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Max Parisi

Guardiamo da vicino Alternative für Deutschland, il nuovo partito tedesco che vola al 20% nei sondaggi. La Merkel trema.

martedì 7 maggio 2013

Solo il 14 aprile scorso ha tenuto il suo primo congresso, e Alternative für Deutschland è già accreditato al 20% nei sondaggi per le politiche di fine settembre 2013.

I fondatori sono nomi noti, illustri ed influenti. Si va da Hans-Olaf Henkel, ex presidente della Confindustria tedesca, con la quale continua ad intrattenere ottimi rapporti, all’economista Bernd Lucke, affiancato da nomi celebri quali Stefan Homburg, Charles Blankart, per non menzionare poi Joachim Starbatty, Wilhelm Hankel, Karl Albrecht Schachtschneider, Dieter Spethmann e molti altri.

E' un Gotha culturale, accademico, imprenditoriale di primissimo piano, molto vicino a Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, tutto compattamente solidale con questo nuovo partito che promette di rivoluzionare la Grermania e l'Europa intera.. Infatti, cuore del programma di Alternative für Deutschland é il distacco della Germania dalla zona euro. Da attuarsi in modo più o meno soft, concordato, senza troppi strattone, ma con grande fermezza.

Nel breve volgere di poche settimane i sondaggi ufficiali danno il partito al di sopra della soglia di sbarramento del 5%, ma in molte rilevazioni si arriva a punte superiori al 20%. Si tenga presente quanto in Germania sia ancora grande il rispetto di cui godono sia le alte cariche istituzionali dello stato sia gli ambienti accademici.

Si tenga soprattutto presente il diffuso senso di malessere dei tedeschi che agli inizi degli anni novanta si sono volontariamente assoggettati a grandi rinunzie per la ricostruzione dell’ex Ddr, e nell’ultimo decennio hanno acconsentito a ridursi stipendi e pensioni, nonché ad assistere a grandi revisioni del mercato del lavoro, il tutto finalizzato ad affrontare con graduale rigore l’incombente crisi depressiva.

Ai tedeschi già così provati da tanti e severi sacrifici resta del tutto inspiegabile il fatto che i paesi meridionali dell’euro né sappiano né vogliano mettere ordine nei loro bilanci, nonostante abbiano ricevuto aiuti cospicui.

Alternative für Deutschland é perfettamente conscia che l’adesione all’euro è regolamentata da oltre 114 Trattati internazionali, che non intende, ovviamente disattendere, bensì rinegoziare. Ed infatti presentano una proposta di svincolamento giuridicamente ineccepibile.

A ciò si aggiunga una diffusa campagna antitedesca, grondante di demagogico populismo facilone, che imputerebbe alla Germania la colpa dell’attuale depressione e di averci lucrato sopra, quasi che i Piigs fossero candide colombelle, mentre in realtà sono rapaci divoratori delle risorse messe a disposizione proprio dai tedeschi e dall’Unione. Almeno, questo pensano e dicono gli attivisti del nuovo partito, e raccolgono consensi enormi.

Il prossimo 11 giugno, per di più, il presidente Jens Weidmann - considerato un po' il grande vecchio di Alternative für Deutschland  testimonierà a Karlsruhe contro gli Omt, e la relativa sentenza potrebbe esserne pesantemente condizionata, con tutte le conseguenze del caso. Gli OMT consistono nell’acquisto diretto da parte della BCE di titoli di stato a breve termine emessi da paesi in difficoltà macroeconomica grave e conclamata. E la testimonianza contraria del capo della Banca centrale tedesca avrà un peso decisivo per il mantenimento degli Omt.

Quindi, le prospettive per le elezioni federali del 22 settembre non sono affatto rosee per Angela Merkel.

Virtualmente scomparsi i Piraten (2%, e quindi nemmeno presenti in Parlamento), l’Unione Cdu/Csu si attesterebbe al  38%, i socialdemocratici (Spd) al 26%, i Verdi al 15%, la Linke al 6% ed infine i liberaldemocratici (Fdp) al 5%. In questo sondaggio Alternative für Deutschland era ancora stimata al 10%, ma quelli più recenti la indicano ampiamente sopra il 20%. É evidente che nessuna formazione politica tradizionale dovrebbe essere in grado di formare un governo da sola. Ma nell’ottica di una necessaria coalizione, l’Alternative für Deutschland potrebbe severamente condizionare dapprima la campagna elettorale e, quindi, il governo in chiave anti euro. Fino al ritorno al marco tedesco. 

red.

 

 

 

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