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Max Parisi

WALL STREET JOURNAL: ''I MERCATI HANNO CAPITO CHE LA BCE NON E' PIU' IN GRADO DI SALVARE L'EURO. ARRIVA LA TEMPESTA''

martedì 21 ottobre 2014

NEW YORK - Per l'eurozona, che pure non ha mai contato su un vero piano di quantitative easing della Banca centrale europea, e' arrivato il momento di riformare o soccombere. I giorni in cui le politiche monetarie bastavano a bilanciare i deludenti indicatori economici sono finiti, scrive il "Wall Street Journal".

Lo dimostrano i mercati obbligazionari: la scorsa settimana i rendimenti sui buoni del tesoro statunitensi sono crollati, e i mercati azionari hanno subito gravi perdite. James Bullard, direttore della St. Louis Federal Reserve, ha placato il panico degli investitori suggerendo un prolungamento del quantitative easing della Fed. Si tratta di un tipico caso di "una cattiva notizia e' una buona notizia". Paradossale, ma vero.

I mercati sono cosi' disperati e dipendenti dagli stimoli monetari, da trattare sviluppi economici e finanziari negativi - come la prosecuzione dell'intervento esterno della Fed sulle dinamiche di mercato - alla stregua di sviluppi positivi: una tattica che - però - nell'area euro non funziona piu'.

Il terrore legato alla stagnazione economica e all'insufficienza delle politiche monetarie si e' infatti diffuso soprattutto in Europa.

Il "whatever it takes" pronunciato dal presidente della Bce Mario Draghi nel luglio 2012 ha funzionato per ben due anni, ma ha ormai esaurito la sua efficacia.

"Una cosa e' soffiare sulle paure esagerate di un brakeup dell'euro per esorcizzarlo, altra cosa e' produrre misure concrete e credibili per evitare la progressiva concretizzazione di quello scenario", avverte il quotidiano Usa.

E cosi', per la prima volta dal 2010, gli investitori stanno perdendo fiducia nella capacita' della Bce di far fronte alla stagnazione e alla deflazione che incombono sull'economia continentale. Non si tratta di un timore infondato: e' stato lo stesso Draghi, lo scorso agosto, ad avvertire che l'eurozona non potra' risollevarsi in virtu' dei soli stimoli monetari.

L'appello di Draghi alle riforme e' stato inizialmente accolto positivamente dai mercati, ma poi ha mostrato la sua vera natura: l'ammissione che la Bce non e' in grado di risolvere i problemi strutturali che dal 2009 giacciono nell'agenda dei governi dell'euro.

A dispetto dei bassissimi interessi sul debito sovrano, della svalutazione dell'euro sul dollaro e del piano di acquisto di asset privati annunciato dalla Bce, le previsioni relative all'inflazione continuano a peggiorare.

L'ultimo "calcio al barattolo" (tipica espressione americana -ndr) che rimane alla Bce è quello di un quantitative easing in pieno stile, ma continua a scontare l'opposizione politica della Germania, e in ogni caso, non farebbe che comprare all'Unione altro tempo, tempo che sino ad ora non e' stato usato per andare rapidamente alla radice dei problemi di competitivita' del Continente.

"L'assenza di una unione politica consente a Francia e Italia di continuare la loro recalcitrante opera di rinvii e al contempo di rifiutare un'ulteriore cessione di sovranita' economica a Bruxelles - cioe', di fatto, a Berlino", scrive a chiare lettere il Wall Street Journal

Nell'attuale condizione - conclude il più autorevole quotidiano finanziario americano e mondiale - "la pioggia di vendite della scorsa settimana rischia di essere soltanto una anticipazione di quanto accadra' a breve. Gli investitori sperano ancora che Draghi possano fare qualcosa, ma non trattengono piu' il fiato: in Europa le brutte notizie sono semplicemente brutte notizie".

Redazione Milano.


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