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Max Parisi

TIM GEITHNER (SEGRETARIO DEL TESORO USA FINO AL 2013) AFFIDA LE SUE ''MEMORIE'' AL FINANCIAL TIMES! CE N'E' PER TUTTI...

martedì 11 novembre 2014

LONDRA - Un'Unione europea che, su spinta tedesca, voleva disarcionare Silvio Berlusconi dal governo come precondizione per fornire aiuti all'Italia nella crisi 2011, dopo che l'allora premier aveva dato prova di non stare agli impegni.

Un Mario Draghi che "improvviso' totalmente" quando, l'anno dopo, promise che la Bce era pronta a "qualunque cosa" a difesa dell'euro.

E' quello che emerge da nuove rivelazioni che il Financial Times attribuisce a Tim Geithner, segretario del tesoro statunitense fino al 2013, sulla base di 100 pagine di trascrizioni di interviste concesse da Geithner agli assistenti che preparavano il suo libro.

Il volume, intitolato 'Stress Test', aveva gia' rivelato mesi fa una sorta di accordo europeo per concedere l'assistenza del Fondo monetario internazionale solo se Berlusconi si fosse fatto da parte: accordo cui gli Usa avrebbero risposto di no perche' "non potevamo sporcarsi le mani di sangue".

Ma dalle trascrizioni, che contengono alcune parti ovviamente stralciate dal libro, emergono retroscena e commenti coloriti dell'ex segretario al Tesoro, fra il divertito e il preoccupato per le dinamiche politiche europee.

Come quando Geithner definisce i tedeschi come "furibondi".

"Per essere equi con i tedeschi, la loro esperienza e' stata che ogni volta che riportavano un po' di calma sui mercati e lo spread italiano iniziava a scendere, Berlusconi rinnegava qualsiasi impegno aveva fatto. Erano semplicemente in paranoia che dopo ogni atto di generosita', gli establishment dei Paesi in difficolta' rispondessero con una sorta di 'fuck you' (il classico vaffanculo)".

Il resoconto dato dal segretario americano presente ai negoziati al vertice di Cannes di fine 2011 è che "gli europei ci approcciarono con cautela, indirettamente, prima di dire agli Usa: fondamentalmente vorremmo che diciate che non sosterrete un prestito del Fmi o qualsiasi ulteriore impegno per l'Italia se Berlusconi rimane primo ministro. Era pazzesco, interessante. Dissi di no".

Ma agli occhi di Geithner la posizione di Sarkozy e Merkel "era giusta: non avrebbe funzionato. La Germania e il suo elettorato non avrebbero appoggiato un 'firewall' maggiore se Berlusconi fosse rimasto a capo di quel Paese".

Ce ne e' anche per Mario Draghi, che l'anno dopo, nel 2012, riusci' a fermare la fuga dai debiti pubblici di Italia e Spagna (oltre che dei Paesi sotto salvataggio come la Grecia) semplicemente promettendo il suo 'whatever it takes'.

Nelle trascrizioni Geithner parla di un colloquio con Draghi, successivo a quelle parole rivolte ai mercati, in cui il presidente della Bce confessa di aver promesso che la Bce era pronta a fare "qualsiasi cosa necessaria" con una dichiarazione "del tutto improvvisata".

Cosa che Geithner, in un apparente commento, giudica "ridicola" in base alle trascrizioni in mano all'Ft. In pratica, Draghi fece una dichiarazione degna di un giocatore di poker.

Redazione Milano.


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