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Max Parisi

RENZI STA PER RICEVERE LA ''LETTERINA'' DA BRUXELLES (UGUALE A QUELLA CHE ARRIVO' A BERLUSCONI) SCHIANTO DELLA ''MANOVRA''

martedì 21 ottobre 2014

Il negoziato con la Ue - scrive Repubblica stamattina - "sembra tornare a complicarsi. Nelle prossime ore e' attesa una lettera nella quale la Commissione europea esprimerà i propri dubbi sulla manovra italiana.

Nel mirino la scelta di tagliare il deficit strutturale di un solo decimo di punto nel 2015, in violazione del Fiscal Compact. E secondo fonti europee citate anche dall'Ansa il presidente uscente della Commissione, Jose' Manuel Barroso, resterebbe fermo sulla richiesta di chiedere una correzione dello 0,5%, pari a 8 miliardi.

Renzi confida però sul suo successore, Jean Claude Juncker, che sarebbe pronto a un accordo che tenga conto della flessibilità, quindi in linea con le cifre indicate governo.

Sono in corso - ne siamo stati informati - contatti ai massimi livelli istituzionali per indurre Barroso a passare la mano, esprimendo pure i suoi dubbi nella lettera in gestazione ma evitando poi di rimandare platealmente la manovra e lasciando che sia Juncker a gestire lo spinosissimo dossier "Italia"

Intanto si attende la messa a punto della manovra: "Le partite ancora aperte nelle ultime ore riguardano la definizione dei meccanismi del bonus da 80 euro da 9,5 miliardi reiterato per il prossimo anno i cui criteri contabili cambieranno (Come? E chi lo sa).

C'e' poi l'ultima sortita sul bonus-bebe' che, secondo le intenzioni di Palazzo Chigi dovrebbe funzionare con il criterio degli 80 euro a mamma dove il reddito familiare e' inferiore ai 90 mila euro con la deroga oltre questa soglia per i nuclei dove si supera il terzo figlio: anche in questo caso il meccanismo fiscale e' di complessa realizzazione (per non dire impossibile da attuare).

L'altra questione esplosiva per il governo Renzi e' quella delle Regioni: se, come fatto filtrare dai protagonisti della trattativa, il taglio di 4 miliardi sara' ammorbidito con il ricorso a prestiti della Cassa Depositi e prestiti, ci sarebbe da cambiare la norma (E il tempo per farlo?).

Infine le critiche, che il governo, per ora, non sembra intenzionato raccogliere: aumento delle tasse sui Fondi pensione, neutralita' fiscale dell'anticipo del Tfr, sblocco dei contratti per gli statali, senza contare la richiesta di un aumento delle risorse per le assunzioni a contributi-zero che riguarderebbero solo stipendi fino a 1.200 euro al mese.

Troppo pochi, si dice, e si chiede un aumento delle risorse.

Dubbi e polemiche arrivano anche sull'entita' dello sconto Irap sul costo del lavoro. Ancora Rebubblica sull'accordo tra Parigi e Berlino, scrive: "Francia e Germania lanceranno, entro l'inizio di dicembre, un piano comune per aumentare gli investimenti in Europa. E alla richiesta - insieme provocatoria e negoziale - dei francesi, che la Bundesrepublik investa 50 miliardi in cambio di 50 miliardi di tagli di Parigi, il governo federale risponde con un si' indiretto. Cosi', con impegni almeno di facciata e il segnale politico di una grosse Koalition contraria a procedure di infrazione europee verso la seconda potenza dell'eurozona, si e' concluso ieri a Berlino il difficile vertice dei ministri di Finanze ed Economia dei due Paesi, cioe' Wolfgang Schaeuble, lo stesso Gabriel, Michel Sapin ed Emmanuel Macron".

I due ospiti non tornano a Parigi a mani vuote. Angela Merkel conferma la richiesta di rigore e riforme, ma fa capire di non voler abbandonare la Francia al suo destino. Quel 3% di Pil di investimenti tedeschi in piu', notano qui gli economisti, equivale grosso modo proprio ai 50 miliardi auspicati da Parigi, che così per l'ennesima volta potrà sforare il limite del 3% che per l'Italia - però - resta inviolabile.

Schaeuble ha sottolineato: "L'economia dell'eurozona si sta indebolendo, per cui siamo decisi a fare insieme tutto il possibile per rafforzare gli investimenti sia privati sia pubblici nei nostri due Paesi".

Naturalmente - ha precisato il ministro tedesco - solo "entro i limiti consentiti' da Patto di stabilità e Fiscal Compact. (Ma come riuscirà a farlo la Francia, che violerà sia la prima che la seconda regola citata da Schaeuble?)

Resta ora l'incognita delle scelte dell'esecutivo europeo: il pressing politico tedesco contro procedure punitive per la Francia e' trasparente, ma istituzionalmente la scelta non compete a Berlino. "Le regole europee si applicano a tutti e spetta alla Commissione decidere sul deficit francese", ha avvertito Schaeuble. I problemi strutturali di Parigi, hanno ammesso Sapin e Macron, restano. La piccola dose di benevolenza tedesca li allevia appena.

Mentre per l'Italia si profila la mannaia: come farà il governo Renzi ad ottenere un abbassamento del deficit dello Stato dello 0,5% nel 2015, quando invece la manovra scritta da Renzi si poggia proprio sulla violazione di questo parametro Ue? 

Redazione Milano


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