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Max Parisi

RETATA DI TERRORISTI ISLAMICI IN BOSNIA, TRA LORO ANCHE UN ''ITALIANO'' INTERVISTATO GIORNI FA DALL'ECO DI BERGAMO.

giovedì 4 settembre 2014

SARAJEVO - BOSNIA - La bufera seguita all'arresto di 16 esponenti del movimento fondamentalista islamico dei wahabiti in Bosnia non si placa nemmeno oggi. L'Agenzia statale per le investigazioni e la sicurezza (Sipa) di Sarajevo ha eseguito ieri una maxi operazione denominata "Damask", con l'obiettivo di smantellare un'importante rete di fondamentalisti islamici specializzata nel reclutamento di combattenti da mandare in Medio Oriente, soprattutto in Siria e in Iraq. La questione dei wahabiti in Bosnia rappresenta da diversi mesi un tema caldo per i media locali e una continua fonte di polemiche tra Sarajevo e Banja Luka, capitale della Repubblica Srpska, l'entita' serba della Bosnia. 

Il parlamento della Federazione di Bosnia ed Erzegovina, l'altra entita' del paese, ha recentemente approvato delle modifiche al codice penale e un pacchetto di nuove leggi, proprio con l'obiettivo di creare un quadro legale idoneo alla lotta al terrorismo, soprattutto quello islamico. Gli arresti di ieri, tuttavia, sono scattati dopo un'operazione di Sipa, agenzia statale, in base a disposizioni della procura centrale del paese. Oggi sono stati diffusi anche i nomi degli arrestati tra cui figura anche Bilal Bosnic, considerato da molti come il vero capo del movimento dei wahabiti bosniaci. Bosnic e' noto anche in Italia per un'intervista rilasciata pochi giorni fa a un noto quotidiano locale, in cui ha affermato che ci sarebbero anche 50 italiani tra i combattenti dello Stato islamico (Is), e che egli stesso avrebbe partecipato al loro reclutamento.

L'obiettivo dei combattenti, a detta di Bosnic, e' quello di creare uno califfato islamico anche in Europa e di conquistare il Vaticano. Bosnic ha svolto le sue attivita' di reclutamento soprattutto nell'Italia settentrionale, da dove sono partiti in passato diversi combattenti, anche di origine bosniaca, per la Siria. In particolare, la stampa italiana si e' occupata nei giorni scorsi dei casi di Munifer Karamelasky e Ismar Mesinovic, residenti a Ponte delle Alpi, in provincia di Belluno: entrambi sarebbero morti combattendo. La procura bosniaca ha comunicato oggi che l'operazione "Damask" ha visto "una significativa cooperazione internazionale", mentre le forze dell'ordine e dell'intelligence "continueranno a seguire i movimenti e i comportamenti dei singoli che possono essere messi in relazione con attivita' terroristiche".

Il ministro dell'Interno della Repubblica Srpska, Radislav Jovicic, ha comunicato che la polizia di Banja Luka "segue tutte le persone sospettate di sostenere attivita' terroristiche o di reclutamento". I 16 wahabiti arrestati ieri, cosi' come altre 15 persone indagate ma ancora a piede libero, sono accusati di aver finanziato attivita' terroristiche, incitato al terrorismo, reclutato persone per svolgere attivita' terroristiche e organizzato gruppi terroristici. Bosnic e' inoltre accusato di avere violato, in numerose occasioni, l'ordinamento legale e costituzionale della Bosnia-Erzegovina.

Sipa ha comunicato che molte delle persone arrestate "hanno gia' combattuto in Siria e in Iraq per le formazioni militari radicali islamiche". Nell'operazione sono state perquisite 17 abitazioni a Sarajevo, Kiseljak, Zenica, Maglaj, Srebreik, Zvornik, Buzim e Teslic, mentre sono stati sequestrati materiali di propaganda e grandi quantita' di armi, munizioni, equipaggiamento militare e attrezzatura informatica. L'operazione "e' il frutto di due anni di indagini, che si sono intensificate in tempi recenti". Oltre a Bosnic, e' stato arrestato anche Hamdo Fojnica, padre di Emrah Fojnica, responsabile di un recente attacco suicida in Iraq.

Secondo informazioni non ufficiali raccolte dai media di Banja Luka, sono in tutto 150 i cittadini bosniaci che combattono in Siria e in Iraq. Resta per ora sconosciuto il numero dei combattenti bosniaci che hanno perso la vita combattendo per gli islamisti radicali. 

Sui portali internet gestiti da fondamentalisti wahabiti bosniaci, tra cui "Esune" e "Put vjernika", sono apparse oggi minacce contro le istituzioni che hanno eseguito gli arresti. L'esperto locale per la lotta al terrorismo Dzevad Galijasevic ha affermato oggi al portale internet "Klix" che tali siti sono "controllati da wahabiti che simpatizzano con lo Stato islamico". Galijasevic ha detto che "le minacce apparse oggi hanno l'obiettivo di impedire ulteriori arresti e di tutelare personaggi importanti all'interno di al Qaeda e dello Stato islamico". Proprio per questo motivo, ha concluso, "le agenzie di sicurezza bosniache devono occuparsi in modo piu' serio di questi portali web", dato che "aizzano i fanatici pronti a uccidere o perpetrare atti di terrorismo".

Redazione Milano


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