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Max Parisi

ANALISI DI LUCA CAMPOLONGO / IL GOVERNO RENZI HA CREATO 221 TASSE DA PAGARE NEL MESE DI NOVEMBRE. INGESTIBILE E STUPIDO

martedì 4 novembre 2014

Novembre, mese della commemorazione dei defunti e di tragedia per i contribuenti italiani, alle prese con ben 221, duecentoventuno!, scadenze fiscali concentrate in 30 giorni. Come a dire più di 7 al giorno, considerando anche i sabati e le domeniche.

Per chi faticasse a credere a questa cifra, consigliamo di fare una capatina sul sito dell’agenzia delle entrate e cercare lo scadenzario suddiviso per mesi, dove potrà trovare l’elenco completo di questo mese, composto da ben 74 pagine, quanto un romanzo giallo da edicola.

Peccato che qui non si fatichi ad individuare le vittime, i contribuenti, e l’assassino, lo stato.

Sì, assassino dell’economia, perché chi ha concepito la bellezza di 119 scadenze per gli artigiani e commercianti,  e oltre 100 per le società di capitali, desidera una sola cosa: la morte del tessuto economico ed imprenditoriale del paese.

Morte, oltretutto, tra atroci sofferenze, perché dover adempiere ad una simile lenzuolata di obblighi, significa dover destinare tempo e risorse umane immani, col rischio, comunque, di compiere errori involontari e di incorrere nelle relative sanzioni.

A mero titolo di esempio, citiamo qualcuna di queste incombenze:

“Versamento 5° rata delI'Irap risultante dalle dichiarazioni annuali, a titolo di saldo per l'anno 2013 e di primo acconto per l'anno 2014, maggiorando preventivamente l'intero importo da rateizzare dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo, con applicazione degli interessi nella misura dello 1,32%”

“Versamento 5° rata dell'imposta sostitutiva sulle plusvalenze e sugli altri redditi diversi di cui alle lettere da C-bis) a C-quinquies del comma 1 dell'art. 67 del TUIR (D.P.R. n. 917/1986) dovuta in base alla dichiarazione dei redditi, maggiorando preventivamente l'intero importo da rateizzare dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo, con applicazione degli interessi nella misura dello 1,32%”

“Versamento 6° rata dell'acconto d'imposta in misura pari al 20% dei redditi sottoposti a tassazione separata da indicare in dichiarazione e non soggetti a ritenuta alla fonte, con applicazione degli interessi nella misura dello 1,42%”

“Versamento della 6° rata, dell'imposta sostitutiva dell'IRPEF dovuta in base alla dichiarazione dei redditi Unico 2014, con applicazione degli interessi nella misura dello 1,65%”

Ci fermiamo qui per non tediare il lettore con testi arzigogolati ed astrusi, ognuno rimandante a normative diverse e con tassi di calcolo specifici, tali da rendere un semplice adempimento fiscale un vero e proprio Vietnam.

Ciò che fa ancora più irritare è che il 74,9% delle entrate fiscali deriva da tre imposte: Irpef, IRES e IVA, mentre la restante giungla fiscale copre solo un quarto del gettito!

A questo punto, qualsiasi persona dotata di mente razionale si dovrebbe chiedere come sia stato possibile arrivare al paradosso di 221 scadenze nel solo mese di novembre, se il grosso del gettito è dato da sole 3 imposte.

La risposta, purtroppo, è semplice: uno stato elefantiaco dove il singolo ufficio non sa ciò che avviene nella stanza accanto.

Più si moltiplicano i rivoli, più è facile che qualche goccia d’acqua finisca nel mantenimento di enti inutili o parassitari, ma estremamente confortevoli per gli amici degli amici.

Come spiegare, altrimenti, il fatto che nell’italico stivale siano stati conteggiati la bellezza di 3127 enti inutili, il cui costo di mantenimento sia stato stimato in  circa 20.000.000.000.000 di vecchie lire (al cambio attuale circa 10 miliardi di euro)?

E così, mentre l’artigiano è alle prese con il suo centinaio di scadenze mensili, l’ente Opere laiche palatine pugliesi continua a vivere incurante di tutto e di tutti, dopo aver cambiato nome in Fondazione opere laiche palatine pugliesi, o dell’IPOST (istituto di ricerca tecnico-scientifico e ricerca, postelegrafonici) e via sprecando.

Già, perché mentre lo stato pretende il sangue dai propri cittadini, non si cura dei suoi sprechi, se non attraverso annunci roboanti e privi di qualsiasi valore.

Non si era parlato di abolizione delle province? E allora, come mai il 12 ottobre scorso si sono tenute le elezioni per i rinnovi dei consigli provinciali? Certo, sono elezioni particolari,  visto che non sono più appannaggio dell’intero corpo elettorale, ma questo significa pur sempre che gli enti sono rimasti.

Già: l’annuncio a vuoto, lo sport dove l’italico stivale e soprattutto i suoi politici, primeggiano incontrastati a livello mondiale.

D’altra parte, nel disegno della legge di stabilità economica, quello che doveva portare ad una riduzione delle tasse secondo il premier non eletto, si trova un campionario di clausole di salvaguardia e di aumenti spalmati nel tempo che potrebbero portare l’IVA addirittura al 25,5% nell’arco dei prossimi anni, con buona pace di Laffer, che vedrà per l’ennesima volta confermata la sua teoria sul campo grazie all’incapacità della nostra classe politica.

Novembre, mese di lutto: è morto il tessuto imprenditoriale italiano per mano di una sinistra che ha sempre disprezzato la piccola  e media borghesia, in quanto, producendo reddito ed essendo quindi autonoma, non aveva necessità di farsi mettere le catene al collo da parte dell’Apparato di partito.

Luca Campolongo

consulenza@sosimprese.info

www.sosimprese.info

 


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