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Max Parisi

LA SLOVENIA STA PER ESPLODERE. QUANDO? DOMANI A BRUXELLES. E INTANTO A LUBIANA NASCE IL ''PARLAMENTO POPOLARE''. AUGURI...

mercoledì 8 maggio 2013

Nove maggio, ultima fermata Bruxelles. La malandata e fumante “vaporiera” slovena cerca ansimando di convincere la Commissione Ue che ce la farà da sola a uscire dalla crisi. Ma il governo è solo. Il 57% dell’opinione pubblica è convinta che alla fine Lubiana dovrà attingere agli aiuti comunitari. Siamo, dunque, alla resa dei conti con uno scenario politico da “Mezzogiorno di fuoco” e una situazione intricatissima. Ma procediamo con ordine. Ieri sera, fino a notte inoltrata, i partner della maggioranza si sono confrontati a Brdo pri Kranju per decidere una sorta di manovra correttiva per cercare di non far deragliare la “vaporiera” e presentare una strategia credibile a Bruxelles.

E a pagare saranno i soliti noti. Innanzitutto sarà introdotto il cosiddetto “debito di crisi”, ossia il prelievo obbligatorio dell’uno per cento da tutte le buste paga, saranno innalzate le tasse sui beni immobili (leggi case in primis), l’innalzamento dell’Iva, la vendita delle partecipazioni statali della Telekom (comunicazioni) e della Nova Kreditna Banka Maribor (Nkbm). Previsti tagli anche ai fondi per i Comuni e tagli nel settore pubblico dove il governo prevede una diminuzione annua degli addetti pari all’uno per cento. Se i sindacati non dovessero accettare l’esecutivo provvederà a tagli lineari degli stipendi. Sul fronte degli investimenti pubblici per cercare di far muovere un po’ la stagnante economia del Paese il governo Bratušek darà il via alla costruzione di due grosse centrali idroelettriche lungo il corso della Sava.

Lubiana aveva promesso però all’Ue che nel documento che sarà presentato il 9 maggio alla Commissione ci sarà anche la data dell’introduzione del pareggio di bilancio nella Costituzione e l’avvio della riforma del regime referendario. Ebbene non ci sarà nulla di tutto questo. Sull’introduzione del pareggio di bilancio nella Costituzione i partiti di maggioranza e opposizione stanno litigando aspramente. Il governo vuole spostare la data dal 2015 al 2017 ma domenica non si è trovato alcun accordo neppure sul compromesso del 2016. Per quanto riguarda il referendum la discussione in Parlamento è slittata, ergo nel documento che sarà portato a Bruxelles spiccheranno due importanti caselle vuote.

Ma la gente non ci sta. Dalle strade e piazze riempite nei mesi scorsi da migliaia di manifestanti ieri gli “arrabbiati” sloveni si sono raccolti nel Cankarjev Dom a Lubiana, proprio davanti al Parlamento, e hanno dato vita al Primo Parlamento popolare. All’iniziativa hanno aderito 40 diverse organizzazioni di protesta. Il messaggio lanciato ai politici è chiaro: «Non toccate la Costituzione senza prima aver interpellato il popolo». «Per le modifiche della Costituzione circa il pareggio di bilancio e il referendum – spiega Rok Zavratnik uno dei leader dell’iniziativa – i politici stanno mercanteggiando tra di loro sotto le spinte delle varie forze internazionali senza ascoltare la voce e la volontà del popolo dimenticando che senza il consenso del popolo oggi la Slovenia indipendente non esisterebbe». Gli “arrabbiati” non vogliono soprattutto che si renda più difficile l’accesso allo strumento referendario. «Ci trattano – spiega ancora Zavratnik – come dei bambini piccoli che non hanno alcun diritto a decidere mentre siamo tutti buoni a pagare e foraggiare le casse dello Stato». L’ira monta, la pazienza è agli sgoccioli. Lo dimostra il fatto che addirittura il 94% dei cittadini pensa che i ministri e i deputati dovrebbero innanzitutto diminuirsi gli stipendi. Certo non si risanerebbe il bilancio dello Stato ma se bisogna soffrire è giusto che soffrano tutti. Elite comprese. 

fonte: Il Piccolo di Trieste.


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