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Max Parisi

OPERAI AST SONO SOLO UNA PICCOLA PARTE DELLA CATASTROFE: 155.000 DIPENDENTI A RISCHIO LICENZIAMENTO IN 160 VERTENZE!

venerdì 31 ottobre 2014

La terribile giornata di Roma, gli scontri e le cariche della polizia ai militanti FIOM in piazza Indipendenza, conclusasi ieri con l'audizione del ministro Alfano in Parlamento, potrebbe non essere l'unica di un autunno diffile sul fronte lavoro. I 537 licenziamenti alla ThyssenKrupp di Treni rischiano di non rimanere isolati. Sul tavolo del Ministero dello Sviluppo Economico guidato da Federica Guidi ci sono oltre 160 vertenze per un totale di 155mila lavoratori coinvolti, il 15% dei quali già dichiarati in esubero.

Mentre in Parlamento, ma soprattutto sui media, si discute spesso a sproposito di una legge sul lavoro che nessuno ha potuto leggere, circa 28mila lavoratori rischiano di rimpinguare presto la già alta percentuale di disoccupati (il 12.3%). Chimica, tessile, siderurgia, agroalimentare, informatica. Non c'è settore che non abbia un fascicolo aperto allo Sviluppo Economico. Situazioni diverse l'una dall'altra perché, dove non ci sono problemi legati alla difficile situazione economica, arrivano le strategie delle società (Repubblica cita i casi della Guaber a Bologna e della Natuzzi in Puglia): Delocalizzazione, concentrazione della produzione sono spesso l'anticamera degli esuberi.

Delle 160 vertenze aperte, oltre la metà hanno una provenienza geografica settentrionale. Il dato non deve sorprendere, perché al Sud la situazione è già precipitata da tempo (Sulcis, Gela, Termini Imerese).  A farla da padrone in questa triste classifica il settore Automotive e componenti, con 17 vertenze aperte per altrettante aziende, un totale di oltre 10mila dipendenti coinvolti. Seguono la chimica con 16 (5200 dipendenti), l'informatica con 12 (altri 10.300 lavoratori), l'elettronica e il tessile con 10 a testa (e un totale di 14mila persone coinvolte). Ma il settore che mette più posti di lavoro a rischio (21.400) è la siderurgia, con la già citata ThyssenKrupp e l'infinito contenzioso sull'Ilva. 

"C'è un mercato del lavoro nel quale l'offerta supera largamente la domanda - sostiene il segretario generale della Uiltec, Paolo Pirani - Se si vuole contrastare la crisi industriale, il governo non può limitarsi a moltiplicare i tavoli di confronto. Abbiamo sostenuto che la piaga della disoccupazione e il rilancio della produzione avrebbero bisogno di un taglio della tassazione sul lavoro per cinquanta miliardi. Il governo ha cominciato da dieci per i redditi più bassi, dobbiamo proseguire, con coraggio e tempestività e allineare la tassazione sul lavoro ai principali paesi industriali con cui competiamo. Si può fare con una lotta non di facciata all'evasione fiscale. Credo che ci voglia una profonda riforma fiscale, che sia la risultante di un confronto ampio e aperto alle rappresentanze di imprese e lavoratori con l'obiettivo di ridurre la pressione fiscale ormai insostenibile". 

Fonte notizia ibstime.com - che ringraziamo. 

 


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