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Max Parisi

SCONTRO FRA TI-NANI / JUNCKER: ''NON SONO CAPO DI UNA GANG'' RENZI: ''PRETENDO RISPETTO'' (IL BUE DA' DEL CORNUTO ALL'ASINO)

martedì 4 novembre 2014

BRUXELLES - Scontro aperto tra Jean Claude Juncker e Matteo Renzi. Nel pomeriggio l'affondo del neo presidente della Commissione Ue: "Devo dire al mio caro amico Renzi che non sono il capo di una banda di burocrati. Contro la Commissione sento critiche superficiali, meritiamo di meglio". E ancora: "Se Barroso avesse ascoltato solo i burocrati, il giudizio sul bilancio italiano sarebbe stato molto diverso".

In serata, a Ballaro', la replica durissima del premier: "E' cambiato il clima per l'Italia, in Europa non vado a dire 'per favore ascoltateci', non vado con il cappello in mano. Non vado a Bruxelles a farmi spiegare cosa fare e l'ho spiegato anche a Barroso e Juncker". "Per l'Italia, la sua storia, il suo futuro chiedo rispetto. Anzi, pretendo il rispetto che il Paese merita", chiarisce Renzi anche su Twitter. La polemica scoppia a Bruxelles, dove il successore di Barroso, nel suo primo intervento pubblico da presidente al Parlamento Ue, respinge con asprezza le critiche che il premier rivolse, a margine dell'ultimo Consiglio europeo, ai "tecnocrati di Bruxelles".

Il tutto poche ore dopo la diffusione delle stime della Commissione sulla difficile situazione economica in cui si trova l'Italia - ma anche il resto d'Europa - afflitta dal debito crescente e da una disoccupazione a livelli record. Secondo Bruxelles, infatti, il debito italiano nel 2015 sara' ancora in preoccupante aumento, raggiungendo il picco del 133,8% anche a causa di un "Pil piatto". Una situazione che nel complesso pare confermare i dubbi di Bruxelles sugli obiettivi indicati per i conti pubblici nella legge di stabilita'. Su cui la trattativa e' ancora aperta, nonostante il primo via libera ottenuto la scorsa settimana, e che ora potrebbe risentire delle tensioni che si sono innescate tra Roma e Bruxelles.

Detto cio', il contesto delle parole di Juncker e' di quelli ufficiali: assieme all'ex presidente del Consiglio, Herman Van Rompuy, Juncker era chiamato a fare il punto sui risultati dell'ultimo Consiglio, in una seduta estesa a tutti gli eurodeputati. Dopo brevi interventi introduttivi, prende la parola Manfred Weber, capogruppo tedesco del Ppe, pupillo di Angela Merkel, che va subito all'attacco, chiedendo il parere di Juncker sulle frasi di Renzi. Gianni Pittella, capogruppo socialista, sente puzza di bruciato e subito reagisce piccato: "Non accetto che si mettano in discussione le posizioni del governo Renzi in Europa, sempre leali, chiare e costruttive".

Puntuale pero' arriva la risposta di Juncker: "Non mi e' piaciuto il comportamento dei leader di governo dopo il Consiglio, una riunione che e' stata creata per risolvere i problemi, non per amplificarli o crearli. Personalmente prendo sempre appunti durante le riunioni, poi facevo il paragone tra cosa veniva detto nella sala e fuori, e spesso i due testi non coincidevano". "Devo dire al mio caro amico Renzi che non sono il capo di una banda di burocrati (in inglese 'the chairman of a gangs of bureaucrats')", ma il presidente della Commissione, un'istituzione da rispettare".

Quindi l'affondo finale, sui conti pubblici: "Se Barroso avesse ascoltato solamente i burocrati, allora l'atteggiamento della Commissione nei confronti del bilancio italiano sarebbe stato completamente diverso". Poi l'attacco anche a David Cameron per la sua protesta sul tema dei contributi europei. L'effetto e' quello di mettere sale sulle ferite, associando tra i 'cattivi' la Gran Bretagna all'Italia, uno dei Paesi fondatori dell'Unione.

Redazione Milano


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