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Max Parisi

MURO CONTRO MURO SPAGNA-CATALOGNA: IL 9 NOVEMBRE IL REFERENDUM D'INDIPENDENZA SI FARA'. A QUALSIASI COSTO (ARTUR MAS)

sabato 20 settembre 2014

MADRID - La Scozia vota no all'indipendenza, il primo ministro Alex Salmond si dimette, ma la Catalogna è decisa a consumare la sua sfida, convocando il referendum per il 9 novembre, che il governo spagnolo non riconosce perché contrario alla Costituzione, nonostante abbia valore unicamente consultivo.

"Quella della Scozia è la strada giusta, l'unica per risolvere conflitti. Il processo catalano va avanti" ha sostenuto il leader di CiU, Artur Mas, presidente della Generealitat, nel valutare in chiave nazionale il risultato scozzese. A suo dire dimostra "che il voto non divide, ma unisce" ed è "un buon esempio di democrazia che viene dall'Europa".

A Madrid, è durato poco il sollievo col quale il governo spagnolo ha accolto la vittoria del 'no' in Scozia, anche se le mosse successive del fronte indipendentiste erano state ampiamente anticipate. In un video diffuso in mattinata, il premier conservatore Mariano Rajoy si è congratulato con "i cittadini scozzesi che hanno evitato le gravi conseguenze economiche, sociali, istituzionali e politiche che avrebbe comportato la separazione". Ma non ha fatto parola della Catalogna, nel giorno dell' approvazione della "legge di consultazione popolare non referendaria e di partecipazione cittadina", con la quale il 'Parlament' intende dare copertura legale al referendum indipendentista.

La legge é passata in serata con i voti a favore del blocco 'soberanista' (Ciu, Erc, Icv e Cup), al quale si sono uniti anche i socialisti del Psc, sostenendo che la legge non serve per la convocazione di un referendum indipendentista. Un esercizio di acrobazia politica, difficile da spiegare anche al neo segretario generale del Psoe, Pedro Sanchez, che, nel celebrare il risultato scozzese, ha insistito sulla necessità di una 'terza via', di una riforma costituzionale, contro le sirene secessioniste e "l'immobilismo di Rajoy".

Nel muro contro muro fra Barcellona e Madrid, cresce la febbre referendaria. Ed è caduto nel vuoto anche l'appello alla riflessione e al "rispetto delle regole" della vicepremier Soraya Sanz de Santamaria, a poche ora dalla votazione alla Camera catalana. La numero due del governo ha ricordato che "la Spagna e la Scozia non hanno la stessa legislazione né gli stessi livelli di autogoverno" e la Costituzione spagnola "non prevede un referendum di autodeterminazione". Ma ha chiuso anche la strada a un patto su una 'terza via', come quella indicata da David Cameron alla Scozia, con un'ampia 'devolution' di poteri: "Nessun patto sotto minaccia", ha insistito.

Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Catalogna della legge di consultazione, probabilmente già nella notte, Artur Mas firmerà il decreto di convocazione delle urne. Madrid ha convocato un consiglio dei ministri straordinario nel weekend e risponderà impugnando la legge regionale di fronte alla Corte costituzionale, chiedendone la sospensione immediata.

Ma, a quel momento, Artur Mas avrà già onorato il suo impegno con l'elettorato 'soberanista' di convocare il referendum. A differenza dei soci di Erc, "non si è mai impegnato ad andare a votare", ricordano nel suo entourage. E non convocherà i catalani a scrutini fuorilegge. Ha citat a più riprese l'ipotesi di elezioni anticipate - che vedrebbero verosimilmente una vittoria plebiscitaria del fronte indipendentista - ma starebbe valutando anche nuove alleanze per arrivare alla fine della legislatura, nel 2016.

 


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