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L'ANALISI DI LUCA CAMPOLONGO / ECCO COME SARA' IL 2015 PER L'ITALIA. UN ANNO CHE PASSERA' SENZA DUBBIO ALLA STORIA.

giovedì 27 novembre 2014

Manca ormai poco più di un mese a fine anno, ma per l’economia e la politica è già tempo di bilanci.

Bilanci tutt’altro che rosei, anzi, di un nero profondissimo, dovuto anche alle previsioni totalmente sballate messe in campo dal premier non eletto e dal suo degno sodale alle finanze. 

Infatti i due avevano previsto una crescita del pil dello 0,8% (assolutamente insufficiente, tra l’altro per una riduzione della disoccupazione, dato che per crescite del pil inferiori al 2% è statisticamente dimostrato che non vengono creati nuovi posti di lavoro), che potrebbe essere vero se al posto del “+” davanti alla cifra si mettesse un bel “-“. 

In realtà, a fine anno ci si assesterà ad un -0,3%, ma questo è il frutto del nuovo metodo di calcolo del Pil introdotto dalla UE, che sovrastima i dati di quasi il 2% rispetto ai vecchi parametri. Lascio ad ognuno la valutazione di quello che sarebbero stati i dati a parametri invariati. Per la cronaca, nel nuovo conteggio è inserita anche la prostituzione ed altre attività illecite.

Ovviamente il rapporto debito/pil  è salito (uno dei pochi dati con segno positivo ottenuti da questo governo, peccato che il segno corretto dovrebbe essere quello negativo, ovvero una riduzione della massa debitoria), toccando vette inimmaginabili anche durante il tanto vituperato governo Berlusconi, quello fatto cadere dalla speculazione internazionale e prontamente sostituito dall’esecutivo del salvatore della patria professor Monti. Nel 2011, infatti, il debito pubblico italiano era stato pari al 120,1% del PIL; ora, dopo le prodigiose opere di risanamento dei governi Monti, Letta e Renzi, è arrivato a toccare l’incredibile percentuale del 133,8%

Se questo terzetto fosse stato a capo di un’azienda, sarebbe stato licenziato in tronco e portato in tribunale per un’azione di responsabilità.

Ovviamente, con queste premesse, l’economia reale, quella della casalinga di Voghera, non poteva certo andare meglio, difatti il commercio al dettaglio (dati istat a fine settembre), ha messo a segno un ulteriore calo dello 0,3% rispetto al già disastroso 2013. 

Il fatto drammatico è che i consumi alimentari sono calati con una velocità ancora più impressionante: -1,3%. Gli italiani, in soldoni, stanno mangiando meno per fronteggiare la vagonata di tasse e tagli messa in atto dagli ultimi tre governi per ossequiare i ricatti della ue e della sua azionista di maggioranza, la Germania. Il tutto in barba a quello strano concetto ormai desueto che si chiama sovranità nazionale.

La produzione industriale, come era prevedibile dato il calo dei consumi, è crollata del 3% a settembre, mantenendo il trend negativo di tutto il 2014.

E questo, nonostante la conclamata deflazione, con prezzi alla produzione in calo dll’1,7% ed al consumo dello 0,2%.

Se questa è la ripresa promessa dall’ex sindaco di Firenze, c’è da preoccuparsi alquanto. Soprattutto perché nella finanziaria appena approvata, ci sono fior di aumenti nascosti, a partire da quello dell’IVA, che potrebbe farla lievitare fino al 25,5% per effetto delle cosiddette clausole di salvaguardia.

Questo, quindi, è il bilancio del 2014. Cosa ci aspetta per il 2015?

Ce lo dice chiaramente Moody’s quando dichiara che per il 2015 l’Italia dovrà rifinanziarsi per un importo pari a circa il 29% del PIL (tra titoli in scadenza e nuove emissioni).

Con l’economia reale in stato comatoso ed il rapporto debito pubblico in costante aumento, la conclusione di Moody’s (e di qualsiasi persona dotata di buon senso), è che nemmeno un intervento pesante della BCE potrà sostenere i titoli di stato italiani a tassi così bassi.

Tradotto, questo significherà nuove tasse e tagli ai servizi primari nel tentativo di far vedere che il governo è “virtuoso” e vuole obbedire ai dettati della troika (quella che per sua stessa ammissione ha sbagliato tutto in Grecia, ma che ora non sa cosa fare perché la teoria non fornisce spiegazioni), facendo affondare ancora di più l’economia, ed esplodere la disoccupazione, fino all’ineluttabile conseguenza del default.

Alternative? Sì, ci sarebbe e si chiama uscita dalla moneta unica e dalla ue. 

Tuttavia dubitiamo che il premier dal selfie facile e dalla loquace parlata abbia la volontà e soprattutto la capacità per prendere in mano realmente le redini del paese e compiere i passi necessari.

In fondo, lui le elezioni mica le ha vinte, e men che meno ha da rendere conto del suo operato agli italiani. In conclusione, se il 2014 è stato un anno nero, il 2015 potrebbero esserlo molto di più.

Luca Campolongo


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