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Max Parisi

LA DESTRA ''TEDESCA'' VINCE IN ROMANIA: KLAUS JOHANNIS E' IL NUOVO PRESIDENTE, SCONFITTO VICTOR PONTA, APPOGGIATO DA RENZI

lunedì 17 novembre 2014

BUCAREST - Klaus Iohannis, leader liberale, sindaco di Sibiu, rappresentante della minoranza tedesca in Romania, è il nuovo presidente del Paese. Una vittoria a sorpresa dopo che anche i sondaggi degli ultimi giorni davano per vincente il premier socialdemocratico Victor Ponta, affossato dal caso del voto "negato" alla diaspora.

Quando è stato scrutinato il 76,5% delle schede il sindaco tedescofono di Sibiu ha ottenuto il 54,8% delle preferenze contro il 45% di Ponta che ha dilapidato in due settimane più di 10 punti percentuale di vantaggio (il primo turno si era chiuso con il primo ministro al 40% contro il 30% dello sfidante). Una vittoria storica per l'ex professore di fisica che rappresenta la minoranza tedesca nel Paese e che in solo due settimane è riuscito a recuperare uno svantaggio enorme.

A pesare sulla disastrosa performance di Ponta la gestione del voto all'estero. La comunità romena che vive fuori dai confini, infatti, ha votato in massa per Iohannis e anche in Romania il sentimento di solidarietà per la diaspora a cui era stato negato il voto nel primo turno ha avuto un peso enorme: migliaia di persone sono scese in piazza anche ieri per chiedere che venisse prolungato il termine di voto per l'estero, dove moltissimi romeni sono stati in coda ore per esprimere il proprio voto.

La disfatta di Ponta è stata chiara prima di tutti proprio al premier che poco dopo i primi exit poll, che davano un testa a testa e a spoglio appena iniziato, ha chiamato Iohannis per congratularsi per la vittoria, ma ribadendo che non si dimetterà da capo del governo. "Ringrazio tutti i romeni che hanno votato - ha detto Ponta - il popolo ha sempre ragione. Ho chiamato i Iohannis per congratularmi per la vittoria. Mi dispiace di aver fallito ma non mi arrendo". Il neo presidente ha risposto via Facebook con poche parole: "Ho vinto" e subito dopo si è recato tra la folla festante in piazza dell'Università a Bucarest.

Ma la situazione sia in Romania sia nelle vastissime comunità romene in Europa non è affatto tranquilla. File lunghe chilometri fin dalle prime ore dell'alba nei principali seggi elettorali all'estero per le presidenziali romene, lunghe attese spesso sotto la pioggia e alla fine anche i lacrimogeni della polizia a Torino e Parigi: è stata questa la situazione in cui circa 360mila romeni aventi diritto hanno espresso il proprio voto per eleggere il nuovo presidente, decretando direttamente e soprattutto indirettamente la vittoria del liberale tedescofono Klaus Iohannis.

Il totale dei votanti della diaspora, che conta più di tre milioni di persone, è stato più del doppio del primo turno quando erano andati alle urne 150mila romeni L'affluenza più alta è stata registrata in Italia (dove erano stati approntati 51 seggi, ma ne erano stati chiesti quasi 70), in Spagna, Moldova, Gran Bretagna, Germania e Francia.

Fin dalle prime ore del mattino a Roma, Torino, Parigi, Londra, Monaco e Stoccarda migliaia si erano messi in fila per votare, dopo aver affrontato anche lunghi viaggi. Quando nel pomeriggio è stato chiaro che entro le 21 (ora locale di ogni seggio) molti non sarebbero riusciti a votare è scoppiata la protesta sia all'estero che in Romania. A Bucarest e nelle principali città migliaia di romeni sono scesi in piazza chiedendo le dimissioni del premier Ponta e che venisse esteso l'orario di voto: possibilità questa, esaminata dal ministero degli Esteri e dall'Ufficio elettorale centrale ma bocciata.

La situazione è degenerata a Torino dove erano state in coda 5.000 persone e dove le proteste sono state sedate con l'uso di lacrimogeni, come a Parigi. "Victor Ponta ha fatto alcuni errori - ha spiegato l'analista del think tank Cespri, Sergiu Miscoiu, riferendosi alle polemiche del primo turno che hanno portato anche alle dimissioni del ministro degli Esteri Titus Corlatean - il principale è stato ostracizzare la diaspora. Il risultato è stato, non tanto il voto dei romeni all'estero, ma la solidarietà della Romania".

Molto probabile che nei prossimi giorni nuove imponenti manifestazioni di piazza in Romania costringano lo sconfitto Ponta a dimettersi, data la sua arronganza nel voler rimanere capo del governo nonostante la concente sconfitta subita. Da annotare che il premier italiano Renzi era andato personalmente in Romania venerdì scorso - prima id recarsi in Australia al G20 per "sorreggere" il candidato Ponta...

Redazione Milano. 

Redazione Milano


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