qualsiasi accordo con il governo. "L'unico punto sul quale possiamo trovarci d'accordo con Samaras è la data delle elezioni", ha detto Tsipras, avvertendo nello stesso tempo il governo di non attuare nuove misure di austerità.

Circa gli ultimi sviluppi sul fronte delle trattative tra il governo e i rappresentanti della troika, Tsipras ha sostenuto che "la troika non viene in Grecia - come ci vogliono far credere - per garantire che i creditori riavranno i loro soldi. Essa viene per assicurarsi che la barbarie attuale - che loro dicono essere temporanea - diventi un regime permanente".

Il Pasok, il partito socialista guidato dal vice premier Evanghelos Venizelos - che insieme con Nea Dimokratia (centro-destra) di Samaras forma il governo di coalizione - dal canto suo accusa Tsipras di essere il miglior alleato della troika. "Il leader di Syriza - si legge in un comunicato del Pasok - vuole cancellare tutto quello che è stato ottenuto sinora con i sacrifici del popolo greco". 

Molti commentatori si sono domandati, dopo queste esternazioni del Pasok, cosa intendano dire i socialisti quando affermano che la Grecia ha ottenuto qualcosa in cambio del salvataggio dei crediti delle banche straniere, a parte fame, miseria, disoccupazione di massa, fine della sanità pubblica, devastazione della scuola pubblica, eliminazione perfino della tivù pubblica aumenti folli delle tariffe di luce, gas, acqua, oltre a tagli criminali delle pensioni. 

Redazione Milano


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