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LE NOTIZIE CHE GLI ALTRI NON SCRIVONO
Max Parisi

MARINE LE PEN CHIEDE LE DIMISSIONI IMMEDIATE DI JUNCKER, IL RE DELL'EVASIONE FISCALE, MA ANCHE IL GRUPPO SOCIALISTA.

venerdì 7 novembre 2014

BRUXELLES - Scoppia col fragore di una bomba ad alto potenziale il caso 'LuxLeaks' e, dopo le scintille con Renzi e Cameron, e' Jean Claude Juncker a ritrovarsi al centro della polemica, e che polemica.

Ha guidato per 18 anni consecutivi dal 1995 al 2013 il Lussemburgo, la cassaforte d'Europa.

Da presidente della nuova Commissione europea "dell'ultima chance" aveva detto di essere "un tipo che non trema davanti ai primi ministri".

Oggi viene chiamato in Parlamento da socialisti e lib-dem, gli alleati dei popolari nella grande coalizione europea, a garantire che lottera' contro l'elusione fiscale che proprio il suo Paese sotto la sua guida ha promosso per decenni.

La sua "credibilita' e' in gioco", tuona il capogruppo S&D, Gianni Pittella.

E mentre Marine Le Pen ne chiede le dimissioni, il M5S parla di "scandalo" che e' "prova dell'ennesima contraddizione di questa Ue" che "si fa guidare da un personaggio che ha avuto come scopo politico quello di far guadagnare il suo Paese sulle spalle degli altri partner europei".

Il nuovo portavoce della Commissione, il greco Margaritis Schinas, assicura che l'esecutivo trattera' la questione come un caso di "aiuti di stato".

Quelli, che solo nel 2013 hanno fatto aprire inchieste per una ventina di miliardi di valore: per l'auto in Germania, per il cinema in Francia e cosi' via. Ed anche i soldi delle tasse, per la Commissione, sono una merce.

In gioco non solo gravi reati, ma scelte politiche: in tutta Europa i governi sono costretti a tagliare i bilanci, ridurre le pensioni, eliminare servizi pubblici e alzare le tasse, mentre centinaia di 'big player' riescono a pagare aliquote irrisorie di guadagni miliardari.

Il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, definisce "inaccettabile" che continui la "concorrenza fiscale al ribasso" tra i paesi europei e chiede una "armonizzazione fiscale almeno nell'Eurozona". Schinas sottolinea che uno dei punti centrali del programma di Juncker, ribadito tanto in campagna elettorale quanto davanti al Parlamento europeo prima di ottenere la fiducia a luglio, e' appunto la lotta all'evasione, all'elusione e alla frode fiscale. Praticamente, una presa in giro colossale.

E mentre garantisce che il lussemburghese Juncker "e' sereno", assicura che il nuovo Commissario per la concorrenza, la liberale danese Margrethe Vestager, "andra' fino in fondo" nella sua inchiesta, proseguendo il lavoro di Joaquin Almunia, che nei mesi scorsi aveva gia' messo nel mirino Irlanda e Olanda, oltre al Granducato.

Sullo sfondo, la cosiddetta "ingegneria fiscale": raffinati e normalmente impenetrabili schemi che permettono alle multinazionali, ma anche ai grandi ricchi del mondo, di ridurre a percentuali irrisorie le tasse sui loro guadagni. "Accade in modo perfettamente legale e in linea con le convenzioni internazionali", afferma il ministro delle Finanze lussemburghese arrivando all'Eurogruppo.

Salvo poi aggiustare il tiro definendo "non accettabile che una data impresa possa avvalersi" degli accordi legali per "sottrarsi di fatto ad ogni imposizione".

Pero' lo si fa decenni in tutti i paesi in odore di paradiso fiscale. Anzi, in puzza di stati canaglia.

"Il segreto di Pulcinella" per qualsiasi consulente finanziario.

Il lavoro del Consorzio di giornalismo investigativo Icij, basato a Washington, con il contributo di oltre 80 giornalisti di una trentina di media (in Italia il settimanale L'Espresso) ha messo nero su bianco il sistema. Alla base di tutto, 548 'ruling', accordi segreti conclusi in Lussemburgo da Price Waterhouse Coopers (Pwc), una delle 'big four' mondiale della consulenza, per garantire la perfetta legalita' di centinaia di costruzioni fiscali.

Nei dossier di quella che e' probabilmente solo la punta dell'iceberg rivelato dallo Icij, multinazionali come Amazon, Ikea, Apple, Heinz, Pepsi o Aig, banche (tra cui le italiane Intesa San Paolo, Unicredit, Marche, Sella), aziende di stato (come Finmeccanica) e famiglie italiane potenti...

Inevitabile che tutto questo si scarichi in termini politici su chi ha tenuto le redini del Granducato per 18 anni: premier fra il 1995 e il 2013, ministro delle finanze dal 1989 al 2009, presidente dell'Eurogruppo dal 2005 al 2013.

Gia' la sua posizione di primo attore all'Eurogruppo avrebbe dovuto essere messa in discussione proprio per le posizioni del Lussemburgo sugli affari fiscali, ma nessuno ha mai sollevato il minimo problema!

Per anni il Lussemburgo e' stato fra i paesi (ultimamente in tandem solo con l'Austria) che hanno rallentato e perfino preso in ostaggio la gran parte degli altri Stati membri sulla controversa tassazione delle rendite da risparmio dei cittadini non residenti, in stretta alleanza con i cinque paesi terzi (Svizzera, Liechtestein, Monaco, San Marino e Andorra).

il Lussemburgo a guida Juncker ha rallentato la marcia verso lo scambio automatico delle informazioni fiscali tra amministrazioni, sempre aggrappato alla difesa sempre piu' indifendibile di parti sostanziali del segreto bancario.

Sarebbe sbagliato sottovalutare - come ha fatto oggi il ministro Padoan che ha difeso l'operato di Juncker - l'impatto politico di 'LuxLeaks' sui vertici della Ue.

Juncker e' presidente della Commissione da sabato scorso, il colpo di immagine e alla sua figura e' fortissimo.

L'esecutivo europeo e' per definizione il 'guardiano' della regole e la fiducia nei suoi confronti deve essere totale.

Difficile, impossibile per lui prendere le distanze dal passato (lunghissimo e recentissimo). Non risolve i dubbi la rassicurazione sul futuro.

Il Parlamento europeo e' in subbuglio, solo il suo partito, il Partito popolare, lo difende.

Nessun commento dei suoi elettori, ai vertici dei governi (quello italiano compreso) che lo hanno voluto a Palais Berlaymont.

Al 'briefing' della Commissione europea, una giornalista spagnola ha chiesto con quale coerenza la Commissione chiedera' adesso ai cittadini europei di continuare a stringere la cinghia per tenere i deficit sotto controllo quando il suo presidente, quand'era alla guida del Lussemburgo, favoriva le multinazionali. La risposta e' stata: "Noi ci atteniamo alle inchieste in corso sugli aiuti di Stato, non mischiamo cose diverse".

Diverse? Juncker è dimostrato nero su bianco essere il regista dell'evasione e dell'elusione fiscale europea e mondiale. Va licenziato e processato. Adesso.

max parisi


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