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Max Parisi

SEI MINISTRI DEL GOVERNO CAMERON PRONTI A VOTARE L'USCITA DALLA UE, MENTRE L'UKIP RISULTA IL PIU' AMATO DAI LAVORATORI!

martedì 25 novembre 2014

LONDRA - Da un sondaggio di YouGov emerge che l'Ukip, il Partito per l'indipendenza del Regno Unito, e' piu' in contatto del Labour con la classe lavoratrice. L'indagine, riferisce il quotidiano britannico "The Times", e' stata effettuata dopo le recenti polemiche su Emily Thornberry, esponente laburista contestata per un tweet giudicato irrispettoso nei confronti dei quartieri popolari postato in occasione delle elezioni suppletive di Rochester and Strood.

Per il 27 per cento del campione e' il movimento di Nigel Farage la forza politica piu' in sintonia con i lavoratori; solo il 21 per cento, invece, ha indicato il partito di Ed Miliband.

Tra i diretti interessati - i lavoratori - il divario tra le percentuali, 29 e 20 per cento rispettivamente, e' ancora piu' ampio. Dall'inchiesta, inoltre, emerge che gli elettori non credono, come paventato dai conservatori, che votare per l'Ukip avvantaggerebbe il Labour: solo il 22 per cento ritiene che per Miliband sarebbe piu' facile diventare primo ministro in caso di successo di Farage.

Anche i nervi dei Tory sono stati messi alla prova da un altro sondaggio, di Lord Ashcroft: il Labour risulta ancora in testa, col 32 per cento dei consensi; seguono i conservatori, col 27 per cento; l'Ukip col 18 e i liberaldemocratici col sette, alla pari con i verdi. Per Lord Rennard, lo stratega che ha trasformato i Lib Dem in una forza politica nazionale, le recenti performance sono inaccettabili; il leader, Nick Clegg, ha escluso l'ipotesi di una coalizione con l'Ukip nella prossima legislatura. Anche perchè, con ogni probabilità i Lib Dem usciranno a pezzi dalle elezioni politiche dell'anno prossimo e quindi risulteranno inutili per ogni genere di coalizione. Mentre Cameron e Farage potrebbero allearsi (Farage ha dato la sua disponibilità e Cameron ha preso tempo, senza rifiutare l'ipotesi) prima delle elezioni ottenendo così la certezza di vincere con un margine tale da "piallare" i laburisti: sfiorerebbe o addirittura supererebbe il 50% dei voti.

E intanto, mezza dozzina di membri del governo britannico potrebbe votare per l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea se il primo ministro, David Cameron, non riuscisse a rinegoziare i termini dell'appartenenza.

Lo rivela il quotidiano "The Guardian" sulla base di fonti Tory.

Dopo le recenti esternazioni del capo di Gabinetto Oliver Letwin e del segretario alla Cultura, Sajid Javid, altri esponenti dell'esecutivo e deputati potrebbero esprimersi a favore della cosiddetta "Brexit": i segretari Iain Duncan Sith (Lavoro e previdenza), Chris Grayling (Giustizia) e Theresa Villiers (Irlanda del Nord) e il capogruppo parlamentare Michael Gove. Owen Paterson, ex segretario all'Ambiente e stretto alleato di Duncan Smith, ha esortato il premier, sotto pressione affinche' pronunci al piu' presto un discorso di svolta sulla politica europea e dell'immigrazione, a invocare l'articolo 50 del Trattato di Lisbona, la clausola di recesso, e a indire un referendum nel 2017 in caso di rielezione.

Il quesito, a suo parere, dovrebbe essere su una nuova relazione con l'Ue, sul modello di quella della Norvegia, che non fa parte dell'Unione Europea ma appartiene invece allo Spazio economico europeo (See o Eea, European Economic Area) e all'Associazione europea di libero scambio (Aels o Efta, European Free Trade Association). Secondo Paterson la Gran Bretagna guadagnerebbe un maggior controllo sulle frontiere, anche perche' lascerebbe la Convenzione europea dei diritti dell'uomo. 

Redazione Milano


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