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Max Parisi

IL CALIFFATO ISLAMICO VENDE RAGAZZE E BAMBINE A 150 DOLLARI AI BORDELLI PER MILIZIANI GESTITI DA MUSULMANE INGLESI

giovedì 25 settembre 2014

Si scrive molto sulla crudeltà manifestata dal “Califfato islamico” in Siria e in Iraq, sulle punizioni dei soldati governativi fatti prigionieri e sulla esecuzione di giornalisti stranieri e di rappresentanti delle organizzazioni umanitarie.

Ma esiste ancora un aspetto dell’attività dello “Stato islamico dell’Iraq e del Levante” (ISIL). Qui sotto riportiamo una rassegna di notizie militari che non sono apparse sulle pagine della maggioranza dei giornali centrali.

La media company inglese Christian Today pubblica un servizio sui mercati di schiavi sessuali esistenti sui territori controllati dall’ISIS. Stando all’autore del servizio, su questi mercati vengono portate donne e ragazze che passano una procedura accelerata di “divorzio” dai mariti legittimi e i “test” di verginità. I vestiti delle donne vengono marcati con diversi colori a seconda della loro condizione familiare e le stesse vengono vendute pubblicamente sui mercati (le vergini ad un prezo più alto). Poi viene contratto in fretta un matromonio formale affinché l’acquirente possa violentare “legittimamente” la donna comprata. Vengono vendute non solo donne e ragazze ma anche bambine. Nel servizio è scritto che la bambina più piccola venduta su uno di tali mercati per essere violentata da islamisti aveva solo tre anni.

Per quanto riguarda i prezzi, stando a diverse fonti nella stampa araba, a Masul, ad esempio, sono state vendute 700 donne ad un prezzo medio di 150 dollari ciascuna. Secondo il canale arabo Al-Sharqia, un imprenditore arabo come un gesto di buona volontà ha riscattato su un mercato di schiavi a Mosul 45 yazidi (uomini, donne e bambini) per 30 mila dollari e li ha rimessi tutti in libertà.

Giornali britannici scrivono anche che al vertice della polizia della sharia della speciale brigata femminile dell’ISIL si trovano cittadine della Gran Bretagna che manifestando una particolare crudeltà hanno organizzato una rete di bordelli etnici per islamisti. Solo nell’ultimo mese, dopo la riuscita offensiva di giugno degli jihadisti, nei bordelli dell’ISIL sono capitate fino a 3 mila donne yazide provenienti dal nord dell’Iraq. In tutto dalla Gran Bretagna sono partite verso l’Iraq e la Siria fino a 60 donne musulmane con cittadinanza britannica. Il Centro internazionale per lo studio della radicalizzazione ha raccolto una base di dati relativi a 25 di tali donne britanniche. Hanno prevalentemente da 18 a 24 anni e il loro numero cresce rapidamente, soprattutto dopo la comparsa del filmato sull’esecuzione di James Fowley.

D’altronde, non tutte le britanniche vi arrivano per organizzare bordelli. Molte donne musulmane dell’Europa vorrebbero sposarsi con membri dell’ISIL e cercano attivamente mariti mediante Twitter, Facebook ed altri social network. Così, analizzando nei social network gli account di un noto jihadista olandese il Centro per lo studio della radicalizzazione ha scoperto che nel periodo in cui il medesimo si è trovato nelle file dell’ISIL gli sono pervenute... 10.000 proposte di matrimonio. Quando alla fine questo jihadista si è sposato, i cuori di innumerevoli musulmane dell’Occidente sono stati spezzati.

Neanche la pornografia è estranea agli jihadisti. Secondo le dichiarazioni degli americani, già nel 2011 nella villa ad Abbottabad in Pachistan, dove è stato catturato Osama bin Laden, è stato trovato un mucchio di film pornografici. Ma gli americani non erano in grado di rispondere univocamente se Osama bin Laden stesso avesse guardato questi film o se appartenessero a qualcuno del suo seguito. Allora la notizia dei film porno ha sollevato un’ondata di discussioni nella rete e solo pochi hanno creduto a quella notizia ritenendo che si trattasse di un tentativo di screditare Osama bin Laden. Eppure materiali pornografici vengono trovati abbastanza spesso nei computer degli islamisti durante le indagini sulla loro attività. Può darsi quindi che la pornoindustria cinematografica abbia influito anche su un altro tipo di attività degli islamisti.

Analizzando i filmati dell’ISIL e l’industria cinematogafica dello jihad The Atlantic in uno dei suoi servizi richiama l’attenzione sul fatto che i prodotti video degli islamisti vengono realizzati secondo gli stessi principi che i film porno. In tali prodotti c’è un soggetto minimo, oppure non c’è, e allora viene fatto vedere semplicemente l’atto sessuale. I film a lungo metraggio degli islamisti erano popolari in Palestina a partire già dagli anni ‘90. In quei film si raccontava a lungo chi e perché ha deciso di diventare kamikaze, vi veniva rintracciata tutta la vita di questa o quella persona.

Il protagonista diventava famoso come una stella del cinema. Nel 2003, dopo l’invasione americana dell’Iraq, insieme con i film a lungo metraggio degli islamisti sono apparsi anche filmati corti. Venivano ripresi in tempo reale con una sola camera o persino con un telefonino. L’accento principale veniva posto non sul motivo dell’atto terroristico ma sulle sue conseguenze immediate. Nei film degli jihadisti la culminazione è la morte dimostrativa del nemico. L’ISIL combina abilmente questi due generi, e cioè produce sia film a lungo metraggio e singoli video che compilazioni di filmati corti. Il terrorismo è teatro. Così si riteneva decenni fa. Adesso la gente vede lo sviluppo del cinematografo degli jihadisti ed inorridisce di fronte al trend di barbarizzazione del terrorismo che va su di giri, quando vengono tolte tutte le norme durante la eliminazione e l’umiliazione del nemico, quando le stragi vengono riprese con la camera in tutti i più piccoli particolari.

LA VOCE DELLA RUSSIA - che rigraziamo. 


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