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Max Parisi

L'ISIS MINACCIA LA RUSSIA: ''CON L'AIUTO DI ALLAH CONQUISTEREMO IL CAUCASO''. (CREMLINO: LI STERMINEREMO CON OGNI MEZZO)

venerdì 10 ottobre 2014

MOSCA - Uno dei capi militari dello Stato islamico, Tarhan Batirashvili, piu' noto come Omar al Shishani, ha minacciato attacchi contro la Federazione Russa, e giurato di guidare "migliaia di islamisti per vendicarsi contro Mosca".

In un proclama ripreso dalla stampa russa, al Shishani ha dichiarato che le forze dell'Isis hanno gia' "sbaragliato" l'Esercito iracheno e che il prossimo obiettivo sara' la Russia. Poco prima i guerriglieri dello Stato islamico hanno pubblicato su Internet un video in cui si rivolgevano al presidente russo, dichiarando il loro intento di "liberare la Cecenia e il Caucaso" e di istituirvi il "califfato islamico".

In risposta alle minacce dei terroristi, il primo ministro reggente della Cecenia, Ramzan Kadyrov, ha promesso di "annientare i terroristi che tenteranno di compiere incursioni nel territorio russo". 

L'allarme già palese con la doppia strage tra Cecenia e Daghestan dei giorni scorsi, diventa sempre più concreto e oggi viene rilanciato dall'agenzia Bloomberg che sottolinea come un comandante dello Stato islamico, conosciuto come "Omar il ceceno", Tarkhan Batirashvili abbia chiamato il padre che risiede nella Gola di Pankisi, a poco più di 100 km a Nord-Est di Tbilisi, al confine con la Cecenia, non solo per parlargli dell'avanzata in Iraq ma anche per aggiungere: la Russia sarà la prossima.

Il Caucaso è un obiettivo dell'Isis e per il leader del Cremlino era già chiaro da tempo. La regione incuneata tra la Russia, l'Iran e la Turchia è un'intricata rete di tensioni, sfociate più volte in violenza negli ultimi tre decenni, in diversi punti caldi. Dalla Cecenia al Nagorno-Karabakh sino alla Georgia. E in particolare la Cecenia, potrebbe tornare ad essere una grossa preoccupazione, nonostante negli ultimi anni Ramzan Kadyrov e il suo pugno di ferro erano stati una garanzia di sicurezza per Putin. Il reiterare di Kadyrov "la situazione è sotto controllo" non convince più di tanto, mentre Batirashvili, che durante il conflitto armato in Ossezia del sud nel 2008 ha combattuto dal lato georgiano, promette di "tornare" in Russia. Con al suo fianco "molte migliaia di persone".

Nei giorni scorsi, il segretario del Consiglio di sicurezza russo Nikolai Patrushev, ha dichiarato che il numero totale dei combattenti dello "Stato islamico" sono 30-50 mila persone. La CIA a metà settembre aveva detto che l'Isis ha al suo attivo circa 30 mila persone.

Ma nonostante il suo soprannome, Batirashvili non è ceceno, ma di origine georgiana. Proviene appunto da Pankisi, ossia da una zona che il presidente russo Putin accusa di favoreggiamento di quella ribellione islamista, che ha cercato di schiacciare da quando è arrivato al potere. Ma mentre la Russia si sta concentrando sul conflitto in Ucraina, i a Pankisi ricordano ancora l'umiliazione della guerra dei cinque giorni nel 2008, quando Putin ha contribuito a cementare i movimenti separatisti nelle province di Abkhazia e Ossezia del sud.

Di fatto Pankisi dopo il crollo dell'Unione sovietica era già diventata una zona di non-diritto. Ci transitavano armamenti destinati ai guerriglieri ceceni e stupefacenti provenienti dall`Afghanistan e diretti verso i mercati europei. Poi durante la Seconda Guerra Cecena, la gola di Pankisi divenne rifugio sicuro per i militanti.

Popolazione raddoppiata e attività criminali intensificate, compresi i rapimenti di alto profilo, come quello del fratello dell`allora calciatore del Milan, Kakhaber Kaladze. E da là viene il comandante, dalla barba rossa e ora conosciuto con il nome di battaglia di Omar al-Shishani o appunto Omar il Ceceno, uno dei leader delle forze che lottano per un califfato islamico in Siria e in Iraq.

Batirashvili è considerato un tattico. E viene dal luogo più pericoloso per Mosca. Marvin Kalb, consulente per il Pulitzer Center di base a Washington, ha detto ad Al Arabiya che "Putin si preoccupa costantemente per gli insorti locali, formati in Siria, e ora dall'Isis, e poi destinati a tornare con le loro nuove competenze. Putin non li vuole e questo è un incubo cronico per lui".

Il newyorkese Soufan group ha fatto sapere a giugno che all'incirca 200 ceceni combattono in Siria e la recente cattura di un'importante base aerea siriana gli ha fatto guadagnare anche jet MiG russi, sequestrati durante l'azione. Mentre in un video diffuso dall'Isis si dice: "Questo messaggio è indirizzato a te, oh (Presidente russo) Vladimir Putin, questi sono i vostri velivoli che hai mandato a Bashar (il presidente siriano, Assad), e con l'aiuto di Allah li invieremo a voi. Ricordati questo. E' con il permesso di Allah, che noi potremo liberare la Cecenia e tutto il Caucaso". 

Da fonti vicine al Cremlino, però, è filtrata la notizia per la quale "questa volta non finirà come in Afghanistan, queste bande di assassini che combattono in nome di Allah ma in verità sono solo dei feroci briganti, li stermineremo con ogni mezzo, se necessario anche armi atomiche a basso impatto" - così avrebbe detto un alto funzionario della Difesa russa. E c'è da credergli.

Redazione Milano

 


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