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Max Parisi

MADRID MANDA SQUADRONI DI MILITARI CON AUTOBLINDO IN CATALOGNA, PRONTI A PROIBIRE CON LA FORZA LA CONSULTAZIONE POPOLARE

giovedì 6 novembre 2014

BARCELLONA - La polizia catalana è pronta a intervenire per proibire il voto popolare sull'indipendenza della regione fissato per il 9 novembre prossimo, qualora la Procura dovesse richiederlo: lo ha reso noto il ministro degli Interni del governo regionale catalano, Ramon Espadaler, che ha definito tuttavia l'eventualità "remota". Il delegato del governo centrale in Catalogna ha di fatto inviato una comunicazione ufficiale alla Generalitat ricordando che l'utilizzo di strutture pubbliche per lo svolgimento del voto potrebbe essere interpretato come una violazione della sospensiva decisa dalla Corte Costituzionale, e quindi un reato di "disobbedienza civile" punibile per i compomenti del governo regionale con il divieto di ricoprire pubblici uffici.

La stessa Corte ha intanto respinto il ricorso presentato dalla Generalitat contro il governo centrale per violazione di alcuni diritti fondamentali dei cittadini, ritenendo che sia stato presentato troppo tardi - dopo cioè quello del governo spagnolo che ha causato la sospensiva della consultazione, non più rivedibile senza una sentenza sul fondo della questione che non arriverà prima di tre mesi. Non è quindi chiaro se la Generalitat - che ufficialmente non presta alcun sostegno ufficiale alla consultazione - potrà procedere come deciso con il "processo di partecipazione popolare", che secondo Madrid non è altro che un referendum sotto altro nome. La proibizione tuttavia riguarda strettamente l'uso di strutture e uffici pubblici: l'accesso alle urne poste in strutture private (ad esempio istituti scolastici) non potrebbe essere vietato in alcun modo.

La consultazione - che gli organizzatori definiscono come "il diritto di decidere", non menzionando esplicitamente la parola "indipendenza" - costituisce in effetti una sorta di sondaggio su vasta scala, dato che il 14 ottobre scorso il governo catalano aveva rinunciato all'idea del referendum sia pure solo consultivo, peraltro già bocciato dalla Corte Costituzionale, anche per evitare possibili sanzioni ai pubblici funzionari che avessero partecipato ai seggi.

L'idea è quella di mandare un avvertimento al governo di Madrid, nel contempo evitando il ricorso alle elezioni anticipate che - stando agli ultimi sondaggi - darebbero quasi certamente la maggioranza agli indipendentisti inasprendo ulteriormente il muro contro muro fra le parti; tuttavia, la mancanza di una Commissione elettorale e di un registro dei votanti rende la consultazione difficilmente verificabile anche se la Generalitat spera su una massiccia affluenza che le dia rilevanza politica.

Sempre le ultime rilevazioni, secondo il quotidiano spagnolo El Pais, confermano che la politica intransigente di Madrid ha aumentato il consenso delle tesi indipendentiste: un 69% dei catalani sarebbe favorevole a uno Stato proprio e il 49% a uno Stato indipendente, percentuale quest'ultima che tenuto conto dell'astensione salirebbe al 53%.

Redazione Milano.


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