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Max Parisi

RENZI INNEGGIA ALLA RIFORMA DEL LAVORO TEDESCA HARTZ CON LA QUALE LA GERMANIA HA AMMAZZATO L'EUROPA E ORA SE' STESSA

mercoledì 3 settembre 2014

Con tempismo degno del miglior Galeazzo Ciano, il premier non eletto Renzi, incassata la vittoria di pirro con la nomina della Mogherini alla simbolica carica di ministro degli esteri della Ue, si è subito lanciato in lodi sperticate a favore della Germania ed in particolare del suo mercato del lavoro, definendolo come "un modello da seguire".

Frasi giunte proprio nel momento in cui, nelle elezioni della Bassa Sassonia, Alternativa per la Germania, il partito contrario all’euro, raddoppiava i voti rispetto alle politiche dello scorso anno, sfiorando il 10%, sintomo che anche gli stessi tedeschi non ne possono più della “cura” Merkel.

Gli ultimi dati economici, difatti, mostrano una Germania in stagnazione, con prospettive di PIL in calo ed una crisi economica che si prospetta decisamente dura anche per quella che era considerata, a torto, la locomotiva d’europa.

Diciamo a torto, perché è proprio a causa della Germania se la zona euro è devastata dalla più grave crisi economica che la storia contemporanea conosca. Non stiamo qui parlando delle grandi malate sistemiche, le banche tedesche per salvare le quali la cancelliera Merkel non ha esitato a far sbranare la Grecia e successivamente Portogallo, Spagna, Italia,  ma dell’intero sistema paese tedesco.

La crisi, arrivata per ultima a colpire chi l’ha creata, ha origine in Germania proprio nelle riforme del lavoro Hartz, che con i fortissimi tagli salariali imposti ai lavoratori tedeschi, ha di fatto compiuto una “svalutazione interna” della moneta. In altre parole, la Germania ha puntato tutto sulle esportazioni, “uccidendo” in modo volontario i consumi interni. Non è un mistero per nessuno che non si fermi alle notizie di “regime” propolate da Renzi e compagnia al seguito, che in Germania, milioni di persone siano sotto la soglia di povertà e dipendano dagli aiuti delle associazioni caritatevoli. Non stiamo parlando qui di disoccupati, ma di lavoratori in attività che con i propri salari non arrivano a fine mese.

Il boom economico tedesco è stato fatto sulla pelle dei tedeschi, a favore delle poche multinazionali e puntando a vendere la merce all’estero. Come ben evidenziato in uno studio visibile sul blog Keynes, la domanda interna tedesca è ferma da quasi un decennio.

Com’era prevedibile per ogni persona di buon senso, quando a poco a poco decidi di uccidere le nazioni circostanti imponendo tagli e tasse, come fatto da Merkel e Schauble a tutte le altre nazioni europee, portandole in deflazione, prima o poi non troverai nessuno che potrà permettersi di acquistare i tuoi prodotti e quindi entrerai a tua volta in crisi.

Questo è quanto accaduto alla Germania.  E se fino a poco tempo fa, per tenere buona l’opinione pubblica locale, era sufficiente ai media aizzare l’atavico razzismo teutonico verso le popolazioni mediterranee della Ue ree di voler campare sulle spalle del “nobile popolo tedesco”, ora che proprio la Germania è finita col cappello d’asino in testa (e con le orecchie belle lunghe), risulta difficile far digerire ulteriori sacrifici ai lavoratori.

Per questo motivo Alternativa per la Germania sta conquistando sempre più consensi, perché ha iniziato a spiegare ai lavoratori tedeschi quanto le politiche portate avanti dai loro governanti dalle riforme Hartz in poi, siano completamente sbagliate e pericolose.

Solo degli incompetenti totali in economia, difatti, possono pensare di creare sviluppo tagliando i consumi interni e puntando solo sulle esportazioni (per la cronaca era la stessa visione di un certo Mario Monti, sicuramente più modesto e simpatico che esperto di economia).

Ed è alquanto preoccupante che, proprio mentre le contraddizioni delle riforme del lavoro tedesche stanno emergendo in modo quanto mai evidente, il premier non eletto italiano Renzi le lodi e dichiari apertamente di volerle prendere a modello.

L’ennesima riprova della totale inconsistenza politica ed economica del signor Renzi. D’altra parte da un personaggio che per rispondere alle più che fondate critiche dell’Economist, non ha trovato nulla di meglio che farsi ritrarre mentre mangia un cono gelato, non possiamo certo pretendere che abbia la lungimiranza e la capacità per risollevare le sorti di un paese, l’Italia, che se adotterà le riforme tedesche non potrà che precipitare verso il baratro, proprio come la cattiva maestra che ha distrutto per la terza volta in un secolo l’intera europa. E Renzi non potrà che essere ricordato nei libri di storia esclusivamente come il tardivo interessato servo di un’imperatrice ormai sul viale del tramonto.

 

Luca Campolongo

www.sosimprese.info

consulenza@sosimprese.info


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