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Max Parisi

INCREDIBILE MA VERO, LA BCE SBUGIARDA LA UE: ''RIGORE SUL DEFICIT STRUTTURALE E' UN COLPEVOLE ERRORE: AGGRAVA LA CRISI''

venerdì 21 novembre 2014

"Potrebbe averlo scritto di suo pugno Pier Carlo Padoan, dalla sua scrivania al Tesoro. Quando lo leggeranno, a Palazzo Chigi, anticiperanno i brindisi di Natale. Perche' Kaitanen e i falchi di Berlino & Bruxelles che stavano prendendo di mira il bilancio italiano - scrive il quotidiano La Repubblica, oggi - vengono respinti con perdite".

Il deficit strutturale - al netto cioe' della congiuntura - su cui rischiavano di scivolare i conti di Roma e su cui ha fatto leva la Commissione per costringere il governo Renzi a tagliare il bilancio di 3 miliardi di euro in piu' del previsto, e' una bufala: è "inaffidabile" e le stime sono "incerte e volatili" Per giunta, è colpevolmente "prociclico" che tradotto dal linguaggio degli economisti sta a significare che invece di sventarla, rende più profonda e ineluttabile una recessione già annunciata.

Questo giudizio lapidario è stato firmato e sottoscritto dal capo supremo, insomma niente popo' di meno che dalla Bce a Francoforte.

In realta', il giudizio con cui il deficit strutturale, pilastro fondamentale del Fiscal Compact a cui sono abbarbicati i profeti dell'austerita' europea, viene liquidato come una pericolosa zavorra non e' contenuto in un documento ufficiale, ma in un Occasional Paper, appena uscito sul sito Bce (che il lettore può leggere a questo indirizzo web: http://www.ecb.europa. eu/pub/pdf/scpops/ecbop15 7.en.pdf).

Dato pero' che la disputa sul deficit strutturale e' teorica e concettuale, poco importa che a uscire allo scoperto siano gli economisti, piuttosto che i responsabili politici della Bce. Lo studio, del resto, "The Identification of Fiscal and Macroeconomic Imbalances" e' dedicato, in generale, alla nuova architettura del controllo sui bilanci dei singoli Stati dell'eurozona, che ne esce promossa: se fosse stata in vigore prima della grande crisi, dicono gli autori, ce ne saremmo risparmiata un bel po'.

Ma aver puntato sul deficit strutturale per giudicare l'andamento della finanza pubblica si e' rivelato, scrivono, un boomerang.

Nella bozza iniziale della manovra finanziaria 2015, il governo italiano intendeva ridurre il disavanzo strutturale dello 0,1% del Pil.

I burocrati e le oligarchie di Bruxelles reclamavano, invece, una diminuzione dello 0,8% del Pil.

Alla fine, l'Italia ha deciso per lo 0,3% rinunciando ad iniettare nell'economia del paese 2,5 miliardi di euro che avrebbero potuto aiutare la ripresa. Ma tutto questo negoziato, rinuncia finale compresa, si basa su parametri che, secondo la Bce, non stanno in piedi.

Il dato sul disavanzo, sostengono, infatti, i ricercatori di Francoforte, e' "inaffidabile perché sono sostanzialmente incerte le stime in tempo reale su cui si basa". In particolare, "sono incerte e volatili le stime sul prodotto potenziale (una variabile che non e' verificabile) e non sono prevedibili le reazioni degli incassi tributari a brusche variazioni del Pil. Pretendere di dimensionare la manovra italiana 2015 alle stime sul disavanzo strutturale fatte oggi e', insomma, irragionevole".

Non sono critiche nuove. Recentemente, le avevano mosse, su lavoce.info, Carlo Cottarelli e altri economisti. Ma ora che le rilancia la Bce, l'ortodossia di Bruxelles traballa. Anzi, è in procinto di franare con tutto quello che comporterà.

Redazione Milano


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