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Max Parisi

PROCESSO CONTRO MUSSARI E GLI EX AI VERTICI DI MPS, ULTIMA UDIENZA PRIMA DELLA SENTENZA, ACCUSE PESANTISSIME.

venerdì 31 ottobre 2014

SIENA - Giuseppe Mussari, l'ex presidente di Banca Mps, non e' stato un "attore inconsapevole, ignorante, che leggeva un copione" come la sua difesa ha cercato di rappresentarlo in questo processo. Lo ha detto il pm Giuseppe Grosso nel corso della replica fatta stamani davanti al collegio giudicante del processo sul cosiddetto derivato Alexandria, dove Mussari e' accusato di aver occultato il mandate agreement stipulato dal Monte con Nomura.

"Mussari e' l'attore e il regista di questo film drammatico, che aveva come sceneggiatore dei silenzi Gianluca Baldassarri e aiuto regista Antonio Vigni", ha aggiunto. E per il pm, l'ex presidente "oltre che regista e' quindi stato un pessimo attore protagonista e per questo per lui abbiamo chiesto la condanna piu' pesante", ha proseguito Grosso ricordando che per Mussari sono stati chiesti sette anni, sei ciascuno per Vigni e Baldassarri. Un film drammatico che "ha lasciato un'eredita' pesante tale da minare non solo il Monte dei Paschi - ha spiegato ancora Grosso - ma anche per la credibilita' dell'intero sistema bancario italiano".

Il pm ha quindi puntato nuovamente l'attenzione dei giudici sul mandate "che era l'ossatura di tutta l'operazione". Dopo Grosso e' intervenuta prima l'avvocato di Bankitalia Olina Capolino, unica parte civile ammessa al processo, poi ci sono state le repliche di tutti i difensori. I legali di Mussari, Vigni e Baldassarri ancora una volta hanno messo in risalto come il mandate era conosciuto da tutti all'interno della banca e come gli ispettori di Bankitalia avrebbero potuto tranquillamente svolgere il loro lavoro e stabilire tutti i collocamenti necessari legati all'operazione con Nomura.

"A differenza di quanto affermato dai difensori, Giuseppe Mussari è stato regista e attore di questo film drammatico degli ultimi 10 anni di Mps" ha concluso il Pm Giuseppe Grosso nelle controrepliche. "Accanto a Mussari - ha aggiunto - c'erano Baldassarri come sceneggiatore silenzioso e l'aiuto regista Vigni. Mussari oltre che regista è stato il pessimo attore protagonista che ha lasciato una eredità pesante - ha ripetuto - minando la credibilità del Monte e dell'intero sistema bancario italiano". Grosso, che sostiene l'accusa con i colleghi Aldo Natalini e Giuseppe Grosso, ha ribadito la richiesta di 7 anni per Mussari e di 6 per Vigni e Baldassarri.

Prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio ha fatto una dichiarazione spontanea anche Baldassarri che ha ricostruito tutte le informazioni da lui date agli altri dirigenti della banca. Nessuna dichiarazione invece da parte di Vigni, mentre Mussari non e' in aula. Poi i giudici si sono ritirati in camera di consiglio senza pero' dare nessuna indicazione su un possibile orario per la sentenza. 

Anche Adusbef è intervenuta nel drammatico sfacelo di Mps.

Nazionalizzare il Monte dei Paschi di Siena e destituire i vertici, Profumo e Viola, "la cui gestione poco assennata, dovrebbe essere oggetto di un'azione civile di responsabilita'". Lo chiede, in una nota, Elio Lannutti, presidente dell'Adusbef, ricordando che "nel giorno in cui a Siena, nel processo farsa sui derivati Alexandria, il cui 'mandate' sarebbe stato occultato alla Banca d'Italia, con gli ispettori che al contrario sapevano tutto, si attende il verdetto per Mussari, Vigni e Baldassarri nel filone di inchiesta del 'mandate agreement' con Nomura, Mps ha perso in 5 sedute oltre un terzo del suo valore. Con il titolo a 0,62 capitalizza 3,2 miliardi di euro, meno della meta' dei 7,5 miliardi che toccava a luglio, quando condusse in porto un aumento di capitale da 5 miliardi, con le azioni che vennero offerte ad 1 euro, un bagno di sangue per azionisti, risparmiatori, consumatori, lavoratori, sotto la gestione non proprio brillante di Profumo e Viola, due banchieri che restano attaccati alle poltrone come le cozze agli scogli"

Redazione Milano


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