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Max Parisi

BALLETTI IN PUNTA DI DIRITTO (E DI ROVESCIO) SULLE RIFORME. D'ALTRA PARTE CHE PRETENDERE DA QUAGLIARIELLO?

domenica 5 maggio 2013

Milano - ''Mi sto occupando di verificare se lo strumento preferibile, la Convenzione, rientra nella cornice costituzionale; se offende le prerogative del Parlamento; se concretamente puo' funzionare e come''.

Per il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello, intervistato da Stampa e Repubblica, la Convenzione e' ''un buono strumento per fare le riforme istituzionali'', ma ''non e' detto che ci sara'''. ''Io sono ministro delle Riforme, non della Convenzione'', e la differenza e' ''notevole'', dice Quagliariello.

''Se la mia bussola e' il documento dei cosiddetti 'saggi' voluti dal Presidente Napolitano, allora le riforme necessarie toccano la Costituzione, senza dubbio, ma pure i Regolamenti parlamentari e leggi ordinarie come quella elettorale''. La Convenzione, che '' dovra' comunque garantire la centralita' del Parlamento'', ha dei vantaggi.

''Puo' permettere di stringere i tempi; di tenere l'esame delle proposte al riparo dalle tensioni politiche quotidiane; di coinvolgere espressioni autorevoli della societa' civile'', osserva Quagliariello. ''Cio' detto, il primo interrogativo cui rispondere e', appunto, se la Convenzione puo' mantenere queste promesse. Se ci sono ostacoli anche giuridici alla sua nascita''. Sulla presidenza della Convenzione, ''il Pd non puo' giudicare inadatta la nostra parte politica a esprimere il presidente quando ha gia' i vertici di Camera e Senato'', chiosa il ministro.

Quanto all'obiezione tecnica di Rodota' sulla presenza di personalita' non elette, ''merita una risposta seria e non ideologica''. Passando alle altre riforme, lo ''scandenzario'' che ''consenta ai cittadini di verificare passo dopo passo il percorso compiuto e quello da compiere'' sara' pronto ''tra 10-15 giorni'', annuncia Quagliariello. ''Nel frattempo, il confronto farebbe bene a concentrarsi sulle cose da fare''. In tema di legge elettorale, ''va cambiata, ma se abbiamo l'ambizione di riformare le istituzioni i due temi devono essere connessi'', sottolinea il ministro. ''Separarli per anticipare la riforma elettorale significherebbe non credere che questo governo possa avere respiro''.


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