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Max Parisi

MANCANO 15 MILIARDI DI EURO PER EVITARE SANZIONI UE: RENZI STA PENSANDO DI AUMENTARE L'IVA! (ALTERNATIVA: PATRIMONIALE)

martedì 16 settembre 2014

Pronti, via: appena suonata la campanella del primo giorno di scuola, il governo ed il presidente non eletto Renzi hanno subito collezionato una sonora e drammatica bocciatura. Difatti l’OCSE ha certificato che l’Italia, nel 2014, sarà l’unico paese della zona ad essere in recessione, con un bel -0,4% di crescita di PIL. Fin qui nulla di nuovo, verrebbe da dire, visto che sono anni che l’Italia distrugge ricchezza.

Il tragico è che il premier non eletto ed il suo fido sodale Padoan avevano previsto un PIL positivo per lo 0,8% e questo significa uno scostamento di oltre un punto percentuale per il rispetto degli impegni presi con la ue, corrispondenti a circa 15, 16 miliardi di euro.

Miliardi che devono ovviamente essere recuperati tempestivamente, per non incorrere nelle ire di Bruxelles e nelle bacchettate sulle dita da parte del cancelliere tedesco Merkel. 

Quindi, a dispetto di quanto sempre dichiarato dal premier non eletto, sarà necessaria una nuova finanziaria e già, negli uffici di Padoan, si vocifera e si studia un bell’aumento dell’IVA sui generi di prima necessità: pasta, pane, farina, ecc che passerebbe dal 4 al 7 o addirittura al 10%.

Geniale: in una situazione di calo dei consumi, è allo studio un ulteriore incremento della tassazione sui consumi! Se un qualsiasi studente di scienza delle finanze se ne uscisse con una simile corbelleria in sede d’esame, verrebbe prontamente invitato ad alzarsi e ad andarsene tra le risate generali dei colleghi di studio.

Nell’Italia del governo partorito dalle primarie di un partito, invece, può accadere anche questo: che si pensi di combattere la recessione con un ulteriore inasprimento fiscale, per giunta su prodotti di assoluta necessità.

Se non abitasse dall’altra parte dell’atlantico, mi piacerebbe invitare a cena Arthur Laffer e, dopo avergli offerto un buon bicchiere di vino, chiedergli un parere su queste mosse che, lungi dal risanare i conti e rilanciare l’economia, avranno l’unico effetto di deprimere ulteriormente i consumi e quindi il gettito fiscale.

A nulla, a quanto pare, è servita l’esperienza del maxi aumento delle accise sui carburanti voluti dal governo Monti che, lungi dall’aumentare il gettito, ha creato un’autentica voragine nei conti.

Il bello dei governi italiani e degli ultimi tre in particolare, è che non solo smaniano per copiare ricette estere che hanno già dimostrato il loro fallimento nei paesi d’origine, ma perseverano pure con straordinaria caparbietà nel commettere gli stessi errori del passato.

Quello che possiamo attenderci, quindi, è un ulteriore avvitamento dell’economia, con il conseguente aumento della disoccupazione, calo dei consumi e quindi delle entrate fiscali. L’unica cosa che crescerà certamente grazie all’instancabile operato del premier non eletto Renzi sarà il debito pubblico.

Debito, che è bene ricordare a tutti, a partire dal 2015 dovrà essere necessariamente ridotto per un valore di circa 50-60 miliardi l’anno per il prossimo ventennio. Dove pensa, di grazia, il premier non eletto Renzi, di recuperare una simile somma?

Se queste sono le premesse, non possiamo che attenderci  una bella patrimoniale, di quelle tanto care alla sinistra ed auspicate dalla Germania, che non perde occasione per dire che gli italiani sono più ricchi dei tedeschi.

In una simile situazione, l’unica strada percorribile sarebbe quella di un’uscita controllata dell’Italia dalla moneta unica. Il bel paese uscirà comunque dall’euro, il punto è se farlo in modo razionale e controllato o “alla carlona”, in pieno stile italico, senza aver studiato un piano operativo e travolti dagli eventi.

Il premier non eletto Renzi ha dichiarato di essere l’ultima chance per l’Italia: stante così le cose, più che un salvatore della patria, appare esserne sempre più il becchino.

Normalmente non sono abituato a chiedere favori a chicchessia, ma in questo caso farò un’eccezione: per favore, signor Renzi, si dimetta.

Se vuole davvero essere l’ultima chance per l’Italia, si dimetta e lasci la parola al popolo. In questi mesi ha dimostrato di non essere stato in grado di realizzare uno solo, dicasi uno!, dei punti che intendeva realizzare: l’Italia non ha 1000 giorni davanti a sé come lei invece rivendica per il suo governo. Per favore, si dimetta, almeno passerà alla storia per aver compiuto un gesto di responsabilità nei confronti del popolo.

Luca Campolongo


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