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Max Parisi

PRECIPITA IL PRINCIPALE INDICATORE DELLO STATO DI SALUTE DELL'ECONOMIA TEDESCA: L'INDICE ZEW SPROFONDA A -3,9 (ERA +6,9)

martedì 14 ottobre 2014

BERLINO - Peggiora a ottobre l'indice Zew che misura la fiducia delle imprese tedesche. L'indice si attesta a -3,9 rispetto a +6,9 del mese precedente. Il dato è decisamente peggiore anche rispetto alle attese degli analisti che indicavano un valore a 0,8. Marcato peggioramento anche per l'indice sulla situazione economica con un valore a 3,2, praticamente un crollo rispetto al 25,4 di settembre.

Le borse europee ampliano i ribassi sulla scia del crollo dell'indice Zew tedesco a ottobre. Piazza Affari accusa un calo che sfiora l'1%. A Francoforte l'indice Dax lascia sul terreno lo 0,70%, sulla stessa linea Parigi, Madrid arretra dello 0,75% mentre Londra registra una flessione di mezzo punto.

L'Indice Zew ora è "sottozero". Il principale termometro della fiducia degli investitori in Germania accusa un autentico crollo ad ottobre scivolando a un valore di oltre 10 punti percentuali in meno rispetto il mese di settembre.. Si tratta della decima flessione consecutiva ed è la prima volta - dal novembre del 2012 - che l'indice mostra valori nettamente negativi.

Questo indicatore è considerato decisivo da tutti gli analisti internazionali. Rappresenta un'indicazione basilare per poter avere indicazioni complessive sull'andamento dell'economia tedesca. Tutte le volte che la Germania inzia ad esprimere valori negativi dello Zew, il Paese entra in recessione.

D'altra parte, con il blocco dell'export in Russia - che rappresentava il primo mercato per le esportazioni tedesche - e il contemporaneo crollo delle economie europee della Zona euro, derivato dalle folli politiche di austerità imposte dalla Germania al resto della UE, che altro ci si poteva spettare?

E c'è ben poco da rallegrarsi, dall'inchiodata tedesca: questa situazione venutasi a creare in Germania produrrà conseguenze molto negative sul quadro già negativo dell'Eurozona. Prima delle quali, la fuga di capitali e lo smobilizzo di quelli investiti in titoli di stato europei. In cima alla lista, ovviamente, ci sono quelli italiani.

Max Parisi


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