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Max Parisi

9 MILIONI DI EURO ''RUSSI'' AL FRONT NATIONAL. MARINE LE PEN: ''PRESTITO REGOLARE, ISCRITTO A BILANCIO E SARA' RESO''

martedì 25 novembre 2014

PARIGI - Nove milioni di euro prestati a Marine Le Pen da Vladimir Putin, attraverso la First Czech Russian Bank, fondata nell'ex Cecoslovacchia ma ormai basata a Mosca e di proprietà di Roman Yakubovich Popov, magnate vicino al Cremlino. La leader del Front National, con il vento in poppa dei sondaggi e in ottima posizione per le future presidenziali francesi, non ha affatto smentito, anzi ha rilanciato: si tratta, ha detto, di "un'operazione regolare, trasparente e cristallina", rispettosa delle leggi francesi sul finanziamento dei privati ai partiti, soldi ovviamente dichiarati in bilancio e che verranno restituiti. "Dopo che" ha aggiunto "nessuna banca francese ha voluto farci credito".

Su questo argomento in Francia si e' scatenata una bagarre dei media di sinistra, che mettono in collegamento la linea anti-euro e anti-Europa della Le Pen con i denari di Putin, che notoriamente con l'Europa ha il dente avvelenato, dopo le stupide sanzioni. Ma e' anche vero che l'antieuropeismo del Front National e' storico, il prestito e' recente. Resta il fatto che con i partiti ovunque a caccia di soldi, in Europa come in Italia, con le leggi sui finanziamenti pubblici che ovunque tendono - giustamente - a farsi restrittivi, una Russia che decida di aiutare chi si oppone a Bruxelles e alla moneta unica puo' preludere a sviluppi clamorosi.

La Lega, alleata del Front National nell'Europarlamento, e' subito entrata nel mirino della stessa "confraternita" di media di sinistra. Il segretario Matteo Salvini non ha mai fatto nulla per nascondere la propria ammirazione verso Putin, come dimostra sia il recente viaggio in Crimea, sia i colloqui con Putin in persona avvenuti a Milano in occasione della presenza del presidente russo al Vertice Asem. E sul tema del finanziamento "russo" a Marine Le Pen il segretario del Carroccio ha dichiarato: "Invidio la Le Pen, ma io di quattrini ne vedo girare pochi. Pero' qualsiasi contributo trasparente lo accetto volentieri". 

Certo è che il mondo sembra sia sia capovolto. Durante la Guerra fredda, erano i dirigenti del Pci a tornare da Mosca con la valigia carica di rubli, mentre il dipartimento di Stato americano, e anche la Cia, appoggiavano a suon di milioni di dollari all'anno gli esponenti della Dc e dei partitelli alleati dei democristiani. E, quanto alla Francia, e' pur vero che Nicolas Sarkozy e' accusato di avere avuto finanziamenti illegali dalla Libia di Gheddafi (finiti i quali sarebbe scattata la ritorsione armata), nonche' dai business con Algeria e Tunisia. Resta il fatto che l'Urss aveva l'interesse a finanziare in Occidente i partiti anti-atlantici comunisti e socialisti, Putin finanzia invece i movimenti di destra anti euro e anti Ue.

Putin vorrebbe così facendo destabilizzare l'Unione Europea? Non ce n'è bisogno, arriva tardi.

L'Europa si sta già destabilizzando da sola. La sua politica estera a dir poco ambigua, se non inesistente; quella economica ancora peggio. Angela Merkel e la Germania sono state per anni le migliori amiche di Putin, piu' o meno come Silvio Berlusconi, salvo farsi promotrici dell'allargamento ad Est - compresa la Nato - e ora cavalcare le sanzioni.

Quanto ai problemi economici interni della Ue e dell'euro, non c'e' neppure bisogno di parlarne: siamo sulla soglia di una catastrofe, le condizioni economiche complessive della Ue sono da spavento.

In altri termini, la disaffezione verso la politica dei cittadini europei (non solo italiani), e ancor di piu' la ribellione montante degli stessi europei verso l'Unione europea e la moneta che la rappresenta, sono già prossime al culmine.

Ribellione che va dalla Francia alla Gran Bretagna, dall'Italia alla Germania, senza scordare l'Austria, la Polonia, il Belgio, i Paesi scandinavi e per ultima la Spagna, dove il nuovo partito "Podemos" nato neppure un anno fa è già in testa ai sondaggi. E vuole la fine della Ue e la "rinegoziazione" degli interessi sui titoli di stato spagnoli. Quello che i banchieri europei chiamano: default.

Redazione Milano.


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