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Max Parisi

LA GERMANIA: DIETRO L'IMMAGINE DELL'ECONOMIA FORTE, IL SISTEMA BANCARIO E FINANZIARIO TEDESCO E' LETTERALMENTE MARCIO.

mercoledì 13 agosto 2014

“Noi viviamo certo in una democrazia parlamentare, perciò la legge di bilancio è un diritto centrale del parlamento. Comunque troveremo le strade nel quadro esistente della collaborazione parlamentare per far sì che ciò nonostante essa sia conforme al mercato”.  Questa frase, di una gravità assoluta, è stata pronunciata a settembre del 2011 da Angela Merkel in riferimento alla legge di bilancio tedesca.

In tre righe essa dimostra il totale spregio per il parlamento, la democrazia e la sovranità popolare, perché il succo del suo discorso è il seguente:  “ qualsiasi cosa il parlamento, espressione della sovranità popolare, dovesse decidere, noi faremo in modo che esso venga piegato alle esigenze del mercato”. Ma cos’è il mercato per Angela Merkel ? Non certo il sistema economico che di stampo liberal-progressista che ha consentito all’Europa uscita dalla seconda guerra mondiale di offrire un tenore di vita e di sicurezza sociale ai suoi cittadini mai visto in precedenza e mai conosciuto da molte nazioni.

Il mercato per Angela Merkel è la tutela del sistema bancario tedesco, uno dei più inefficienti e strutturalmente fragili del mondo, e delle poche multinazionali eredità della ex repubblica federale. La maggior parte delle banche tedesche, difatti, è infarcita di titoli tossici di cui sono state artefici nella creazione e nella distribuzione a livello mondiale. Proprio per salvare le banche tedesche,  la Grecia è stata letteralmente massacrata: l’uscita dall’euro o il default totale avrebbe significato ingentissime perdite per il sistema finanziario teutonico, per cui molto meglio massacrare i cittadini greci, piuttosto che veder fallire qualche banca.

Si tratta chiaramente di una visione distorta del mercato: chi crede in esso, non si sognerebbe mai di distruggere una nazione per salvare delle aziende che hanno sbagliato investimenti o che non sono competitive.

Il vero mercato è l’esatto opposto di quanto portato avanti dalla cancelliera tedesca: non sono leggi piegate agli interessi di qualche azienda, ma un quadro normativo semplice e chiaro entro il quale le imprese devono muoversi e con severe pene ove ciò non avvenga. Del pari il mercato cresce perché crescono i consumi e quindi i redditi, mentre in Germania si è fatto l’esatto opposto.

Riempirsi la bocca con parole che possono aver presa sulla popolazione e comportarsi esattamente all’opposto può reggere per un certo periodo, ma poi, come tutti i castelli di carta, è destinato a crollare. Quindi non deve sorprendere che la Germania sia rimasta vittima delle sue stesse politiche economiche, con il sistema paese entrato tecnicamente in stagnazione.

Smantellare il sistema sociale che ha garantito il benessere in tutta l’Europa occidentale per quasi cinquant’anni ha presentato il conto, ed è un conto molto, molto salato, anche per chi ha cercato di imporne  la distruzione a tutti gli altri.

Buon senso vorrebbe che si facesse tesoro degli errori compiuti, invece la Germania sta proseguendo lungo la china, insistendo perché le politiche di austerità vengano rafforzate in tutti i paesi della ue, e lasciando che il governatore della BCE, al di là dei giochi delle parti, porti avanti il “lavoro sporco”, con la richiesta agli stati membri di cedere ulteriore sovranità al carrozzone corrotto ed inefficiente che risponde al nome di commissione europea. In fondo questo rappresenta la cifra del Merkel-operato: la sovranità popolare deve essere piegata agli interessi del mercato, il suo mercato, quello delle banche, poco importa se questo significherà rovinare un’intera generazione.

In fondo i politici tedeschi ci sono abituati.

Luca Campolongo


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