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Max Parisi

CLAMOROSO: OBAMA ''SCARICATO'' DAI PARLAMENTARI DEMOCRATICI E ALLE ELEZIONI DI NOVEMBRE IL CONGRESSO TUTTO REPUBBLICANO!

martedì 21 ottobre 2014

NEW YORK - Il Paese non lo ama più come una volta, anzi, non lo ama più per niente e ora nemmeno i democratici che siedono in Congresso. A due settimane dalle elezioni di metà mandato, che serviranno per rinnovare la Camera e un terzo del Senato degli Stati Uniti - e a scegliere 36 governatori su 50 - il presidente Barack Obama resta ai margini, nella speranza di non fare danni.

Il tasso di approvazione per il suo operato è ormai ai minimi della sua presidenza, intorno al 40%, (38 per essere precisi) tra crisi internazionali e la ripresa economica che ancora non convince gli americani. Motivi che stanno spingendo i candidati democratici a evitare di salire su un palco con il presidente, o di partecipare con lui a una cena elettorale, soprattutto negli Stati dove la loro elezione è più difficile.

Il sentimento generale nei suoi confronti, in vista del voto del 4 novembre, è fotografato dalla scena a cui avrebbero assistito alcuni giornalisti statunitensi, che hanno raccontato di aver visto una parte del pubblico andar via da un comizio del candidato governatore del Maryland, Anthony Brown, quando Obama ha cominciato a parlare. Conscio della situazione, Obama è stato quasi invisibile in questa campagna elettorale, in cui si è limitato ad aiutare i candidati con gli eventi privati per la raccolta di finanziamenti. Il presidente, messo 'in panchina' dal suo partito - come ha scritto il New York Times - e attaccato recentemente da alcuni importanti ex ministri del suo governo, da Robert Gates a Leon Panetta, senza dimenticare Hillary Clinton, si è dovuto arrendere di fronte all'evidenza. 

In un'intervista radiofonica concessa al reverendo Al Sharpton, Obama ha giustificato i candidati che lo evitano, "grandi alleati che hanno sostenuto la mia agenda in Congresso". Il presidente ha ricordato che si tratta di una tornata elettorale difficile e che molti democratici impegnati in Stati cruciali, lo sono "dove io non ho vinto". Per questo "per loro è difficile avermi lì, perché i repubblicani userebbero la mia presenza per cercare di incoraggiare la partecipazione repubblicana".

L'affluenza, per Obama, sarà decisiva. "La verità è che nella maggior parte degli Stati, se avremo un'affluenza alta vinceremo, altrimenti perderemo. Quindi quello che voglio dalla gente è che vada semplicemente a votare". Sui candidati che hanno preso le distanze da lui, ha detto: "Il morale della favola è che queste persone hanno sostenuto la mia agenda in Congresso e sono dalla parte giusta sul salario minimo" e su tanti altri argomenti. "Qui non si tratta dei miei sentimenti feriti. Questi sono forti alleati e miei sostenitori.

A loro ho detto: "Sapete che c'è? Fate quello di cui avete bisogno per vincere. Io sarò responsabile affinché i nostri elettori vadano a votare". Così, a due settimane dal voto, il presidente non è mai stato presente a un evento organizzato da un candidate democratico al Senato, e solo uno - per di più in uno Stato 'sicuro' come il Michigan - è in programma prima del 4 novembre. Proprio sul Senato si concentrano le attenzioni dei due partiti e dell'opinione pubblica: con la Camera che, a meno di grosse sorprese, resterà ai repubblicani, le elezioni di metà mandato potrebbero consegnare l'intero Congresso al Grand Old Party, paralizzando gli ultimi due anni della presidenza di Obama.

Ai repubblicani serve strappare sei seggi ai rivali: al momento, sono nettamente favoriti per ottenere tre seggi detenuti dai rivali, in Montana, South Dakota e West Virginia, dove i senatori in carica non si sono ricandidati. I sondaggi indicano anche che i candidati repubblicani sono in vantaggio per strappare il seggio a Mary Landrieu in Louisiana e Mark Pryor in Arkansas.

Se riuscissero realmente a togliere questi cinque seggi agli avversari, i repubblicani dovrebbero soltanto vincere uno degli scontri in bilico in Alaska, Colorado, Iowa e North Carolina - mantenendo i propri seggi in Kansas, Kentucky e Georgia - per conquistare la maggioranza in Senato. Secondo le previsioni di FiveThirtyEight, il sito creato da Nate Silver - che non ha sbagliato una previsione elettorale negli Stati Uniti, pronosticando la vittoria di Barack Obama alle presidenziali 2012 quando l'istituto di ricerca Gallup lo dava in svantaggio di sette punti contro il repubblicano Mitt Romney, a meno di due mesi dal voto - i repubblicani hanno il 63,2% di possibilità di conquistare la maggioranza in Senato. 

Redazione Milano

 


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