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Max Parisi

L'INEFFABILE MINISTRA MADIA AI GIORNALISTI: ''NON RISPONDO ALLE VOSTRE DOMANDE QUESTO NON E' GIORNALISMO DI RINNOVAMENTO''

lunedì 27 ottobre 2014

Nel tripudio mediatico e nuovista della Leopolda 5, tra discorsi di Renzi, sparate di Serra, attacchi e allegria, mi sembra sia sfuggito ai più un brutto episodio che ha per protagonista il ministro Marianna Madia.

I colleghi di FanPage hanno infatti provato a ottenere una battuta dal ministro su un argomento a lei caro, la pubblica amministrazione e dopo ripetuti tentativi, si sono sentiti rispondere quanto segue: “Sapete perché io non vi rispondo? Non perché non voglio rispondere alle vostre domande, si risponde a tutto. Ma perché secondo me questo non è un giornalismo di rinnovamento“. 

Ora, tra le centinaia di scuse che fino ad oggi si sono sentite per evitare le domande dei giornalisti (quei pochi che ancora le domande le fanno), sinceramente la creazione della categoria del “giornalismo di rinnovamento” ancora non la avevo mai sentita.

Sarei quindi davvero curioso di capire dal ministro cosa è esattamente il giornalismo di rinnovamento. E’ un giornalismo che non fa domande? Che non rompe le scatole? Che è sempre pronto a lisciare il potente di turno? Beh, in questo caso alla Leopolda credo che di giornalisti rinnovati se ne siano visti pure troppi.

In attesa di leggere cosa prevede il manuale del giornalista rinnovato, che immagino verrà presto twittato a tutte le redazioni, aggiungo solo che, tra le mille testate a cui si poteva dire di non essere “rinnovate”, il ministro è riuscito a beccare proprio FanPage, una delle realtà più innovative e interessanti dello stagnante panorama giornalistico italiano. 

Articolo tratto dal blog di Mauro Munafò per L'Espresso.

Nota.

A titolo di approfondimento sulla figura politica della signora o signorina Marianna Madia, ripubblichiamo di seguito il suo curriculum vitae, già reso noto dal nostro quotidiano lo scorso 26 febbraio 2014.

Alle elezioni del 2008, Walter Veltroni usa le prerogative del Porcellum per candidare capolista alla Camera per il Pd nella XV circoscrizione del Lazio la sconosciuta ventisettenne Marianna Madia. Alla conferenza stampa di presentazione, agli attoniti giornalisti la signorina dichiara gigionescamente di «portare in dote la propria inesperienza». In realtà è una raccomandata di ferro, con un pedigree lungo come il catalogo del Don Giovanni.

E’ pronipote di Titta Madia, deputato del Regno con Mussolini, e della Repubblica con Almirante. E’ figlia di un amico di Veltroni, giornalista Rai e attore. E’ fidanzata del figlio di Giorgio Napolitano. E’ stagista al centro studi Ariel di Enrico Letta. La sua candidatura è dunque espressione del più antico e squallido nepotismo, mascherato da novità giovanilista e femminista. E fa scandalo per il favoritismo, come dovrebbe.

In Parlamento la Madia brilla come una delle 22 stelle del Pd che non partecipano, con assenze ingiustificate, al voto sullo scudo fiscale proposto da Vetroni e MadiaBerlusconi, che passa per 20 voti: dunque, è direttamente responsabile per la mancata caduta del governo, che aveva posto la fiducia sul decreto legge. Di nuovo fa scandalo, questa volta per l’assenteismo. La sua scusa: stava andando in Brasile per una visita medica, come una qualunque figlia di papà. Invece di essere cacciata a pedate, viene ripresentata col Porcellum anche alle elezioni del 2013. Ma poi arriva il grande Rottamatore, e la sua sorte dovrebbe essere segnata. Invece, entra nella segreteria del partito dopo l’elezione a segretario di Renzi, e ora viene addirittura catapultata da lui nel suo governo: ministra della Semplificazione, ovviamente, visto che più semplice la vita per lei non avrebbe potuto essere.

Altro che rottamazione: l’era Renzi inizia all’insegna del riciclo dei rottami, nella miglior tradizione democristiana. La riciclata ora rispolvererà l’argomento che aveva già usato fin dalla sua prima discesa paracadutata in campo: «Non preoccupatevi di come sono arrivata qui, giudicatemi per cosa farò». Ottimo argomento, lo stesso usato dal riciclatore che dice: «Non preoccupatevi di come ho ottenuto i miei capitali, giudicatemi per come li investo». Se qualcuno ancora sperava di liberarsi dai rottami e dai riciclatori, è servito. L’Italia, nel frattempo, continui ad arrangiarsi.

(Piergiorgio Odifreddi, “La Madia ministro? Vergogna!”, inervento pubblicato nel blog di Odifreddi su “Repubblica” e ripreso da “Micromega” il 22 febbraio 2014).

 


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